Emorroidi vergogna e tabù: colpiti 3 milioni di italiani. Cosa fare

06 agosto 2016 ore 14:55, Andrea Barcariol
Si stima che ne venga colpita, almeno una volta nella vita, circa la metà della popolazione occidentale dopo i 40 anni. Eppure per tanti la malattia emorroidaria rimane un argomento tabù, un problema di cui vergognarsi. Conseguenza? Si va dal medico sono nei casi estremi, trascurando la prevenzione dopo i primi sintomi. "La diffusione effettiva è difficile da stabilire perché molti non si rivolgono al medico e magari si autocurano per mesi senza diagnosi, un grosso rischio”, spiegano i medici.
Il sintomo iniziale è il sanguinamento, al quale si associano sempre bruciore e fastidio locale. Agli stadi iniziali, semplici accorgimenti comportamentali possono far migliorare rapidamente la sintomatologia. Una dieta varia, ricca di frutta e verdure, con un adeguato apporto d’acqua e un’attività fisica costante possono regolarizzare l’intestino e rendere traumatica l’evacuazione. L’uso di farmaci venotonici o antinfiammatori topici o per bocca risultano utili nei periodi di riacutizzazione della sintomatologia e per prevenire le crisi emorroidarie. Per i gradi più avanzati di malattia emorroidaria, che pesano gravemente sulla qualità di vita del paziente, esistono diverse opzioni chirurgiche. Attualmente si possono usare bisturi a ultrasuoni o radiofrequenza che, insieme ad una terapia antalgica adeguata, riducono molto i disturbi ed il rischio di sanguinamento post operatori.

Emorroidi vergogna e tabù: colpiti 3 milioni di italiani. Cosa fare
In Italia soffrono di questa malattia circa tre milioni di persone, senza una chiara differenza tra i sessi (le donne sono leggermente più a rischio per via della gravidanza e del successivo parto). Le emorroidi sono dei piccoli cuscinetti vascolari con il compito di favorire il riflusso del sangue, sono posizionati nell’ano, e quando s’ingrossano provocano forti dolori. Entrando nello specifico, le emorroidi sono dilatazioni della parete di vene situate nel tessuto del tratto terminale del retto e dell’ano. Vengono chiamate anche vene varicose dell’estremità viscerale in analogia con dilatazioni simili che si manifestano nelle vene della gamba.
La malattia è tipica dei Paesi occidentali, legata all’alimentazione del benessere povera di scorie e alla sedentarietà ma forse c’è una predisposizione genetica, per una certa familiarità. Aspetti quali scarso esercizio, sollevamento di pesi, cibi irritanti e piccanti, fumo sono solo cofattori, non cause.

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