Gandolfini (Family Day): "Laici e cattolici uniti su temi antropologici. Attendiamo Parisi sui fatti"

05 settembre 2016 ore 13:35, Marco Guerra
Massimo Gandolfini si raccontata nel libro di Stefano Lorenzetto L’Italia del Family day (nelle librerie dal 1 settembre) e traccia il futuro del movimento sulla scena culturale e politica. 
"Faremo un’azione di lobby trasversale e guardiamo con interesse alla coagulazione di forze sensibili ai nostri temi" spiega ad IntelligoNews il leader del comitato promotore delle due grandi manifestazioni di piazza. 
"Aspettiamo di sentire cosa dirà Parisi alla convention di Milano". 

Gandolfini si sarebbe mai aspettato un libro che raccontasse la sua vita e l’impegno del movimento pro-family da lei guidato?

"No assolutamente, non mi aspettavo che potesse suscitare un interesse così grande tanto da ricavarci persino un libro. Ho aderito alla proposta che mi fece Stefano Lorenzetto perché mi piacque soprattutto la seconda parte del testo; la prima è dedicata a spiegare chi è il sottoscritto, ovvero quello che viene definito come il leader del Family day, ma non mi interessava rendermi un personaggio noto al grande pubblico, mentre mi interessava molto spiegare le ragioni per le quali abbiamo preso l’impegno di dar vita a due grandi Family day e le ragioni per cui questi due eventi sono stati un grande successo. Dall’altra parte era importante tracciare una sorta di enciclopedia, di sintesi, dei grandi temi eticamente sensibili, di come li vedo e li propongo. E penso di poter dire che in molti di questi temi, che pure non hanno fatto parte dell’agenda del Family day, il popolo delle famiglie si riconosce. Insomma il libro è un' opera sia di ordine divulgativo sia di ordine culturale".

Nel libro si traccia anche il futuro del movimento?

"Assolutamente si, è la descrizione di un percorso nel quale vengono enumerati i temi sensibili che sono in grado di cambiare l’antropologia del nostro Paese, dei nostri concittadini, i temi sui quali il nostro popolo del Family day sarà sempre pronto a mobilitarsi e sui quali non abbiamo intensione di fare sconti. Coglierei l’occasione per dire che non siamo il popolo dello scontro ma del dialogo e di condivise e virtuose politiche, siamo anche noi parte di un popolo che vuole costruire ponti ma vogliamo essere molto chiari: questi ponti vanno costruiti su pilatri solidi e questi pilastri non possono essere indeboliti da teorie e antropologie confuse e buoniste. I pilastri devono essere solidi, poi possiamo costruirci sopra rotaie e autostrade”.

A conti fatti i due Family day sono serviti?

"Io credo che siano serviti moltissimo. Il più grande successo è quello di aver dato voce a chi non l’aveva e di avergli dato un’autorevolezza nell’ambito della disputa culturale e socio politica. Non dico che questa voce mancasse, ma erano tante piccole voci diverse. Il Family day ha coagulato tutte queste forze e le ha rese oggi un interlocutore sociale e politico di primaria importanza. Dal 20 giugno 2015 in poi, quando si tratta di discutere questioni che riguardano la vita e la famiglia, non si può più fare a meno di tener presente le istanze del popolo che si è riunito nelle due piazze romane. Siamo diventati un interlocutore politico  e culturale di grande spessore".

E sul piano pratico c’è qualche risultato da rivendicare?

"Dal punto di vista delle unioni civili, con un atteggiamento di arroganza e protervia, non si è voluto ascoltare il nostro grido. E' altrettanto vero però che la parte più ignominiosa di una legge pessima, che era quella sulla stepchild adoption, è stata fermata con le nostre pressioni di piazza. Basta dire che prima del Family day la maggioranza dei parlamentari che sosteneva questa legge diceva che l’adozione del figlio del partner era il passaggio fondamentale di tutto il provvedimento e che tolto questo loro avrebbero fatto mancare l’appoggio al ddl…poi sappiamo tutti come è andata a finire". 

Non essendo presenti in parlamento come movimento avete un interlocutore privilegiato nella sfera politico- istituzionale?

"Noi abbiamo l’ambizione di essere un movimento di pressione culturale trasversale. Riferendoci a tutti, deputati e senatori sensibili ai temi della vita della famiglia e dell’antropologia umana, abbiamo intensione di fare lobby affinché si crei un grande movimento trasversale su queste tematiche. È chiaro che guardiamo con grade attenzione alla possibilità che si possano ricostituire delle forze virtuose che su questi temi non siano disposate ad inciuci o compromessi di sorta per salvare poltrone e posizioni di potere. Quindi guardiamo con tanta speranza al fatto che possa nascere un soggetto, magari nuovo, attraverso la coagulazione di tante forze che vogliono essere i rappresentati di questi grandi valori. Se questo soggetto nascerà, noi diremo che quella sarà una forza da sostenere".

Parisi viene indicato da alcuni ambienti come possibile futuro leader del centro-destra. Può essere lui la figura, il perno, su cui costruire il processo di cui parlava?

"Io credo che per dare una risposta a questa domanda bisognerà attendere la convention che si terrà tra una decina di giorni a Milano. Per i contatti che ho avuto io con Stefano Parisi posso dire che ci sono delle speranze concrete che questi temi possano far parte dell’agenda del nuovo eventuale soggetto politico e noi restiamo a guardare con grande attenzione. L’uomo Parisi è un laico ma questo ci fa ancora più piacere, perché se troviamo una comunione di intenti su questi grandi temi, la collaborazione tra noi uomini del mondo cattolico e uomini del mando laico con principi etici ben saldi, diventerà una grande valore aggiunto. Quindi guardiamo alla convention di Milano con grande interesse e se possibile faremo sentire anche lì la nostra voce". 


 





autore / Marco Guerra
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