Fondazione An, Menia: "Sogno infranto, ha vinto un paradosso. Io non mollo"

05 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Alleanza Nazionale rivivrà sotto il simbolo dei Fratelli d’Italia e non in un nuovo partito da costruire sotto l’egida della Fondazione. 
Questo il risultato della due giorni della Fondazione che si è tenuta questa fine settimana a Roma presso l’Hotel Midas, dove le varie anime dell’ex An hanno tentato di tornare a parlarsi per ricostruire un soggetto di destra. 
IntelligoNews ne ha parlato con Roberto Menia, già parlamentare e attuale coordinatore di Futuro e Libertà per l'Italia.

Fondazione An, Menia: 'Sogno infranto, ha vinto un paradosso. Io non mollo'
Il Partito degli Italiani resta un sogno nel cassetto dopo l’assemblea dei soci della fondazione An?

«Personalmente ad inseguire i sogni ho cominciato da giovane e sono uno abbastanza ostinato. Non credo che rimanga nel cassetto, di certo quella di ieri è stata un'occasione non sfruttata. Un partito che sappia rappresentare un'Italia movimentista, che spera e che si riferisce ai valori di destra non solo è una priorità, ma un'esigenza del quadro politico italiano. Penso che la risposta di ieri sia una non risposta, il voto di ieri congela questa situazione. Si fa una piccola destra, prigioniera di una logica e subalterna a Berlusconi e Salvini».

Si è molto discusso di tesori e bottini...

«L'unico vero tesoro del quale si è dibattuto era un simbolo di esperienze, di sogni, di battaglie evocativo di un mondo della destra. Bene, quel simbolo viene consegnato ad una parte sola con i voti del partito di Berlusconi. Questo è paradossale».

Giorgia Meloni batte Alemanno e c’è chi dice che sempre lei prenderà al Campidoglio il posto dell’ex sindaco di Roma. Unirà almeno nella capitale il centrodestra?

«Su chi ha vinto ieri facciamo chiarezza. Ha vinto l'intesa tra Gasparri, Matteoli e La Russa. Ha vinto la conservazione di un certo tipo di centrodestra, con un paradosso: due partiti alternativi si uniscono pur di battere l'idea di un sogno, quello di costruire una destra non subalterna con un processo fondativo per tutti». 

Venendo alla Meloni...

«A prescindere da come sono andate le cose, io di Giorgia (Meloni, ndr) anche se adesso siamo su strade diverse, conservo non solo un bel ricordo, ma posso dire che è una donna brava, capace, orgogliosa».

Cosa le manca?

«Vorrei che fosse più coraggiosa sotto il profilo dell'apertura, mi sembra chiusa in un mondo. Candidata sindaco a Roma? Assolutamente possibile, io non sono romano e non voterò a Roma, ma può darsi che accada». 

A fare rumore anche il silenzio di Gianfranco Fini, ma c’è chi dice che sarebbe stato l’ex presidente della Camera ad impedire l’accordo con Alemanno & Company…

«Questa è veramente fantasia. Con lui ci sentiamo, ci conosciamo ma che doveva fare? Gli è proibito di occuparsi di queste vicende, ma penso che alla destra ha dato molto, avrà fatto pure degli errori, ma ricordiamoci quanto ha dato. Che fosse il regista occulto mi sembra una stupidaggine. Siccome qualcuno vive solo di evocazioni doveva unire contro Fini, ma non si può vivere così...».

C’è il rischio di apparire divisi, di creare nostalgie e conseguente allontanamento da parte dei militanti?

«Sì, me ne rendo assolutamente conto e credo che già sia stato lasciato molto campo agli altri. Quando ci si interroga sul milione di voti scomparsi da destra, il motivo è questo e certamente tanti altri. La legislatura precedente si era aperta con quello che si avviava ad essere il più grande partito del centrodestra ed è finito tutto molto diversamente, con un elettorato disamorato». 

La ricetta?

«L'alchimia di dire faccio un congressino oppure dare un grande sogno? Credo ci sia bisogno di una grande costituente della destra. Non c'è dubbio che la maggioranza degli italiani sia di centrodestra, ma non trova rappresentanza in questi soggetti politici. Facciamo tutti autocritica, io per primo. Ci sono ancora tante energie tenute fuori, chi ci crede ha il diritto di mettere le idee in campo e attenzione: se non parte una fase costituente della destra tutto questo è logoro».

Ogni riferimento a ieri non è puramente casuale immagino. 

«Ieri ha vinto uno schema totalmente vecchio dove i vecchi colonnelli di An si sono saldati in un patto perché un'idea che era nuova, cioè quella di dire di ricostruire un mondo utilizzando anche il lascito di An, è stata bocciata. La fondazione non nasce per caso».

Ricordiamolo. 

«Quando An chiude i battenti per il Pdl ammonisce tutti e dice che se per caso le cose fossero andate male, si sarebbe ripartiti dalla fondazione. Il problema è che sono andate talmente male che divisi e dispersi in questa maniera non si è d'accordo nemmeno sull'ipotesi di ripartire creando una fase costituente». 

Pesano gli interessi di alcuni?

«Non si è d'accordo perché chi ha ancora piccoli o grandi interessi, ma direi soprattutto piccoli, da difendere preferisce il piccolo orto a qualcosa di più grande».


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]