Povertà e clima, i nuovi obiettivi Onu per il 2030

06 agosto 2015, intelligo
Povertà e clima, i nuovi obiettivi Onu per il 2030
di Raffaele Mancino

Dopo più di tre anni di complesse trattative, i 193 Stati membri dell’ONU hanno raggiunto un’intesa sulla Nuova Agenda per lo Sviluppo per i prossimi quindici anni. 

Il testo definitivo, chiamato ‘Transforming our World: The 2030 Agenda for Sustainable Development”, contiene 17 nuovi obiettivi suddivisi in ben 169 punti mirati. Si va dalla necessità di eliminare la fame e la povertà, ridurre le disuguaglianze tra le Nazioni, raggiungere l’equità di genere, fino al bisogno di migliorare il benessere e le condizioni di vita delle popolazioni, garantire l’accesso alle risorse idriche e alle cure sanitarie e adottare azioni urgenti per combattere il cambiamento climatico, come assicurare l’accesso a forme di energia convenienti, sostenibili e affidabili e promuovere una crescita economica inclusiva.
L’accordo in questione è stato accolto con entusiasmo dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon. “Possiamo essere la prima generazione che pone fine alla povertà a livello globale, ma anche l’ultima in grado di prevenire un impatto peggiore del surriscaldamento globale prima che sia troppo tardi”. Parole simili a quelle pronunciate da Barack Obama che, annunciando il nuovo piano USA per il clima, ha ammonito: “Siamo la prima generazione a sentire gli effetti del cambiamento climatico e l'ultima a potere fare qualcosa a riguardo”. 

Il documento finale delle Nazioni Unite verrà formalmente adottato durante il prossimo summit sullo sviluppo sostenibile previsto a New York verso la fine di settembre, al quale sono già iscritti a intervenire oltre 160 leader mondiali, compresi i Presidenti di Cina, Russia e Iran, paesi con percentuali considerevoli di inquinamento atmosferico. 

I punti programmatici sui quali è stato raggiunto l’accordo sostituiscono gli otto Obiettivi del Millennio adottati dai leader mondiali quindici anni fa, dei quali soltanto uno è stato raggiunto in toto, quello riguardante il dimezzamento del numero delle persone che vivono in povertà estrema. Un traguardo certamente importante, ma che è stato determinato essenzialmente dalla crescita economica della Cina. Zone come l’Africa Sub-Sahariana e l’Asia meridionale rimangono in sostanza ancora soggette a estreme e forti disugualianze economiche e sociali.

I nuovi obiettivi sono indirizzati sia agli Stati che a ogni singolo individuo, andando oltre una semplice e mera lista di indicazioni per i governi nazionali. 

Come ha ricordato Ban Ki-Moon, difatti, “essi impegnano tutti noi a essere cittadini del mondo responsabili, prendendoci cura del nostro ecosistema, dal quale dipende in definitiva ogni vita terrestre”.



 

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