In 13 giorni un embrione può attecchire: si studia la provetta per nuove frontiere

05 maggio 2016 ore 16:30, Americo Mascarucci
Per la prima volta un embrione umano è stato fatto sviluppare in provetta fino a 13 giorni. 
Una 'prima' assoluta nella storia della biologia perché ha fatto luce su un processo fondamentale della vita, quello dell'impianto nell'utero, fino ad oggi segreto e ha infranto il limite di 7 giorni finora considerato invalicabile per lo sviluppo dell'embrione. 
Lo studio, pubblicato sulle riviste Nature e Nature Cell Biology da due gruppi di ricerca (Rockefeller University di New York e Cambridge) che hanno lavorato in modo indipendente, apre nuovi sviluppi nella ricerca sulle cellule staminali e potrebbe aiutare a comprendere meglio le cause di mancato impianto dell’embrione: in questi casi l’embrione non aderisce alle pareti dell’utero e la gravidanza non avviene. 
In 13 giorni un embrione può attecchire: si studia la provetta per nuove frontiere
Si tratta della prima causa di fallimento nelle gravidanze frutto della fecondazione assistita, campo che dunque diventa di interesse primario. Gli scienziati ritengono che la scoperta possa facilitare anche la ricerca del perché alcune malattie, come l’autismo e la sindrome alcolica fetale (la patologia che si riferisce ai danni causati al feto dal consumo di alcol da parte della madre durante la gravidanza), si facciano strada già nelle prime fasi della vita. 
Gli studiosi hanno trovato un modo per simulare chimicamente l'utero e consentire a un embrione di continuare a crescere fino ad arrivare alla seconda settimana. 
Gli esperimenti sono stati volontariamente conclusi il 13esimo giorno. Un lasso di tempo che è bastato per far luce su alcuni dei processi di sviluppo che portano l'embrione a trasformarsi in essere umano. 
Si tratta di una fase cruciale, in cui molti embrioni possono acquisire difetti di sviluppo che ne impediscono l'impianto. 

"Al momento - ha spiegato Elisabetta Chelo, esperta in medicina della riproduzione e ginecologa del centro Demetra a Repubblica  - siamo in grado di coltivare embrioni in provetta fino al sesto giorno, una pratica ormai molto comune in quasi tutti i laboratori. Nonostante i bambini nati dall’impianto di questi embrioni siano sani, esaminando i registri delle nascite si vede che, talvolta, questi hanno un peso alla nascita superiore alla media, il che potrebbe far pensare a eventuali modifiche epigenetiche che avvengono durante la fase di coltivazione dell’embrione. Per di più, a volte capita che gli embrioni non si impiantino nell’utero: per questi motivi, gli studi appena pubblicati sono estremamente importanti. Studiando in dettaglio lo sviluppo degli embrioni fino al tredicesimo giorno, potremmo provare a capire quali sono le cause alla base di questi fenomeni". 
Una possibilità particolarmente promettente, sottolinea Chelo, potrebbe essere per esempio l’analisi dell’espressione genica, cioè l’identificazione di eventuali geni espressi per pochi giorni e poi definitivamente soppressi.
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