1°giorno di Sinodo, guerra di nervi: relazione svela la forte tensione

05 ottobre 2015, Americo Mascarucci
1°giorno di Sinodo, guerra di nervi: relazione svela la forte tensione
Si è aperto questa mattina il Sinodo ordinario sulla Famiglia che durerà tre settimane e che vedrà al centro dei lavori l’esigenza più volte auspicata da Papa Francesco di definire una nuova pastorale della Famiglia aperta ed attenta ai problemi di oggi. 

Un Sinodo che il Papa avrebbe preferito aprire in un clima di concordia e di entusiasmo e non all’insegna delle tensioni seguite al gesto, definito in Vaticano irresponsabile e sconsiderato, del teologo Charamsa, il funzionario dell’ex Sant’Uffizio che ha dichiarato la propria omosessualità e reso pubblica la relazione con un uomo, sollecitando i padri sinodali ad aprire le porte alle unioni gay. 

 E’ ovvio come la discussione sinodale si concentri principalmente su due nodi fondamentali, quelli che saranno più dibattuti e che sicuramente provocheranno scintille fra i padri; la riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia e l’accoglienza delle coppie gay. 

 Il Papa aprendo stamattina i lavori, ha rivolto un appello ai 270 vescovi che compongono l’assemblea cui si aggiungono novanta altri componenti fra esperti, uditori e delegati delle altre chiese cristiane, affinché il Sinodo non si trasformi in una sorta di Parlamento: “Questo non è un Parlamento dove regna il compromesso – ha spiegato Bergoglio - il Sinodo non è un luogo dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, ma l’unico metodo del Sinodo è quello di aprirsi allo Spirito Santo con coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa, affinché sia lui a guidarci e illuminarci e a farci mettere davanti agli occhi, con i nostri pareri personali, la fede in Dio, la fedeltà al magistero, il bene della Chiesa". 

La sensazione che il Sinodo si trasformi in una specie di ring fra conservatori e progressisti, con al centro i moderati a fare da mediatori, è palpabile dopo aver assistito agli scontri a distanza degli ultimi giorni su diversi organi di stampa. Mentre il riformatore Walter Kasper, evidenziava la necessità di dare risposte alle persone omosessuali perché “gay si nasce” e dunque non si può ridurre l’omosessualità soltanto ad una questione dottrinale, dall’altra parte i vari Caffarra, Ruini, Burke rilanciavano invece il tema dei diritti gay quale “grimaldello” della società relativista per snaturare il concetto di famiglia favorendo lo sviluppo dell’ideologia gender. Da una parte quindi il primato della misericordia e dell’accoglienza, dall’altro la difesa della dottrina in base al presupposto che ogni cedimento potrebbe aprire le porte della Chiesa all’ingresso del relativismo etico. Un pericolo questo reso oggi ancora più concreto proprio dalla vicenda Charamsa. 

Oggi l’oggettiva difficoltà di aprire su certe tematiche senza correre il rischio di entrare in conflitto con la dottrina lo ha evidenziato anche il relatore generale del Sinodo, il cardinale ungherese Peter Erdo considerato un conservatore. “Il divieto da parte della Chiesa di ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati – ha spiegato Erdo - non è arbitrario, ma è un’esigenza intrinseca richiesta in varie situazioni e rapporti, nel contesto della testimonianza ecclesiale. Tutto questo richiede però un’approfondita riflessione”. 

Discutere va bene dunque, ma occhio alle soluzioni. 

“Il problema non sarebbe tanto il fallimento del matrimonio – aggiunge Erdo - è  la convivenza nel secondo rapporto che impedisce l’accesso all’Eucarestia. L’insegnamento di Cristo sull’indissolubilità del matrimonio - ha ribadito ancora il Relatore - era molto esigente fino a provocare una certa confusione tra i suoi stessi discepoli. E i Vangeli e san Paolo confermano ugualmente che il ripudio della moglie, praticato prima tra il popolo d’Israele, non può rendere possibile un nuovo matrimonio per nessuna delle parti». 
Dunque nessun compromesso è possibile? “«È doveroso – spiega ancora Erdo- un accompagnamento pastorale misericordioso il quale però non lasci dubbi circa la verità dell’indissolubilità del matrimonio insegnata da Gesù Cristo stesso. La misericordia di Dio offre al peccatore il perdono, ma richiede la conversione. Ovvero un secco no ad un nuovo matrimonio”. 

Fin qui il tema dei divorziati. Non meno dura la relazione del cardinale sul tema dell’omosessualità. “La Chiesa insegna che non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza”. “E’ poi del tutto inaccettabile - ha dichiarato il cardinale citando le parole dell’Instrumentum Laboris - che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.

Una relazione introduttiva quindi che già fa assaporare il clima di forte tensione che si respirerà in queste tre settimane all’interno del Sinodo. Un clima reso in parte irrespirabile da quella che da più parti è stata definita un’indebita ingerenza nei lavori del Sinodo, ossia lo “scandalo Charamsa”

Papa Francesco pare sia rimasto molto irritato dal gesto del teologo polacco che lo ha di fatto obbligato ad intervenire per ribadire come, al di là dell’esigenza di mantenere le porte aperte per tutti, il matrimonio debba restare unicamente quello fra un uomo ed una donna, perché questo è il disegno di Dio. Ma a tormentare ancora di più il Pontefice in queste ore sarebbe anche riemerso il problema relativo all’esistenza di una potente lobby gay in Vaticano, la stessa cui molti suppongono appartenesse anche Charamsa. 

L’ombra di ingerenze e indebite pressioni dei lobbisti sui lavori del Sinodo sembrerebbe preoccupare molto Bergoglio che teme di rivivere gli stessi travagli di Paolo VI. 

All’indomani del Concilio Vaticano II infatti si affermarono nella Chiesa movimenti riformatori che iniziarono fra l’altro a proporre il superamento del celibato sacerdotale e una nuova pastorale sulla sessualità. Francesco teme che il coming out di Charamsa possa essere il preludio a nuovi pericolosi sconvolgimenti capaci di terremotare la Chiesa e aprire la strada a processi ingovernabili. 

Da qui l’appello ai padri sinodali a lasciarsi illuminare “solo ed unicamente” dallo Spirito Santo.  

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