Grillo può andare al Quirinale. Parola del costituzionalista Melica

05 marzo 2013 ore 15:54, Marta Moriconi
Grillo può andare al Quirinale. Parola del costituzionalista Melica
Luigi Melica, vice Preside della Facoltà di Giurisprudenza e Delegato del Rettore alle Relazioni Internazionali dell’Università del Salento, professore ordinario di diritto costituzionale comparato, ha affrontato con IntelligoNews i temi più spinosi del futuro politico italiano, dalla governabilità alle riforme, contraddizioni del sistema comprese. Il problema, per lo studioso, è tutto nell’art.49 (“tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti”) della Costituzione e non nell’art. 67 (quello sul non vincolo di mandato)… L’art. 67 della Costituzione è  tornato di moda. Per Grillo bisognerebbe «cacciare a calci i parlamentari che cambiano casacca». Il pericolo è la «circonvenzione di elettore». Come costituzionalista cosa ne pensa? «L’art. 67 fu introdotto alla Costituente, in linea con la centralità costituzionale data ai partiti politici. Quindi, è strettamente legato all’art. 49 che dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il problema vero, pertanto, non è l’art. 67 e cioè, il fatto che non ci sia un vincolo di mandato tra elettori ed eletti, quanto il fatto che partiti e sindacati siano rimasti e restino associazioni non riconosciute. La realtà è che si sarebbe dovuto attuare, quanto previsto, attraverso un maggiore controllo da parte dello Stato. Quando la vita all’interno dei partiti è democratica, l’art. 67 diventa l’extrema ratio. Il problema è che i partiti non sono associazioni democratiche e per ciò hanno ben poco da rendicontare, e servono le inchieste per capire come sono stati spesi i soldi». La proroga a Monti. E’ praticabile? «Dopo le elezioni il presidente della Repubblica aprirà le consultazioni. La proroga del governo Monti è vincolata ad una nuova fiducia, quindi rientra in una delle opzioni possibili. Comunque le Camere vanno costituite, e poi a seguire, ci saranno appuntamenti indifferibili come l’elezione dei presidenti Camera e Senato, e qui arriveremo al punto cruciale: la formazione del nuovo governo. Pd e Pdl, rendendosi conto che Grillo cambia idea ogni giorno per costringerli a metterli insieme e incassare consenso alla prossima tornata elettorale, potrebbero semplicemente scegliere di accordarsi su Monti per evitare di dare a Grillo delle chance di questo tipo». Grillo può andare dal Presidente della Repubblica per le consultazioni? «Le consultazioni non sono formalizzate nella Costituzione, rientrano in quelle che sono considerate convenzioni/consuetudini costituzionali. Laddove c’è una consuetudine vuol dire che il presidente della Repubblica non può non sentire certe personalità (per esempio i nuovi presidenti di Camera e Senato). Le consultazioni invece sono una sorta di accordi informali che possono modificarsi per volontà di uno. A seconda della situazione il Presidente della Repubblica può sentire chi vuole, a volte ha sentito presidenti emeriti della Repubblica. Sa benissimo in questo caso che Grillo guida i suoi e non lo potrà non invitare». Napolitano quali ipotesi ha davanti a sé oltre alla proroga di Monti… «Domanda da un milione di dollari. Abbiamo i mercati e l’Europa che ci stanno a guardare. Deve solo assicurare chiarezza: che ci sarà un governo che andrà avanti un anno e farà nuova legge elettorale, o che ci sarà un Monti-2, o che ci saranno subito nuove elezioni. E’ ovvio che nel momento in cui il Pd e il Pdl si renderanno conto che i cittadini li hanno puniti perché il problema sono le facce e non le loro idee, e inizieranno ora a ripartire da questo dato, alla prossime elezioni potranno raccogliere maggior consenso. Se non lo faranno saranno nuovamente penalizzati. E poi dovranno guardare ai tagli alla politica, perché il messaggio da parte della cittadinanza è stato chiaro».      
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