Nicola Morra: “Caro Becchi, il M5S non cambia dopo il Corsera. In Tv col modello clessidra"

05 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Nicola Morra: “Caro Becchi, il M5S non cambia dopo il Corsera. In Tv col modello clessidra'
Nessun nuovo passo “il Movimento non cambia la sua strada. Aperti al dialogo sui singoli provvedimenti ma niente alleanze. Sono altri che provano a far pensare all’opinione pubblica cose che non esistono”. Netta l’analisi del senatore a5Stelle Nicola Morra che nella conversazione con Intelligonews parla a tutto tondo: dall’intervista di Grillo al Corsera, alle accuse degli ex colleghi, agli errori prima di Bersani e ora di Renzi… Senatore Morra, M5S con la metamorfosi della crisalide? « No. Noi non abbandoniamo il nostro dna. E’ qualcun altro che, per ragioni che non debbono essere chieste a noi, ha deciso di provare a far pensare all’opinione pubblica che ci può essere un’effettiva volontà di dialogo da parte nostra che viene subito letta, falsamente, in chiave alleanze. Il dialogo noi lo abbiamo sempre cercato e portato avanti nel merito dei provvedimenti perché questo è il nostro compito: esaminare, migliorare, votare o bocciare i provvedimenti che devono diventare leggi. Ricordo che l’altro giorno mentre sui media si scriveva di non so quali metamorfosi da parte nostra, noi al Senato abbiamo votato con alcune forze della maggioranza e tra queste il Pd, il decreto sui reati ambientali, a dimostrazione che i nostri voti in Parlamento non sono in funzione di alleanze con le forze politiche, bensì nel merito dei provvedimenti. Noi siamo alleati dei cittadini e valutiamo i provvedimenti che arrivano in Aula; purtroppo ne arrivano ben pochi rispetto a quelli che noi vorremmo arrivassero, perché il parlamento è costretto a occuparsi dei provvedimenti del governo la maggiorparte dei quali sono decreti legge. In conclusione: noi abbiamo sempre messo a disposizione del Paese e dei cittadini le nostre più o meno elaborate, più o meno sgangherate proposte, a seconda dei punti di vista sul concetto di competenza». Faccia un esempio di Parlamento supino al governo e al Pd. « Ricordo anzitutto a me stesso la singolare vicenda del 416 ter che arrivando dalla Camera al Senato, fu esaminato in Commissione e a nostro avvisto migliorato con alcuni emendamenti presentati dal senatore dem Casson che noi abbiamo votato. All’epoca sui giornali si disse che si stava preparando una nuova maggioranza e che c’era il dialogo col Pd. Poi quel testo modificato al Senato tornò alla Camera e fu nuovamente modificato dal Pd che di fatto negò l’operato del Pd al Senato, tornando a norme che l’Aula di Palazzo Madama aveva ritenuto di cancellare». Quando dice che c’è chi vi vuol descrivere come pronti all’apertura al Pd? C’è sempre un complotto contro di voi? « E’ il sistema. Noi dobbiamo essere presentati agli occhi di cittadini come incompetenti, congelati e quindi sterili, perché poi così il lettore si convincerà di non dare più la fiducia al Movimento 5Stelle che, al contrario, ha un enorme desiderio di risolvere i problemi dei cittadini che lo stesso sistema non vuole risolvere perché è da quei problemi che il sistema trae linfa. Noi stiamo sui temi: con il reddito di cittadinanza abbiamo detto come ha fatto Grillo nella conferenza stampa con don Ciotti, consideriamo la povertà un elemento inammissibile socialmente; invece registriamo un aumento della povertà sia assoluta che relativa». Beppe Grillo che concede un’intervista al Corriere della Sera che aveva sempre criticato, Di Maio, Di Battista più in tv che sui social. Non è proprio tutto come prima, non trova? « A voi può sembrare un’evoluzione ma noi siamo sempre andati in tv. E’ ovvio e giusto che chi non è esperto di tecniche di comunicazione deve essere preparato e formato, per evitare di andare al massacro. Proprio ieri davanti al Senato ho rilasciato alcune dichiarazioni a un troupe di Agorà sulle stesse problematiche che mi sta sottoponendo lei. Usando il gergo calcistico credo di aver sconfitto l’avversario con un due a zero e palla al centro, secondo la formula britannica. Oggi, ad Agorà sono passati solo trenta secondi di quei quattro-cinque minuti registrati e attraverso tecniche di montaggio che ribaltava il risultato calcistico in uno zero a zero neutralizzando il carico di dati che avevo prodotto. Noi non ci siamo mai sottratti abbiamo sempre rilanciato l’informazione cercando però di impedire che avvenisse la manipolazione. Il vero problema è la qualità dell’informazione che se fosse effettivamente libera e critica non avremmo ad esempio uno stato di