Maltempo, Realacci (Pd): "Riorganizzare Protezione Civile. Maracchi su fenomeni estremi ha ragione"

06 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Maltempo, Realacci (Pd): 'Riorganizzare Protezione Civile. Maracchi su fenomeni estremi ha ragione'
“L’Italia è più esposta a fenomeni metereologici estremi”. “La priorità è la prevenzione: va riorganizzato il sistema di Protezione Civile, uno dei migliori al mondo”. “A Renzi dico: accetti la sfida sui cambiamenti climatici e sulla green economy”. Tre pillole su ciò che è successo tra il Cadore e Firenze e su cosa si può fare per non ritrovarsi a contare i danni, e, spesso, i morti. Tre pillole che Ermete Realacci, deputato dem e presidente della Commissione Ambiente della Camera, nella conversazione con Intelligonews consegna al premier come “compito” per le vacanze.

Dal disastro del Cadore a Firenze sott’acqua: rispetto a un anno fa c’è un peggioramento di fenomeni metereologici così intensi e violenti?

«Al di là della sensazione che possiamo avere, è significativo i il dato di Maracchi che è un bravissimo metereologo il quale ha verificato che dal 1960 a oggi i fenomeni metereologici estremi sono aumentati del 900 per cento. Ieri in Commissione abbiamo ascoltato il segretario dell’Autorità di Bacino del Po anche perché dal 2002 in poi l’intensificazione di fenomeni estremi, quindi forti piogge alternati a periodi di grande siccità in questa stagione, hanno sottoposto il bacino del Po a uno stress fortissimo. Adesso il cuneo salino in superficie è risalito di dieci-quindici chilometri alla Foce e in prospettiva è probabile che la situazione peggiori. Quindi servono politiche più efficaci e coordinate ad esempio sull’uso dell’acqua, anche perché una parte della portata del bacino che poi affluisce nel Po è frutto, non tanto dello scioglimento delle nevi quanto dello scioglimento e dell’arretramento dei ghiacciai. E se i ghiacciai non forniranno acqua in questo periodo dell’anno, la situazione in futuro andrà peggiorando. Quindi, servono politiche da un alto di contrasto ai cambiamenti climatici; dall’altro politiche per fronteggiare fenomeni, che in Italia non sempre sono state fatte»

A proposito di leggi, in casi come questi potrebbe servire una normativa d’urgenza per far fronte al prima con la prevenzione ma anche al dopo, cioè quando si tratta di ripianare i danni provocati alle comunità locali?

«Occorre distinguere tra cose diverse. Ieri in Commissione abbiamo avviato la discussione sulla delega di revisione del sistema di Protezione Civile che sicuramente va rimesso in ordine, ne vanno superati i limiti, tenendo presente che si tratta di uno dei sistemi migliori al mondo. Questo va fatto anche per le interconnessioni che ci sono tra Stato e volontariato organizzato che in Italia è molto forte. Se vuole il mio punto di vista, penso che aiuterebbe l’istituzione del servizio civile obbligatorio per tutti, ragazzi e ragazze che per un periodo limitato si dedichino a questioni di interesse generale facendo anche un percorso formativo e contribuendo alla tutela delle aree più fragili del Paese. Su questo punto ho presentato un disegno di legge firmato da una cinquantina di parlamentari».

Ma sul fronte dei danni da ripianare e dunque dei costi?

