Prof filmati in video, genitori sindacalisti dei figli: quando la società fa schifo

05 novembre 2015 ore 12:04, Fabio Torriero
Prof filmati in video, genitori sindacalisti dei figli: quando la società fa schifo
Scenario, la scuola statale “Mario Costa” di San Francesco al Campo, nel torinese, e non Napoli (aprite bene le orecchie).

Prendete una dirigente scolastica un po’ democristiana e non molto coraggiosa, che prima punisce, sospendendo 22 suoi allievi, rei di aver ripreso e postato (su WhatsApp e Instagram) i propri professori deridendoli, poi ammette, però (evidentemente riconvertita al buonismo ultragarantista) che si tratta di una misura “severa”.

Combinateli, shakerateli, con i genitori dei suddetti allievi, indignati per “violazione della privacy” e tutti proni, mobilitati a fare i sindacalisti dei figli.

E il risultato è la scuola italiana, specchio deprimente e desolante della società italiana.

Un mondo rovesciato. Segno di un imbarbarimento che parte proprio dalle famiglie, vera e propria fonte di diseducazione permanente (come se non bastassero i messaggi negativi di tv, pubblicità e rete-sovrana); famiglia “moderna”, vera e propria fonte di deresponsabilizzazione e impunità verso la prole. Atteggiamento che condanna i figli a restare eterni figli e mai cittadini.

Perché essere cittadini vuol dire rispetto delle regole, relazione, senso del pubblico, rispetto degli altri, soprattutto se gli altri sono
i professori, coloro che per autorità, esperienza e ruolo naturale e professionale (anche se va ammesso, non tutti sono eccellenti e bravi) devono insegnare, trasmettere il sapere.

Trovo demenziale, infatti, la critica egualitaria, il livellamento verso il basso (è il messaggio di tante trasmissioni tipo quelle di Maria De Filippi) che ormai imperversano, mirate ideologicamente a demolire qualsiasi principio di autorità, di meritocrazia, di gerarchia e di differenza naturale (come il rapporto tra docente e discente), a meno che non si tratti di gender.

Della serie, i professori fanno schifo, io li contesto, quindi sono autorizzato a fare schifo pure io, cioè, quello che mi pare.

E’ la società della pulsioni dell’io, delle bolle incomunicanti, autoreferenziali e anaffettive (conta solo la mia spocchia, la mia superbia, il mio pensiero, il mio desiderio) che accomuna sia genitori, sia figli. E che non fa crescere, non facilita la maturazione, quel compito pedagogico che la famiglia dovrebbe avere e svolgere: basato sulle regole, sulla modestia di accettare il proprio percorso di adolescente (figli da svezzare, non da considerare dei semi-dei da viziare), sui famosi no che aiutano a crescere.

Ma se abbiamo tanti padri ancora figli (e madri-virago, o tentacolari, o iperprotettive, o madri-elicottero, sempre pronte a parare i colpi dei figli), come possiamo aspettarci che i figli crescano sani e diventino uomini?

Al massimo i padri insegnano (sempre per le famose pulsioni dell’io) a fregarsene degli altri, a predare il mondo esterno, ad essere furbi (altro che relazione, polis, senso civico). Sto attualizzando per i lettori una vecchia inguaribile anomalia degli italiani: il familismo amorale, oggi peggiorato con i social. Tutto è un mega-grande Fratello, una mega playstation. Ben inteso, tutti da giovani abbiamo fatto le nostre marachelle e i prof erano per definizione oggetto di scherno. Ma sono cambiati i modi, le forme, e c’era il timore dell’autorità. E le punizioni erano accettate. E le reazioni stesse della scuola erano diverse. Non come ora, all’acqua di rose.

Nessuno, nella vicenda torinese, poi, si è fatto la domanda vera: è lecito che i ragazzi usino i telefonini durante le lezioni, per sfottere i professori? E poi, a cosa servono i cellulari accesi durante le lezioni? Per distrarsi, deconcentrarsi (già la soglia della concentrazione giovanile è disarmante, grazie anche alle canne, diciamolo); o per rispondere alle mamme ansiose con la sindrome da controllo? Problemi della madri. Suggerimento: una bella cura contro l’ansia e coltivate qualche hobby.

Giustissima, quindi, la sanzione dei vertici della Mario Costa di San Francesco al Campo. Ma una volta presa, non ci doveva essere nessun passo indietro, nemmeno psicologico. Altrimenti pure la scuola pubblica (ormai alla frutta, tra professori tardo-ideologizzati e imbelli), diventerà sempre più un’emanazione del Grande Fratello o un’altra plystation.
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