Il monito di Padoan per il 2016: "Banche al sicuro ma serve un'inversione di marcia"

05 marzo 2016 ore 14:28, Andrea Barcariol
Il problema dell'Italia è frutto "di tre anni di recessione". E' questa l'analisi di Pier Carlo Padoan alla City di Londra, dove del ministro dell'Economia ha ribadito gli interventi "radicali" messi in campo dal governo Renzi per rafforzare il sistema bancario, dalla riforma delle banche popolari, delle fondazioni e delle Bcc, fino alla garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni degli Npl. Padoan ha spiegato come i crediti in sofferenza possano essere un freno per la crescita ma non un reale rischio di default per le banche italiane. Le sofferenze bancarie nette, infatti, possono essere stimate in 89 miliardi di euro, quindi al di sotto di quelle stime lorde molto superiori e riportate dalla stampa.
"Stiamo vedendo una creazione di posti di lavoro che va ben oltre di quanto potremmo aspettarci. Un risultato dovuto in parte alla ritrovata fiducia e al Jobs Act. Speravo che dopo due anni di governo fossimo in condizioni di festeggiare, ma Matteo Renzi ci ha detto che dobbiamo continuare a lavorare".  Obiettivo primario la ripresa e la valorizzazione delle piccole imprese: "Se sei troppo piccolo non puoi sopravvivere, l'Italia non è ancora competitiva, dobbiamo fare un'inversione di marcia". - ha spiegato il ministro.

Il monito di Padoan per il 2016: 'Banche al sicuro ma serve un'inversione di marcia'
Padona ha poi sottolineato anche l'incidenza sui dati del Pil del 2015 dei tre giorni lavorativi in più che hanno fruttatto 813 milioni di euro. Secondo i dati Istat nel quarto trimestre 2015, il Pil è cresciuto di appena lo 0,1% sul trimestre precedente, confermando il progressivo rallentamento della crescita, partita con un più 0,4% e poi affievolitasi nei trimestri successivi allo 0,3%, poi allo 0,2%. Sia pure con qualche elemento positivo, che spinge il Tesoro ad un moderato ottimismo sulla possibilità di avvicinare quest’anno l’1,6%.  Non c'è troppo da festeggiare insoma per l'aumento dell'0,8% di Pil, anche perché oltre ai tre giorni lavorativi in più c'è anche la questione degli arrotondamenti che hanno ridotto allo 0,6% un valore dello 0,64% e spinto allo 0,8% un rialzo che era dello 0,76%. Un dato che aveva fatto esultare il Premier Matteo Renzi su Facebook: “I numeri dimostrano che l’Italia è tornata. Non la lasceremo in mano ai catastrofisti che godono quando le cose vanno male. Con questo Governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi invece stanno a zero. Il Pil. A inizio del 2015 avevamo immaginato la crescita del +0,7%. La crescita è stata invece del +0,8%. Meglio delle previsioni. Il Governo Monti aveva chiuso con -2,3%; il Governo Letta con -1,9%”.


 





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