Marcello Veneziani come Indro Montanelli: il destino degli "irregolari"

05 marzo 2015, Americo Mascarucci
Indro MontanelliAl grande Indro Montanelli toccò pure l’umiliazione di essere “sfiduciato” in diretta televisiva dal direttore del Tg4 Emilio Fede nell’edizione di prima serata; il benservito a Marcello Veneziani tutto sommato è arrivato in punta di piedi e senza troppo clamore. Oggi come ieri un altro intellettuale della destra italiana è messo alla porta da chi per oltre vent’anni ci ha raccontato di voler realizzare una rivoluzione liberale e di lottare per un Paese libero. Montanelli nel 1994 osò criticare la discesa in politica del Cavaliere sostenendo che non dovesse essere lui in prima persona a contrastare la gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto ma dovesse lasciare questo compito a Mario Segni che stava costruendo il polo dei liberaldemocratici. Emilio Fede in diretta televisiva accusò Montanelli di ingratitudine ed irriconoscenza nei confronti di Berlusconi, di sputare nel piatto in cui mangiava abbondantemente, chiedendone le dimissioni dalla carica di direttore de Il Giornale. Fede pensava di fare cosa gradita a Berlusconi, invece si seppe poi che l’uscita del direttore del Tg4 che affrettò la decisione del vecchio Indro di lasciare il quotidiano di Via Negri per fondare La Voce (esperienza rivelatasi poi fallimentare), fu duramente criticata ai piani alti della Fininvest a cominciare da Fedele Confalonieri amico personale di Montanelli e come lui convinto che fosse inopportuna la discesa in politica di Berlusconi. Montanelli era un liberale vero, autentico e genuino, ma soprattutto uno spirito libero; voleva bene a Berlusconi e gli era sinceramente riconoscente per aver salvato Il Giornale dal fallimento; una riconoscenza che tuttavia non poteva trasformarsi in servilismo, né tantomeno nella tacita accettazione di uno stato di cose che appariva controproducente sotto ogni punto di vista: “Se scendi in politica ti faranno a pezzi” pare abbia detto Montanelli al Cavaliere e, con il senno di poi, come non ammettere che il grande Indro aveva visto giusto? Berlusconi non ha sempre ripetuto che la presunta persecuzione giudiziaria contro di lui e le sue aziende, è iniziata proprio il giorno in cui ha annunciato ufficialmente il suo ingresso in politica? A distanza di vent’anni anche Veneziani paga il prezzo della propria libertà di espressione, per aver in pratica sostenuto ciò che pensa la stragrande maggioranza degli elettori di centrodestra, gli stessi che per vent’anni hanno dato fiducia all’uomo di Arcore; che Berlusconi è ormai giunto al capolinea e che non è più nelle condizioni di poter guidare il centrodestra italiano, azzoppato dalle condanne e dalle inchieste giudiziarie e troppo impegnato nella pur legittima difesa dei venezianipropri interessi. Fino a quando Veneziani ha recitato il ruolo dell’intellettuale di destra dissidente rispetto a Gianfranco Fini tutto è andato a gonfie vele, ma poi è bastato scrivere che Berlusconi ha perso il contatto con la realtà, che non ha più una strategia politica, che è ostaggio di un cerchio magico che lo spinge fra le braccia di Luxuria o ad incarnare un estremismo animalista da macchietta per ritrovarsi “messo alla porta”; come Indro venti anni prima. Analoga sorte è toccata anni fa ad un altro editorialista di punta de Il Giornale, Paolo Guzzanti che ad un certo punto, da senatore del Pdl, iniziò a criticare Berlusconi prendendo di mira soprattutto le ministre dell’ultimo governo di centrodestra; censurato dal quotidiano di Via Negri per un lungo periodo improvvisamente la sua firma è riapparsa in prima pagina; nel frattempo però Guzzanti aveva rivisto le sue posizioni antiberlusconiane ed era tornato a casa, cioè ad Arcore votando la fiducia al traballante governo Berlusconi-Scilipoti. Anche con Vittorio Feltri si sono registrati alti e bassi. Chiamato a sostituire Montanelli nel 1994, Vittorio se ne andò una prima volta sul finire degli anni novanta in polemica con l’editore, cioè Paolo Berlusconi, che lo aveva costretto a chiedere scusa ad Antonio Di Pietro con tanto di editoriale in prima pagina in cambio del ritiro di numerose querele con richieste di risarcimenti milionari. Fu richiamato da Berlusconi nel 2008 perché a detta del Cavaliere Il Giornale allora guidato da Mario Giordano era poco aggressivo e non riusciva a tenere adeguatamente testa all’antiberlusconismo militante di Repubblica. Feltri rientrò, ma poco dopo se ne andò nuovamente non sentendosi adeguatamente libero, essendo ogni sua posizione etichettata come opportunistica e “da libro paga”. Provò a rientrare a Libero ma la convivenza con Belpietro si rivelò un fallimento e dopo un incontro chiarificatore con il Berlusca eccolo di nuovo a Il Giornale dove tuttavia con l’ex premier pare continuino ad alternarsi momenti di amore e odio. Perché in fondo questo sembra essere l’uomo Berlusconi capace di amare ed odiare, stimare e disprezzare le persone a seconda delle convenienze del momento, talmente narciso da non tollerare i narcisismi altrui, allergico al dissenso e alle critiche, alle alzate di testa e alle provocazioni peggio se costruttive e sagge. In politica come nei giornali questo è il meglio del liberalismo berlusconiano.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]