Tax free day, Cna fa i conti (a Renzi): Pmi tartassate, a lavoro per lo Stato fino a ferragosto

05 maggio 2016 ore 10:13, Luca Lippi
Se il governo centrale abbassa le tasse (forse) non si può dire la stessa cosa delle amministrazioni locali, e a farne le spese, secondo l’Osservatorio della Cna, è la piccola impresa.
Giunta ormai alla terza edizione, il Tax free day, determina il giorno in cui l'imprenditore può cominciare a destinare i guadagni aziendali all'impresa e alla propria famiglia. L'indagine, a partire da tutti i capoluoghi di regione e di provincia, prende a riferimento l'impresa-tipo individuale, cinque dipendenti, 430mila euro di fatturato e 50mila euro di utili, e analizza 124 comuni italiani (a campione).

Tax free day, Cna fa i conti (a Renzi): Pmi tartassate, a lavoro per lo Stato fino a ferragosto

Il riassunto della ricerca realizzata dalla Cna è sostanzialmente questo: le pmi dovranno lavorare fino al 13 agosto per pagare tutte le imposte, ma a Reggio Calabria il tax free day si potrà celebrare solo il 24 settembre.
Dovrebbe toccare il 61% il peso fiscale totale medio che grava su una piccola impresa nel 2016. A Reggio Calabria va il titolo di città d'Italia con la fiscalità più elevata: 73,2%. Seconda Bologna, con il Total tax rate al 71,9%. Terza Roma, al 69,8%. Scala due posti Catania, quarta, con il 68,5%. Firenze quinta, con il 68,5%. Sesta Bari (67,9%). Napoli scivola al settimo posto (era terza), 67,8% davanti a Salerno, rimasta ottava, con il 66,8 per cento.
Così le piccole imprese di Reggio Calabria devono lavorare per il fisco fino al 24 settembre, quasi un mese e mezzo oltre la media (10 agosto). Seguono Bologna (19 settembre), Roma (11 settembre) Catania e Firenze (7 settembre), Bari (5 settembre), Napoli (4 settembre), Salerno e Cremona (31 agosto), Foggia (30 agosto).
È evidente che sindaci e governatori di centrosinistra compensano i tagli dei trasferimenti pubblici con un aumento delle aliquote. E anche laddove le amministrazioni cercano di alleviare le sofferenze, ci pensa il governo a dare la mazzata rendendo indeducibili alcuni tributi. Il 60,9% di tassazione media in Italia, di fatti, "rimane intollerabile (19,4 punti in più della media europea) e fortemente penalizzante per l'attività imprenditoriale", osserva la Cna.
L'Osservatorio della Cna prevede per il 2016 un lieve incremento del Total tax rate (+0,1 punti percentuali), destinato a salire al 61% complessivo. L'incremento deriva dall'aumento programmato dell'aliquota dell'Ivs (Invalidità-vecchiaia-superstiti) e dalla contribuzione previdenziale della Cassa artigiani e commercianti (cresciuto di altri 0,45 punti percentuali). Ecco perché la Cna ha proposto di cambiare verso alla politica fiscale del governo Renzi. Tra le richieste la principale è la completa deducibilità dal reddito d'impresa dell'Imu sugli immobili strumentali. Cna chiede inoltre di utilizzare le risorse provenienti dalla spending review (quando mai verrà effettuata seriamente) per ridurre la tassazione sul reddito delle imprese.

autore / Luca Lippi
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