Unioni civili, Zan (Pd): "Non è tema etico. Gli integralisti reagiscono con logica di vendetta su referendum"

05 maggio 2016 ore 13:58, Lucia Bigozzi
“La fiducia sul ddl Cirinnà era necessaria perché senza questa misura sicuramente molto radicale, la legge non si sarebbe portata a casa per le manovre dei 5Stelle che tutti conosciamo”. Alessandro Zan, parlamentare Pd, difende la linea del governo intenzionato a mettere la faccia sulle unioni civili e rimanda la palla nel campo dei 5S. Nella conversazione con Intelligonews contesta la versione della Lega sulle adozioni gay e manda un messaggio al popolo del Family Day. 

C’è chi obietta che questo è il primo governo che pone la fiducia su temi etici e lo fa un premier cattolicissimo non votato dai cittadini. Qual è la sua valutazione?

«E’ un’obiezione che contiene molte sciocchezze. Intanto, nella storia repubblicana non c’è mai stato un premier eletto dai cittadini perché siamo in una repubblica parlamentare e dunque il premier viene mandato in Parlamento per ottenere la fiducia. La seconda sciocchezza è che le unioni civili non sono un tema etico, perché la Corte Costituzionale ha ribadito più volte, anche con la famosa recente sentenza 138 del 2010 che in base agli articoli 2 e 3 della Costituzione, l’Italia non può discriminare le persone per il loro orientamento sessuale e dunque vanno garantiti alle persone omosessuali gli stessi diritti delle coppie sposate. L’istituto giuridico che chiamiamo unioni civili perché si è deciso così con una mediazione legata alla storicizzazione del matrimonio ma che deve contenere gli stessi diritti; quindi nessun tema etico »

Unioni civili, Zan (Pd): 'Non è tema etico. Gli integralisti reagiscono con logica di vendetta su referendum'
E sulla fiducia?

«Era necessaria; per ottenere la fiducia c’è voluto l’accordo di tutti i componenti ottenere la fiducia c’è voluto l’accordo di tutte le componenti della maggioranza compreso il Nuovo Centrodestra di Alfano, perché diversamente, senza questa misura sicuramente molto radicale, la legge non si sarebbe portata a casa per le manovre dei 5 Stelle che tutti conosciamo»

Cosa risponde a Molteni (Lega) che a Intelligonews spiega perché nonostante lo stralcio della stepchild adoption, restano intatte le adozioni gay? E’ così?

«Anche questo non è vero, perché la cosiddetta stepchild adoption per le coppie etero sposate, è contenuta nella legge sulle adozioni che risale al ’53. Nel ddl Cirinnà non si vieta la stepchild adoption ma nemmeno di regolamenta. Il punto torna alla discrezione del giudici che, caso per caso, valutano nell’interesse del minore. E’ falso ciò che sostiene la Lega perché se così fosse, se noi avessimo regolamentato la stepchild adoption, non ci sarebbe stata la piena discrezionalità dei giudici, ma le coppie dello stesso sesso con figli avrebbero potuto accedervi dopo un giudizio di idoneità sulla genitorialità da parte del giudice, non tanto per estensione per via giudiziaria; sono due cose diverse»

Cosa pensa dell’approvazione della mozione di Ap contro l’utero in affitto. E il fatto che il governo non venga impegnato sul reato di utero in affitto lo considera una vittoria?

«Sì, io sono favorevole alla gravidanza per altri che volgarmente viene chiamata utero in affitto, ma non si affitta un bel niente. Sono favorevole laddove la donna sia pienamente volontaria e consapevole di ciò che fa, perché sta donando una vita e dunque è una cosa positiva. C’è molta ideologia dietro questo tema, serve un dibattito nel Paese, non bisogna rincorrere le paure i fantasmi ma affrontare la realtà perché la società è cambiata»

E sul reato di utero in affitto?

«Sono contrario. Allora vale la stessa regola quando era vietata la fecondazione eterologa noi avremmo dovuto arrestare le coppie che se ne avvalevano all’estero, oggi la fecondazione eterologa è ammessa in Italia dopo le sentenze della Corte Costituzionale, e dunque avremmo arrestato persone che ricorrevano a una pratica di fecondazione che oggi è ammessa. Siccome il mondo cambia, non puoi affrontare questi temi con l’accetta ma tenendo conto della complessità della questione».

Come commenti la mobilitazione del popolo del Family Day per il no al referendum costituzionale? 

«Il rancore deve rimanere fuori dalla politica perché toglie lucidità. Cosa c’entra il referendum costituzionale con il Family Day? Evidentemente, la nostra determinazione nel portare avanti le unioni civili ha fatto sì che questo gruppo di integralisti reagisse non con la logica della politica, ma con la logica della vendetta; della serie: ve la faremo pagare votando no al referendum costituzionale. Per questo dico che il rancore deve restare fuori dalla politica».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]