Donne a casa e al casino. Puppato (Pd): “No all’angelo del focolare e alle scorciatoie maschiliste. La vera sfida è la parità”

05 marzo 2014 ore 13:19, Marta Moriconi
Donne a casa e al casino. Puppato (Pd): “No all’angelo del focolare e alle scorciatoie maschiliste. La vera sfida è la parità”
Le nuove sfide a favore delle donne? Lo stipendio alle casalinghe e la legalizzazione della prostituzione. Abbiamo chiesto a Laura Puppato la sua opinione, se queste proposte conducano o meno all’obiettivo di avere un Paese più equo. Per la senatrice del Pd “la strada giusta è la strada della vera autonomia che punti al rafforzamento di un mondo davvero paritetico” e “se dobbiamo ancora discutere se inserire il reddito delle casalinghe piuttosto che mettere in sicurezza le prostitute, credo che la strada da fare sia ancora molta, e andrebbe fatta in tempi rapidi”. Casalinghe stipendiate e prostitute con Partita Iva e patentino. Due proposte di questi giorni, la prima dell’Avv. Bongiorno e di Michelle Hunziker, la seconda della sua collega Spilabotte. Ma non si torna indietro così in tema di diritti? Tante battaglie e in materia di lavoro sono queste le tutele? «E’ uno degli argomenti sui quali ho maggiori dubbi e necessita di un approfondimento serio. Il tema donna in questo Paese è rimasto irrisolto, è evidente. Al di là delle preoccupazioni con cui se ne parla, al di là dell’attenzione che la comunicazione dà alla parità tra i sessi, i dati evidenziano come il nostro Paese sia uno degli ultimi in Europa in relazione al lavoro femminile, dopo Malta e la Grecia. Quindi, obiettivamente, l’Italia non è un ancora un Paese per donne. E non sono solo le statistiche sulle donne a portare alla luce quest’ingiustizia». I dati Eures hanno evidenziato un’Italia dietro alle ‘civilissime’ Danimarca e Norvegia in tema di femminicidio. E quindi, le chiedo: forse ci sono vari tipi di “femminicidi” nei confronti delle donne e sono diversi e prendono forme insospettabili, come per esempio la sua esclusione dal reale mondo del lavoro? «Io sono di questa idea. E solo una questione di pil: raggiungere l’obiettivo del 60% di donne che lavorano in questo Paese di per sé produrrebbe un incremento del prodotto interno loro. La donna che lavora non solo è un valore aggiunto perché porta le sue competenze, la sua professionalità e anche la sua serenità fuori di casa. Ma il lavoro femminile è motore di sviluppo sociale. La strada giusta è la strada della vera autonomia, che punti al rafforzamento di un mondo davvero paritetico». Forse queste due proposte sono poco femministe rispetto alle battaglie che avete fatto? «Va fatto un approfondimento su quei temi che non rappresentano ancora delle emergenze. Una delle tematiche su cui dobbiamo confrontarci con serietà e determinazione sarà riuscire a capire, strumenti, modalità e approcci per raggiungere l’obiettivo della piena corrispondenza tra figura maschile e femminile. Scorciatoie o semplificazioni eccessive come quella di ricondurre la donna ad angelo del focolare, quindi favorendone il mantenimento all’interno delle mura domestiche, mi paiono mascherare forme maschiliste poco adeguate ai nostri tempi. Dico di più: dobbiamo ripensare ai tempi del lavoro. Non solo occorre valorizzare la conciliazione famiglia-lavoro per le donne, ma va posto l’accento sulla richiesta di riconsiderare i tempi del lavoro per tutti i cittadini di questo Paese. Oggi gli straordinari vengono defiscalizzati grazie al governo Berlusconi, per me questo entra in contraddizione con la necessità di portare nel mondo del lavoro persone che svolgano la propria attività in 6.-7 ore, in modo da suddividere il lavoro su più teste. Deve essere l’obiettivo di un Paese più equo». Insomma, donne a casa o al casino non è la migliore prospettiva secondo lei «La sfida che dobbiamo vincere è quella della parità. La vinceremo solo quando i dati ci diranno che questa è diventata una società che fa godere del tempo libero oltre al lavoro. Dovremmo preoccuparci di come proteggere la donna, di come favorirla, allora ci sarà una società paritaria. Se dobbiamo ancora discutere se inserire il reddito delle casalinghe piuttosto che mettere in sicurezza le prostitute, credo che la strada da fare sia ancora molta, e andrebbe fatta in tempi rapidi». E’ un pasticcio l’Italicum solo per la Camera? «Vivere questo anno in Parlamento mi ha portato a credere che non sia così importante la forma, ma sia di grande rilevanza la sostanza. Credo davvero, per quanto rispetti le procedure e comprenda la necessità delle regole per procedere, che occorra mediare. Se questa è la condizione per raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati, cioè quello di cancellare il bicameralismo così come l’abbiamo conosciuto e di produrre una legge elettorale, ritengo che il fine giustifichi le modalità con le quali si procede».    
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