Berlusconi presidente che non comanda: Forza Italia e Milan senza leadership?

05 maggio 2016 ore 10:57, Adriano Scianca
Molla, anzi no. Sembra essere questo lo slogan che caratterizza il momento di Silvio Berlusconi. In politica, certo, ma anche nello sport. Il momento d'oro del Cavaliere, quello in cui con il Milan spadroneggiava in Italia e in Europa mentre in politica, nel giro di qualche mese, mise su un partito e conquistò il governo, sembra decisamente archiviato: Forza Italia è ormai una ridotta di fedelissimi in emorragia di consensi mentre i rossoneri arrancano in campionato. In entrambi i casi, non si vede l'ombra di un progetto all'orizzonte. E in molti sussurrano che proprio lui, Silvio, da risorsa si sia trasformato in palla al piede. 

Berlusconi presidente che non comanda: Forza Italia e Milan senza leadership?
Serve, lo reclamano tifosi ed elettori, un cambio di leadership, che tuttavia non è mai stata la specialità di Berlusconi. Per quanto riguarda il Milan, c'è stata prima la telenovela con Mr. Bee, mentre ora è alle porte la cordata cinese. I soldi, stavolta, sembrano esserci. I cinesi vogliono la maggioranza del club, ora la palla sta all'ex premier. Piersilvio e Marina, meno romantici e più pragmatici, spingono per una cessione del club, ma Silvio esita. Sulla leadership politica la situazione è simile. In questo caso, la “cordata” ha i nomi di Salvini e Meloni. Il leader leghista, in particolare, è da tempo il maggiore candidato a diventare il leader del centrodestra, ma non si capisce se lui stesso lo voglia davvero sino in fondo. Berlusconi, dal canto suo, ha sempre riservato al segretario del Carroccio un atteggiamento affettuoso ma paternalistico, trattandolo come il militante generoso ma inadatto a fare il capo. È evidente che lui, Berlusconi, ritiene se stesso ancora indispensabile. 

È sicuro, per esempio, di possedere un intuito fenomenale per la scelta dei sottoposti. Ma l'opzione Bertolaso si è rivelata disastrosa e tale scelta sembra avere un omologo calcistico nella designazione di Brocchi come allenatore del Milan. Con la differenza che Bertolaso appare inadatto alla politica tout court, mentre Brocchi potrebbe anche essere un potenziale buon tecnico, sono le circostanze ad averlo bruciato. L'ex premier non si rassegna neanche alla fine del suo “tocco magico”, tanto da credere ancora nelle virtù taumaturgiche del “ghe pensi mi”. È così che nei comizi, anche nelle piazze “non sue” (vedi manifestazione della Lega a Bologna) continua con il gioco delle domande retoriche al pubblico, che funziona solo con un pubblico fidalizzato e fideistico, mentre la migliore ricetta per la crisi del Milan sembra, agli occhi di Berlusconi, la sua visita rituale, in elicottero, con tanto di imbarazzanti sermoni alla squadra sulla necessità di vincere, attaccare, dominare il gioco. Come se fosse possibile, senza progetto.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]