Charamsa e Sinodo, Mancuso: “Il messaggio è alla gerarchia. Ha sbagliato solo il momento”

05 ottobre 2015, Andrea Barcariol
Charamsa e Sinodo, Mancuso: “Il messaggio è alla gerarchia. Ha sbagliato solo il momento”
Intervistato da IntelligoNews, Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, commenta il duro botta e risposta fra il Vaticano e monsignor Krzysztof Charamsa dopo la dichiarazione shock del teologo: “Sono gay e ho un compagno”.

Sta facendo molto discutere l’outing del teologo gay. Come giudica questa vicenda?

«E’ da sottolineare che si tratta di una prima volta assoluta, tra l’altro di un alto prelato con importanti incarichi e posizioni conservatrici in passato. Ha portato alla ribalta questa situazione e l’ha fatto alla vigilia del Sinodo. Questo è uno shock per la gerarchia, magari no per la Chiesa che sa benissimo che ci sono molti sacerdoti con una doppia vita. Su questo argomento non esiste un dogma, esiste una disposizione che può essere benissimo mutata e che si è creata più per ragioni economiche. Non credo che si arriverà a un’apertura nel Sinodo ma alcune certezze secolari vacilleranno. Nessuno lo dice mai ma c’è una parte del clero cattolico, di rito bizantino, che può sposarsi. Quindi non ci troviamo di fronte a un dogma. La coincidenza ha voluto che questa dichiarazione arrivi alla vigilia del Sinodo».

Pensa sia una coincidenza?


«No, è stato voluto, è stato un po’ uno schiaffo alla gerarchia e questo forse va perdere un po’ di valore agli occhi di molti cattolici laici, perché si tratta della volontà di colpire in modo duro la gerarchia. E’ un peccato perché le cose che ha detto sono di per sé importanti».

Crede che monsignor Charamsa abbia cercato visibilità?

«Quella l’avrebbe avuta lo stesso, anche se avesse fatto questa dichiarazione in un altro periodo. Una frase del genere si paga personalmente, rischia che intorno a lui si faccia terra bruciata».

Nel Sinodo si parlerà di come “accogliere” i gay. Non pensa sia già un passo in avanti rispetto a poco tempo fa?

«Il cambio delle parole è sempre molto importante. Non usare parole offensive ma parlare di accoglienza è fondamentale: il metodo è sostanza. La Chiesa è già in un momento molto delicato sul discorso per i divorziati quindi non mi aspetto grandi novità sui gay in questo Sinodo».

Lei si professa cattolico, come vive questo cambiamento della Chiesa?


«Da cattolico omosessuale ci terrei molto che la Chiesa riflettesse sull’importanza sociale e morale per due omosessuale di costruire insieme un progetto di vita. La Chiesa più che parlare ai preti dovrebbe parlare a queste famiglie, a queste realtà che non sono nuove nel mondo. La Chiesa non è lo Stato che deve riconoscere diritti e doveri, ma ha il dovere di non condannare e di ascoltare, anche se questo atteggiamento ancora non è molto diffuso. Questo Sinodo farà ancora fatica, perché il Sinodo non parla solo all’Occidente. Aspettiamo il documento finale e ciò che deciderà il Papa».


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