Fondazione An, parla Gianfranco Fini: "Non sono l'uomo nero"

05 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Fondazione An, parla Gianfranco Fini: 'Non sono l'uomo nero'
Gianfranco Fini interviene sulle polemiche che lo hanno coinvolto nelle ultime ore relativamente ad una sua ipotetica regia nella spaccatura verificatasi nell'assemblea della Fondazione An fra i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e il gruppo dei quarantenni di Gianni Alemanno.

Ecco il suo intervento pubblicato sul sito del movimento Libera Destra :

"I commentatori più superficiali - spiega l'ex presidente della Camera - hanno liquidato l’esito della Assemblea dei soci della Fondazione Alleanza Nazionale evidenziando che la Destra è profondamente divisa (sai che scoperta!) e che nulla è cambiato, il simbolo di AN rimane alla Meloni e la Fondazione continuerà a fare quel che ha fatto fin qui (cioè ben poco). Quelli più “militanti” hanno continuato con la menzogna dell’assalto alla cassa esultando come gli ubriachi perché la congiura, esistente solo nella loro fantasia, è stata sventata: nessuna meraviglia se si pensa a chi sono, al fatto che devono pur campare e che l’onestà intellettuale non sanno nemmeno cosa sia".

"Un po’ tutti hanno detto e scritto - aggiunge Fini - che la sconfitta dei cosiddetti quarantenni sia stata in realtà la sconfitta di Alemanno e dell’”uomo nero”, cioè del sottoscritto. Che l’ex Sindaco di Roma si sia impegnato in prima persona e pubblicamente è pacifico e non sta certo a me spiegare il perché: l’ha già fatto l’interessato e senza infingimenti.
E’ invece giusto fare chiarezza sul ruolo che ho avuto io. Ed è presto detto: nelle ultime settimane tra gli iscritti alla Fondazione sono stati tanti gli ex dirigenti ed iscritti ad An ( e non solo tra chi aderì a Futuro e Libertà) che mi hanno chiesto cosa pensavo e cosa a mio avviso fosse opportuno fare.
A tutti ho detto, e a Mirabello l’ho fatto pubblicamente, che dovevano rispondere ad una semplice domanda: chi è entrato in Forza Italia si riconosce nell’odierna azione politica di Berlusconi? Chi è iscritto a Fratelli d’Italia pensa davvero che il partito della Meloni sia l’erede legittimo della tradizione e, pur nella necessaria evoluzione, delle tesi politiche e programmatiche di AN? Chi non ha più tessere in tasca, non ne vuol più sapere dell’impegno politico? O vuole qualcosa di diverso dai soggetti politici di destra oggi esistenti?"

"E’ facile capire - prosegue ancora l'ex leader di An - come hanno risposto coloro che hanno votato la mozione dei quarantenni che hanno agito di testa loro e non erano teleguidati da nessuno. È ridicolo prima ancora che offensivo pensare che sei persone mature, eletti in consigli regionali e comunali con i loro voti (e non perché messi in liste di nominati), professionisti che campano del loro lavoro, siano stati solo dei burattini nelle mani mie o di Alemanno.
La verità incontestabile e sotto gli occhi di tutti, anche di chi in malafede afferma il contrario, è che oggi c’è, tra chi votava AN e quindi anche tra chi ne faceva parte, il desiderio di una politica di Destra molto diversa da quella di Giorgia Meloni. Che ha detto comunque la verità: la sua concezione della Destra non è certo la mia ( e la cosa importa ben poco) ma soprattutto non è quella di milioni di italiani che votavano An e che oggi, nonostante il simbolo, non votano Fratelli d’Italia. E non lo fanno perché non ne condividono i contenuti quasi sempre fotocopia sbiadita del leghismo di Salvini". 

"AN - ricorda Fini - ha sempre avuto ben chiaro che l’amor di Patria, la difesa delle tradizioni nazionali, la salvaguardia dell’interesse più autentico del nostro popolo – obiettivi di fondo della Destra – non si garantiscono con un neo nazionalismo egoista che ha bisogno di nemici, meglio ancora se occulti, da indicare come cause dei problemi italiani: l’euro, la dittatura di Bruxelles, gli immigrati invasori…..
Non sono le medesime opinioni   di Alemanno (che non a caso a FdI si era iscritto). Ma credo che il progetto di una destra originale e autonoma sia legata ad una pluralità di visioni che devono trovare una sintesi in nome dell’interesse nazionale. Ma la questione è sempre la stessa: il confronto e tra chi vuole una destra aperta e autonoma nella sua specificità culturale e chi la preferisce chiusa , autoreferenziale e di fatto subalterna oggi a Salvini come ieri a Berlusconi.
Quando AN la indicò quale vice presidente della Camera e poi quale ministro, anche Giorgia Meloni era convinta di ciò. Oggi ha cambiato opinione ed è lecito, ma non può pensare che tutti siano disposti a farlo in modo così disinvolto.
Quando la divisione di una comunità politica non è figlia solo dei personalismi esasperati e dei rancori individuali (che certo non mancano) ma ha origine da analisi e proposte politiche profondamente diverse non esiste alcun cemento che possa costruire una casa comune. Per il ceto politico può esserlo forse la gestione del potere, ma di certo non lo è per i cittadini, per coloro che devono votare e non ragionano nell’ottica delle candidature e delle possibilità di elezione".

"E adesso che accadrà? - si chiede l'ex presidente di Montecitorio - I “quarantenni” hanno annunciato che il loro impegno per ricostruire la Destra continuerà comunque e il più anziano tra i Fratelli d’Italia ha detto che non ci saranno prigionieri. Eppure, nonostante le apparenze, non è detto che il peggio debba ancora arrivare. Un confronto serrato e su alcuni temi anche aspro ( ad esempio il ruolo dello Stato e il fallimento del federalismo, la crisi del liberismo senza regole, la democrazia e la crisi di rappresentanza di partiti e sindacati, l’etica della responsabilità e del dovere civico, la società multi etnica ma non multiculturale …)può essere salutare per l’intera comunità politica che si riconosceva in AN. A condizione che volino le idee e non gli insulti. Se accadrà - conclude Fini - gli amici di Libera Destra non si sottrarranno al confronto".
 

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]