crisi come quello in cui siamo perché troppe volte le verità vengono negate e poi trasformate per evitare al potere l’assunzione di responsabilità». Ma ammetterà che l’intervista di Grillo ha segnato un cambio di passo o no? «E’ vero che da tempo siamo in tv, abbiamo partecipato a varie trasmissioni; la tv è un mostro strano che tu puoi governare se lo riesci a conoscere. Ci sono tecniche di conduzione e di regia tali per cui riescono a massacrare anche l’ospite più preparato. Il mio modello è legato alle tribune politiche di Zatterin con la clessidra a segnare il tempo e l’estrazione del giornalista che faceva la domanda per evitare che attraverso la conduzioni ci potessero essere favoritismi vero l’uno o l’altro politico. L’informazione dovrebbe essere neutra ma in Italia non lo è perché da sempre la politica ha lottizzato l’informazione pubblica; poi con i finanziamenti all’editoria hanno aumentato il problema. Prenda la vicenda Rai-Way: se avessimo già approvato una legge sul conflitto di interessi lo scenario oggi sarebbe diverso». Ma insomma, nessuna novità se Grillo va sul Corsera? «Il Corriere della Sera è il maggiore dei giornali e tradizionalmente si rivolge a un elettorato al quale non dovremmo risultare indigesti perché noi siamo un modello di innovazione che si contrappone al blocco di conservazione che sta facendo morire il Paese». Cosa risponde agli ex 5Stelle che dicono: ci avete cacciato perché sollecitavamo un dialogo più diretto col Pd e oggi state dicendo la stessa cosa per la quale ci avete cacciati? Lo ha detto chiaro Orellana ad esempio. «No, lui sta proprio deragliando. Noi abbiamo cercato il dialogo su contenuti e singoli provvedimenti e non alleanze aprioristiche. Io do fiducia a chi dimostra di meritarla. Se dal Pd avessero fin da subito accettato l’invito del famoso post di Grillo “Bersani firma qua” dimostrando la volontà di stare sui temi dei cittadini sarebbe stato diverso. Se sul reddito di cittadinanza avessero accolto la proposta e il concetto di fondo che la muove e se anche non ci fossero state le coperture finanziarie ci avessero detto: sediamoci attorno a un tavolo e vediamo coi tecnici nostri e vostri come poter fare, sarebbe stato diverso. Ma questo non è mai accaduto». Il professor Becchi nell’intervista a Intelligonews parla, tra l’altro, di “Caporetto dei 5Stelle”. Come commenta? «No. Noi abbiamo deciso di istituzionalizzarci con la decisione di partecipare alle elezioni politiche. Essendo un movimento nato dal basso, avremmo potuto continuare a fare pressione sui partiti esistenti nella speranza che accogliessero le nostre proposte, ma preso atto che le nostre leggi di iniziativa popolare andavano a prendere la polvere nei palazzi, abbiamo deciso di difenderle noi e siamo entrati prima nei palazzi degli enti locali dove dobbiamo tornare ad essere ancor più efficaci e poi nei palazzi romani. Non siamo al tradimento dei nostri valori, piuttosto pur con difficoltà comunicative, stiamo cercando di fare comprendere agli italiani condizionati da una sorta di letargia, di narcosi democratica per cui si accetta tutto quello che viene propinato, che noi siamo diversi e possiamo realmente cambiare le cose. Mi domando se molte misure del governo Renzi, compreso lo sciagurato Jobs Act, le avesse prese Berlusconi, quali e quante reazioni di piazza ci sarebbero state… Ricordo a tutti il caso di Cofferati che dopo aver fondato il Pd se è andato con motivazioni gravissime o quello di De Luca in Campania che viene candidato nonostante la legge Severino votata dal Pd e in base alla quale non potrà esercitare la sua funzione se eletto, parlano da soli». Come ve la giocate politicamente l’apertura di Renzi al M5S sulla Rai? «Io vorrei che si giocasse non al tavolo del poker dove Renzi è un ottimo pokerista perché questa non è una partita che si gioca tra quattro persone, è un gioco che ha come posta il futuro del Paese e 60 milioni di italiani meritano rispetto. Io vorrei che si tornasse a rispettare il parlamento senza più la decretazione di urgenza quando l’urgenza non c’è, senza più la formula omnibus dove ci viene messo tutto e il contrario di tutto. Il rispetto del Parlamento significa dialogo, confronto sui temi e sui tutti i bisogni che meritano risposte da parte della politica. I veri problemi sono di giustizia, perché se uno Stato deve esistere lo deve fare per assicurare giustizia, altrimenti come diceva Sant’Agostino siamo di fronte a “una banda di pirato con le dovute differenze quantitative"».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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