Stime Istat: Pil e crescita in aumento, non l’occupazione. Bruxelles conferma

05 novembre 2015 ore 13:43, Luca Lippi
Stime Istat: Pil e crescita in aumento, non l’occupazione. Bruxelles conferma
Per l'Istat (come anche per Bruxelles) le prospettive di breve periodo indicano il proseguimento della ripresa dei ritmi produttivi con un incremento del Pil dello 0,9% nel 2015, un dato in linea con le stime fornite dal governo. Si attende poi una dinamica maggiormente sostenuta, ma con un ritmo di crescita costante, nel biennio successivo (+1,4%). Dunque prosegue la ripresa dell’economia italiana (primo semestre 2015), nei fatti stiamo solamente “cominciando” a recuperare un pò di quanto abbiamo perso dal 2007 a oggi.

Di fatto Bruxelles e l'istituto di Statistica si sono allineati perfettamente allo scenario delineato dal ministro Padoan per il 2015 e il 2016, una sorta di viatico per la manovra finanziaria allo studio dell'esecutivo.  "La ripresa in Italia è sempre più autosufficiente e meno dipendente da fattori temporanei come indebolimento dell'euro, calo dei prezzi petroliferi e allentamento della politica monetaria della Bce", ha affermato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, secondo cui "vi sono comunque i margini per un ulteriore miglioramento".

Il rapporto l’Istat (diffuso stamattina) spiega così la situazione: “la ripresa economica è trainata dall'aumento della domanda interna al netto delle scorte che, nel 2015, è attesa contribuire alla crescita del Pil per 0,7 punti percentuali, con un apporto prevalente della spesa delle famiglie rispetto a quella in beni capitali”. Nel rapporto, poi leggiamo anche: “il quadro delineato è soggetto a rischi al ribasso, connessi a un eventuale più pronunciato rallentamento del commercio internazionale e all'impatto delle clausole di salvaguardia nel 2017".

Particolare attenzione ai consumi; secondo l’Istat nel 2015 la spesa delle famiglie aumenterà dello 0,8% in termini reali, a seguito del miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro e del reddito disponibile. Nel 2016, si prevede un rafforzamento dei consumi privati (+1,2%) che proseguirà anche nel 2017 (+1,1%). Su questo argomento si è espressa direttamente l’Unione Nazionale Consumatori: “Si conferma l'inversione del trend iniziata nel 2014. Ma gli aumenti dei consumi non significano che le famiglie in difficoltà abbiano risolto i loro problemi. Solo quando torneremo ai valori dei consumi pre-crisi potremo dire di essere usciti dal tunnel. Gli aumenti della spesa delle famiglie residenti previsti dal 2015 al 2017 sono ancora insufficienti, dato che a mala pena compensano quanto perso nel solo 2013”

Riguardo il mercato del lavoro l’Istat “ipotizza” che migliorando l’economia cresce anche l’occupazione (come i consumi insomma). Secondo le stime dell'Istat, in termini di unità di lavoro, l'occupazione aumenterà dello 0,6% nel 2015, dello 0,9% e dello 0,7% rispettivamente nel 2016 e nel 2017. Il tasso di disoccupazione è pertanto atteso ridursi (12,1% nel 2015, 11,5% nel 2016 e 11,3% nel 2017), come conseguenza della diminuzione delle persone in cerca di occupazione, in assenza di rilevanti mutamenti di comportamento della fascia di inattivi vicini al mercato del lavoro.

In conclusione, quando l’Istat scrive “il quadro delineato è soggetto a rischi al ribasso, connessi a un eventuale più pronunciato rallentamento del commercio internazionale e all'impatto delle clausole di salvaguardia nel 2017” si smarca da sola dai commenti entusiastici che vanno a braccetto con quelli di Bruxelles. Le stime Istat si basano su una previsione, e quindi come tale essa può essere disattesa in qualunque momento, e allora è più corretto descrivere la situazione in termini ipotetici giacché il ddl Stabilità è ancora in discussione e le coperture ancora non sono state rese pubbliche (presumibile che non ci siano), quindi la situazione prospettata dall’Istat potrebbe essere destituita di ogni fondamento. 

Si “attende” un consolidamento della crescita del Pil caratterizzato dall'aumento dei consumi privati e da una ripresa del processo di accumulazione del capitale che trarrà impulso dalle condizioni favorevoli sul mercato del credito, ma questo è nei fatti smentibile a causa dei tassi negativi delle ultime emissioni e dal fatto che le banche hanno difficoltà a concedere credito. La banca centrale starà anche facendo il suo lavoro ma non è certo questo che tranquillizza le imprese (Squinzi ieri è stato piuttosto chiaro). In sostanza l’Istat ripone il massimo della fiducia nei maxiammortamenti alle imprese “previsti” dal ddl Stabilità, non le imprese!
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