Il Pil sale (poco) e lo spread scende? Perchè non è detto che l'economia cresce

05 marzo 2015, intelligo
mercati finanziaridi Luca Lippi. E’ sufficiente una previsione del Pil in crescita e lo spread a 100 per parlare di crescita economica? Ovviamente no, e ovviamente questi dati non sono stati enfatizzati da professionisti in campo economico, ma esclusivamente dalla parte politica più interessata. Il Pil è meno positivo di quanto ci si poteva aspettare, e comunque inutile parlarne quando i dati relativi al mercato del lavoro sono deprimenti. Per essere precisi, l’ISTAT rende noto che la variazione del PIL “prevista” per il primo trimestre 2015 è compreso fra +0,1% e +0,3%. L’oscillazione è d’obbligo perché come in tutte le previsioni esistono le variabili che nello specifico sono la domanda interna che è negativa, e quella estera che è positiva. Poi si considera anche l’indice dei prezzi al consumo che da gennaio ha cominciato a scendere, bisogna solo aspettare la chiusura di marzo e trasformare i dati da preliminari in definitivi. Non ci sono affatto segnali confortanti riguardo la crescita economica, per la domanda interna negativa sicuramente, ma soprattutto perché non si intravede alcun segnale di inversione nei dati relativi al mercato del lavoro che si conferma stagnante. Il problema reale è l’aumento di povertà come rileva Tito Boeri (presidente INPS) che dal 19,9% del 2006 è aumentata al 27% nel 2012. Questo è in indicatore di lungo periodo, quindi non adatto a delle rilevazioni trimestrali come quelle dell’ISTAT, tuttavia diventa determinante per valutare la velocità di crescita del Pil stimata assolutamente insufficiente per provocare uno stimolo appena sufficiente per la crescita economica. Riguardo allo Spread, scende soprattutto per via dell’avvio della fase operativa del QE di Mario Draghi (il Mercato sconta sempre in anticipo). La fase di acquisto in partenza da lunedì determinerà un successivo ribasso poiché provocherà un nuovo ribasso dei rendimenti degli stessi titoli. Lo spread dipende in massima parte dalle decisioni di politica monetaria della BCE e non da un’inversione di tendenza dell’economia italiana In conclusione, un PIL che torna lievemente positivo e lo spread intorno a quota 100 non sono indice di crescita economica, e non siamo neanche in campagna elettorale…forse.
autore / intelligo
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