Matrimoni gay, nazi-buonisti contro monsignor Bressan

05 settembre 2014 ore 10:58, Americo Mascarucci
Matrimoni gay, nazi-buonisti contro monsignor Bressan
Adesso gli indomiti inquisitori nazi-buonisti custodi del politicamente corretto, non mancheranno di “processare” e "mandare al rogo" l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan che ha osato richiamare i politici trentini circa l’obbligo di sostenere la famiglia fondata sul matrimonio.
Non ci sarebbe nulla di scandaloso se il richiamo del vescovo non giungesse con riferimento al disegno di legge contro l’omofobia che sta per approdare in discussione nell’assemblea della Provincia autonoma di Trento. Un disegno di legge che parte da un presupposto sacrosanto e pienamente condivisibile, quello di evitare discriminazioni per le persone omosessuali, ma che rischia di limitare, o peggio reprimere, la libera opinione di quanti sono contrari all’istituzione dei registri delle coppie di fatto o al superamento del concetto di genere. Monsignor Bressan ha criticato in un’intervista i contenuti della proposta, impostando le sue osservazioni sulle seguenti ragioni: le emergenze del Trentino sono altre, al primo posto non c’è sicuramente l’urgenza di una normativa contro l’omofobia; il disegno di legge appare un’iniziativa estemporanea che non trova riferimenti nella legislazione nazionale, se non nella sacrosanta esigenza di tutelare la dignità della persona e il rispetto dei diversi orientamenti sessuali; c’è poi la priorità, in Trentino come nel resto d’Italia, di sostenere l’istituto della famiglia, sempre più in difficoltà a causa della crisi economica e della mancanza di lavoro; infine la questione di genere, che rischia di diventare un optional mentre non può essere una libera scelta degli individui. Da qui quindi l’invito dell’arcivescovo ai politici che compongono l’assemblea provinciale, un invito a non arrendersi di fronte all’avanzata del relativismo etico, che nel tentativo di tutelare sacrosanti diritti finisce con il contrastare l’ordinamento naturale. Ovviamente le dichiarazioni di monsignor Bressan sono state giudicate dai fautori del disegno di legge un’indebita ingerenza nelle libere scelte dalla politica, un intervento a gamba tesa nella questione, per obbligare i componenti cattolici dell’assemblea provinciale a bocciare la proposta. Invece l’arcivescovo ha soltanto evidenziato i rischi connessi all’introduzione e all’applicazione di norme che rischiano di limitare l’altrui libertà. Come ad esempio quella di una scuola privata e cattolica di non accettare insegnanti gay. E’ avvenuto che un istituto di suore non abbia voluto nel corpo docenti una maestra dichiaratamente omosessuale. Una discriminazione? In una scuola statale certamente sì, in una privata no, dal momento che i genitori dei bambini scelgono di mandare i propri figli in quell’istituto pagando le relative rette per far sì che abbiano un certo tipo di educazione. Sta quindi ai dirigenti scolastici selezionare gli insegnanti e non accettare quelli che a loro giudizio non rispondono agli standard educativi proposti dalla scuola. Se è legittimo per le coppie omosessuali battersi per ottenere lo status di famiglia e il diritto ad adottare figli, è altrettanto legittimo per altri difendere il primato della famiglia tradizionale e dichiararsi contrari alle adozioni. Si rischia di rendere estremamente labile il confine fra l’ipotesi di reato a sfondo omofobo e la libertà di opinione che non può mai essere limitata anche se in contrasto con i legittimi interessi altrui. Ed infine, è forse giusto che certe scuole impongano l’abolizione delle figure genitoriali, il padre e la madre sui moduli di iscrizione, per favorire proprio il superamento dell’identità di genere e far passare il messaggio che un bambino può avere tranquillamente due genitori dello stesso sesso? Non è forse questa una forma di discriminazione nei confronti di quanti non vogliono omologarsi alle imposizioni del politicamente corretto? Il tutto nel momento stesso in cui le famiglie fanno fatica a restare unite o non riescono a formarsi a causa delle difficoltà economiche e della carenza di lavoro che rende quasi impossibile programmare un futuro dignitoso per sé e per i propri figli. E allora evviva il vescovo di Trento: il suo appello sarà davvero servito a risvegliare le coscienze nella città più tradizionalista, cattolicamente parlando, d’Italia o anche qui si assisterà al trionfo del relativismo laicista?
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