Grillo, parla Nicodemo (Pd): "Caro Beppe, sei nato in tv. La piazza non è morta"

05 marzo 2015, intelligo
di Marco Guerra “Grillo non è un fenomeno della Rete, ha sempre sfruttato tutti i mezzi di comunicazione”. Così ad IntelligoNews Francesco Nicodemo, già responsabile Comunicazione del Pd e ora nello staff della di palazzo Chigi con una speciale delega ai social network di cui è esperto utilizzatore...  

Grillo, parla Nicodemo (Pd): 'Caro Beppe, sei nato in tv. La piazza non è morta'

  Secondo alcuni commentatori l’intervista di Grillo sul Corriere ha segnato la fine del M5S come forza anti-sistema. Poi si è registrato anche il via libera ai parlamentari grillini a partecipare alle trasmissioni televisive. Come reputa il passaggio di Grillo ai mezzi di comunicazione tradizionali dopo aver fatto della rete il proprio cavallo di battaglia? “Il successo di Grillo non è dovuto solo alla rete, percentuali così importanti non si raggiungono muovendosi solo sul web. D’altra parte il personaggio nasce in tv. È vero, Grillo durante la campagna per le politiche del 2013 non ha partecipato ai talk con gli altri candidati, ma era costantemente seguito da tutte le testate televisive e della carta stampata. I suoi comizi e incontri avevano la massima copertura mediatica”. Quindi mi sta dicendo che il web non è così determinante per il successo politico? “Il messaggio verso gli elettori ormai deve essere diffuso in maniera ibrida, un mezzo non esclude l’atro. Usati bene tutti insieme si ottiene il risultato. Quindi non si può pensare di fare una campagna esclusivamente sulla rete, tanto meno solo sui social network. Anche perché, secondo le ultime statistiche, il 30% dei cittadini italiani non si è mai connesso ad internet”. Grillo però ha detto che la piazza non funziona più. Lei è d’accordo? “Ma certo che la piazza funziona, i vari mezzi di comunicazione non sono in contrasto tra loro. Tuttavia, i sondaggi dimostrano che per l’opinione pubblica nessun media raggiunge un indice di affidabilità che supera il 50%. In realtà la comunicazione di cui si fida di più la gente è quella cosiddetta di ‘prossimità’; ovvero l’amico, il parente o anche il barista sotto casa con cui scambiano opinioni e informazioni riguardo al quadro politico”. Allora è importante che resti anche il vecchio sistema delle sezioni, con i militanti che battono la zona con incontri, volantini e manifesti ? Insomma l’idea berlusconiana del partito leggero ha fallito? “Direi che bisogna adeguare e integrare il vecchio modo di fare politica con le forme più recenti di partecipazione. I partiti non hanno più una forma piramidale, ma reticolare. E anche la comunicazione ha una forma reticolare: se si escludono i militanti di partito, il resto delle persone parlano con il barista o il portiere e non con il responsabile del circolo che vorrebbe dare loro le direttive”. Lei lavora con i social-network, il media in assoluto più reticolare. Come vanno i profili del premier Renzi e del governo? “Molto bene, i dati sono ogni giorno crescenti; ma con i social sembra di essere tornati alle elementari dove i bambini facevano a gara a chi era più alto. Il gradimento di un politico non si può misurare solo dalla quantità dei ‘like’ e dei ‘follower’. I dati vanno analizzati anche dal punto di vista qualitativo, bisogna avere riscontri del messaggio anche attraverso altri canali”.
autore / intelligo
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