La parola della settimana è verginità

05 settembre 2015, Paolo Pivetti
Ambrogio di Milano, il santo che il popolo milanese volle nominare vescovo da governatore che era, fu un grande oratore. La sua convincente eloquenza seppe sconfiggere la terribile eresia ariana, e poi  seppe dar forza al suo popolo flagellato dalle invasioni barbariche. Ambrogio con raffinata dialettica ed energiche argomentazioni resistette all’imperatrice Giustina intenzionata a riportare l’Arianesimo a Milano; la sua parola indusse poi Agostino d’Ippona a quella conversione che avrebbe fatto di lui uno dei più grandi santi della Cristianità.

La parola della settimana è verginità
Uno dei suoi temi preferiti era la difesa della verginità. In un’epoca, il IV secolo, aperta ad ogni tipo di libertinaggio, era tra l’altro una coraggiosa difesa della donna e della sua dignità. Ma non ebbe molto successo tra le fanciulle milanesi. Furono invece numerose le giovani che accorrevano da altre città per ascoltarlo e seguirlo. Lui prese la cosa con ironia. “Se predico qui e persuado altrove” ebbe a dire alle sue fedeli “dovrò andare a predicare altrove per veder di persuadere voi”.

Saltando dai tempi di Ambrogio ai nostri, parlare oggi di verginità può sembrare perlomeno inattuale. Oggi i diritti civili hanno preso ben altre direzioni: la scelta di gender, la comunità LGBT. Persino le Autorità sovranazionali, nel nostro caso europee, sono impegnate a lanciare fulmini e minacce a quei paesi, come il nostro, che ancora non si son messi in pari con il matrimonio gay. Parlando poi di grande informazione, nessuno pensa di includere tra i diritti civili che meritano qualche riga in cronaca anche quello alla verginità. Eppure una notizia c’è, o meglio c’era: notiziola di fine estate, ignorata da gran parte della stampa, tranne che dal Giornale del 28 agosto che le ha dedicato un ampio servizio di Sabrina Cottone. 

Negli ultimi giorni di agosto, dal 27 al 30, si è tenuto a Venegono, in Lombardia, un raduno dell’Ordo Virginum che raccoglie donne laiche che hanno consacrato la loro verginità a Dio. È un ordine antichissimo, che risale proprio ai tempi di sant’Ambrogio e poi, quasi scomparso per secoli, è stato ripescato da Paolo VI e riportato in vita dal Concilio Vaticano II. 

Non sono suore, non sono legate da un voto ma da una promessa, e appartengono agli ambienti più vari. Ciascuna è economicamente indipendente, in grado di cavarsela, perché non sono sostenute da un ordine religioso. C’è la titolare di un’agenzia di comunicazione, l’insegnante, l’esperta di marketing, la dirigente d’azienda, la casalinga; chi vive sola, chi in piccoli gruppi. L’unica cosa che è loro richiesta è di non avere alle spalle un matrimonio, né una convivenza ufficiale. Non è richiesta nemmeno la verginità fisica. È la donazione a Dio della propria vita dal momento della promessa che conta.

Avrebbero meritato qualche riga in più.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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