Boldrini, Paolo Pivetti: “Irene voleva essere chiamata il presidente. Le regole dell'italiano"

05 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Boldrini, Paolo Pivetti: “Irene voleva essere chiamata il presidente. Le regole dell'italiano'
Se una donna dirige un giornale come va chiamata, direttore o direttrice? E se è avvocato? E se è presidente della Camera, cioè ha un ruolo istituzionale? La lettera di Laura Boldrini a deputati e deputate con la sollecitazione a dire e scrivere “la” presidente riapre l’eterno dibattito. Intelligonews ha chiesto lumi a Paolo Pivetti, autore, regista, drammaturgo, scrittore e saggista nonché padre di Irene Pivetti che sul tema specifico la pensava all’opposto della Boldrini. Paolo Pivetti è l’autore della rubrica su Intelligonews “Le parole della settimana” e su IntelligoTv (www.intelligo.tv.it) conduce una trasmissione dal titolo “La bottega dell’italiano”. In questi anni, Pivetti si è dedicato con particolare attenzione ai temi della lingua italiana in termini giornalistici e divulgativi perché “nella storia delle parole c’è la nostra storia”. Pivetti, lei ha curato molti libri e saggi dedicati alla lingua italiana e all’uso delle parole, tra questi il volume su Aldo Gabrielli (edito da Hoepli) dal titolo quanto mai calzante rispetto al tema che le sottoponiamo: “Si dice o non si dice”. A questo punto la domanda è scontata: si dice o non si dice “la” presidente? «Aldo Grabrielli è stato un grande linguista del Novecento, il primo a insegnare come si insegna l’italiano. La lingua e l’uso delle parole sono la mia materia prima.  Alla sua domanda rispondo così: si può dire benissimo. Certamente è corretto dire la presidente se è di sesso femminile. Tuttavia è facoltativo chiamare una donna il presidente nel senso che, in questo caso, si usa la forma neutra che nella lingua italiana non c’è più, che si assimila al maschile per dare un particolare rilievo alla carica che poi si riflette sulla persona. Una donna che dirige un giornale si chiama direttore o direttrice? E’ logico dire il direttore anche se è una donna e lo stesso si può dire per un avvocato: non è sbagliato se siamo in Tribunale durante un’udienza dire avvocato anziché avvocatessa». Oggi si usa molto la terminologia del “genere” e la Boldrini la richiama nella lettera indirizzata a deputati e deputate. Lei come la legge questa
Boldrini, Paolo Pivetti: “Irene voleva essere chiamata il presidente. Le regole dell'italiano'
parola? C’è una certa tentazione di andare oltre il significato grammaticale?
«Sul piano grammaticale è un termine corretto. Noi diciamo che i nostri nomi sono di genere maschile e femminile, quindi in questo senso è giusto, anche se nell’uso comune si dice di sesso maschile e femminile. Non vado oltre e non sto a badare alle sciocchezze degli anti-sessisti. Affermo che in termini grammaticali è corretto dire il genere. Occorre ricordare che mentre nella nostra lingua madre - il latino -, i generi sono tre, ovvero maschile, femminile e neutro, nella lingua italiana come in quasi tutte le lingue neo-latine, il neutro è caduto e sono rimasti i due generi». Come commenta la sollecitazione della Boldrini? «Sinceramente non la capisco, dal momento che io do un altro significato nel declinare la parola presidente al maschile. Cito testualmente dal libro di Aldo Gabrielli "Si dice o non si dice" che ho curato: "Infine sui nomi che designano cariche pubbliche o figure professionali va fatta una riflessione. Nonostante tutti i discorsi fatti fin qui, spesso in questi si preferisce mantenere la forma neutra, identica in italiano alla maschile, e questo per dar più rilievo alla carica e, attraverso essa, alla persona che la ricopre. Dunque: sindaco, ministro, presidente, direttore (di giornale), avvocato, notaio, medico, anche se si tratta di una donna. Vera parità". Condivido in pieno, mi sembra inutile il richiamo della Boldrini». Lei è il padre di Irene Pivetti, la più giovane presidente della Camera della storia repubblicana, che diversamente dalla Boldrini preferiva essere chiamata il presidente. Perché? «Lei ci teneva molto; forse non ha fatto circolari o scritto lettere ma desiderava essere chiamata il presidente perché ha sempre seguito la linea di annullarsi nella sua veste istituzionale. E’ molto più istituzionale dire il presidente anche se è donna, che la presidente. Forse, è più femminista dire la presidente ma è più istituzionale dire il presidente. Senza dubbio rispetto la posizione della nostra presidente, se preferisce la chiameremo la presidente. Affermo che entrambe le forme sono corrette grammaticalmente. In fondo, è lei la titolare della carica». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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