«La situazione è complicata. Per ora noi campiamo alla giornata nel senso che quando si verifica un disastro si cerca di trovare le risorse. Il primo punto è rendere disponibili risorse per la prevenzione, anche perché oggi parliamo di fenomeni metereologici estremi ma lo stesso discorso vale per i terremoti, rispetto ai quali paghiamo un prezzo altissimo in termini di vittime e di danni.  Oltretutto una corretta prevenzione rappresenta anche una leva economica importante; per ora lo stiamo facendo con l’ecobonus esteso anche al settore sismico. Per riparare ai danni occorre stabilire regole che valgono per tutti: l’orientamento di alcuni Paesi europei è prevedere forme di assicurazione obbligatoria, ma è questione delicata e va capito come organizzarla, perché se è un obolo fisso per tutti, diventa una tassa; se invece si gradua l’importo da versare sulla base della pericolosità della situazione è ben altro. E’ chiaro che col passare degli anni dovremo capire come far fronte a situazioni che purtroppo si stanno intensificando»

Ma l’Italia per la sua conformazione orografica è più a rischio di altri Paesi?

«L’Italia ha la particolarità di essere circondata per la maggiorparte dal mare e il mare come elemento anche di condizionamento del clima, svolge un ruolo fondamentale. Vale per la corrente del Golfo ma vale, con le dovute, proporzioni anche per il Mediterraneo dove abbiamo aumenti di temperatura mediamente più alti di quelli dell’intero pianeta. Tanto per capirsi: se la temperatura del pianeta aumenta di 0,9 gradi, in Italia aumenta di 1,5 gradi. E tutto questo alla fine produce effetti e ripercussioni. Non è certo solo un problema dell’Italia ma del mondo e se è stato firmato nel novembre scorso un accordo tra Obama e dunque gli Usa e la Cina vuol dire che si sta mettendo in moto il mondo sul tema dei cambiamenti climatici, adottando politiche di riduzione delle emissioni di C02»

Cosa dovrebbe fare Renzi e cosa lei, in base alla sua esperienza consiglierebbe al premier?

«Anzitutto accettare la sfida perché l’Italia su questo versante non è il fanalino di coda. Ricordiamoci che ha il 40 per cento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e ci sono cambiamenti in atto che sono molto più veloci di quanto pensassimo. Chi avrebbe detto che si parlasse degli effetti di una eclisse di sole sul versante energetico e fino a pochi anni fa c’era chi voleva fare centrali nucleari, poi fermate dalla saggezza degli italiani; anche perché se Enel avesse avviato la costruzione di centrali nucleari oggi sarebbe una Bad Company e dovremo pagare salato per tenerla in vita. In Italia, tre anni fa, c’era un ministro del mio partito che riteneva strategica la centrale a carbone di Porto Tolle: è arrivata la nuova dirigenza Enel che non solo non ha fatto Porto Tolle ma ha chiuso 22 centrali a carbone obsolete e inquinanti. Questo per dire che ci sono cambiamenti in atto in tanti settori economici anche senza politiche governative. Poi è chiaro che la politica deve fare la sua parte e questa sfida è trasversale, cioè interessa tutti i settori. Una sfida che ha bisogno di una politica lungimirante e non sempre i governi l’hanno fatta, di accompagnamento alle fonti rinnovabili. C’è una cosa che mi fa veramente arrabbiare…».

Cosa? 

«Ho presentato un’interrogazione sulla questione del conto termico che è una misura di incentivazione alla produzione di calore con fonti rinnovabili e al risparmio energetico, peraltro già finanziata con  900 milioni, 700 per i privati e 200 per il pubblico, che eravamo riusciti a inserire nello Sblocca-Italia. Ecco a distanza di sei mesi ancora non è stata resa operativa e tu hai 900 milioni pronti ma bloccati per inefficienze e lungaggini burocratiche tra ministeri. In sostanza, servono politiche di attenzione costante verso tutti i settori, incluso quello dell’edilizia che ha risentito maggiormente della crisi economica ed è collegato al capitolo della green economy. Alcuni effetti di sostegno al settore si sono avuti con l’ecobonus e il credito di imposta ma adesso nella legge si stabilità queste misure che anche io come altri abbiamo fortemente voluto, vanno stabilizzate, consolidate anche perché l’anno scorso hanno prodotto qualcosa come 400mila posti di lavoro tra diretto e indotto»

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autore / Lucia Bigozzi
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