La pista dei cellulari sulla morte di Teresa e Trifone

06 agosto 2015, intelligo
La pista dei cellulari sulla morte di Teresa e Trifone
di Anna Paratore

Trent’anni lei, ventinove lui. Segni particolari: bellissimi.  Alto, atletico, palestrato, moro, lineamenti da statua greca, Trifone Ragone, un nome insolito e difficile pure da ricordare, è un militare di professione che arrotonda lo stipendio come buttafuori o ragazzo immagine in qualche discoteca mentre, giusto per non perdere tempo, si allena per il sollevamento pesi, disciplina che ama.
  
Minuta, delicata, scattante come una gazzella, bionda, occhi chiari, Teresa Costanza, ha una laura in materie economiche presa alla Bocconi, e anche lei arrotonda lo stipendio esibendosi nelle discoteche come ragazza immagine o cubista.

Sono entrambi originari del meridione, da alcuni anni vivono a Pordenone. In comune, oltre al grande amore che li unisce, hanno alcune passioni, soprattutto trascorrono tanto tempo in palestra, amanti come sono dello sport e della condizione atletica perfetta.
Una coppia invidiabile e, probabilmente invidiata fino a quando la sera del 17 marzo 2015, intorno alle 20.00, all’uscita della palestra dove Trifone si è allenato e Teresa è andata a prenderlo dopo aver fatto la spesa, vengono ammazzati da qualcuno che dimostra le capacità di un professionista. 

L’assassino, chiunque sia, aspetta che Teresa e Trifone siano entrati in auto, lei alla guida lui a lato passeggero, si avvicina e, attraverso lo sportello dal lato di Trifone, prima spara due colpi in rapida successione, tutti e due alla testa, poi rivolge l’arma verso Teresa che probabilmente non ha il tempo nemmeno per impaurirsi, e spara due colpi anche verso di lei. Poi torna a concentrarsi su Trifone per il colpo di grazia e, infine, si allontana.  Due morti, probabilmente in meno di un minuto. 

Sangue freddo e abilità di un killer o semplicemente fortuna? Le forze dell’ordine propendono per la prima ipotesi, e quindi più che mai serve un solido movente che giustifichi uno scempio simile.  Ma non è facile. Sebbene nelle vicinanze della palestra a quell’ora ci siano svariate persone, nessuno si accorge di quello che accade. Nessuno vede nulla. Addirittura, in un primo momento, quando vengono rinvenuti i corpi, qualcuno avanza l’ipotesi dell’omicidio suicidio, ma poi dal numero dei colpi andati a segno e dalla mancanza dell’arma sul luogo del delitto, è chiaro che si tratta di un assassinio in piena regola. E da come è andato, verrebbe da pensare a una vendetta. Le indagini si orientano sulle frequentazioni dei due ragazzi.

Ma niente. A distanza di mesi, gli investigatori si devono arrendere all’evidenza: non ci sono zone buie nella vita di Trifone e Teresa. I due non erano coinvolti in traffici strani.  I ragazzi facevano una vita normalissima. Avevano impegni di lavoro, e i loro conti correnti bancari dimostravano l’assoluta estraneità a traffici illeciti. E’ bene ribadirlo perché, all’indomani della tragica morte di questa giovane coppia, di illazioni se ne sono fatte tante, e pubblicamente, in barba anche al dolore dei familiari. 

Dunque, chi ha ucciso Trifone e Teresa? C’è l’ipotesi della vendetta sentimentale, della gelosia, ma anche lì si tratta di supposizioni e non si trovano riscontri validi. Da escludere uno scambio di persone, per tutta una serie di considerazioni, compresa la prestanza fisica della coppia. 

Le famiglie non vogliono arrendersi, e quella di Trifone Ragone si è rivolta allo staff della criminologa Roberta Bruzzone, che con un software chiamato Sky Hunter ha mappato tutte le celle telefoniche che si trovano lungo il percorso che va dalla casa dei due giovani, a Via Chioggia, fino al palasport Crisafulli nel cui parcheggio è avvenuto l’omicidio. Il lavoro sarà lungo e complesso perché appena terminata la rilevazione delle celle, bisognerà confrontare i dati digitali con i tabulati forniti dai vari operatori telefonici, come ha spiegato Simone Bonifazi, il consulente informatico dell’operazione. 

In questo modo, si potrà controllare anche quanto detto da eventuali testimoni e sospettati, per capire se nei vari interrogatori abbiano detto la verità sugli spostamenti di quella sera maledetta. Inoltre, tutta l’operazione potrebbe anche far scoprire se il giorno dell’agguato, Teresa o Trifone fossero stati pedinati da qualcuno. Perché tutto vada a buon fine, esiste solo una condizione: che l’assassino quel giorno avesse con sé il cellulare.

Tutte le informazioni raccolte, saranno poi messe a disposizione della Procura di Pordenone.              

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