Bieber sbarca in Norvegia e cinque scuole rinviano gli esami per farlo cantare

06 aprile 2013 ore 9:20, intelligo
Bieber sbarca in Norvegia e cinque scuole rinviano gli esami per farlo cantare
di Domenico Naso Il tour di Justin Bieber sbarca in Norvegia ed è tempo di follie anche per i solitamente compassati nordici. Per non interferire con la Bieber-mania di bambini e adolescenti, e scongiurare aule tristemente vuote, molte scuole di Oslo hanno spostato i tradizionali esami di metà anno. È il caso, ad esempio, di cinque istituti scolastici del porto di Alesund che hanno ceduto all’inarrestabile ondata dei “beliebers” (i fan del giovane cantante canadese si chiamano così), visto che molti studenti avevano già comprato i biglietti per il concerto. La dichiarazione del preside della scuola di Blindheim suona come una resa incondizionata: “Era una battaglia che non potevamo vincere”. Il ministero dell’Istruzione tenta di tenere il punto e dichiara solennemente che “non saranno presi provvedimenti a favore o contro i ragazzi che si assenteranno da scuola per assistere al concerto di Bieber”, ma ormai la frittata è fatta. La sconfitta dell’istituzione scolastica contro il gigante sbarbato dell’entertainment globale è paradigmatica: di fronte al fenomeno musicale (e culturale, ahinoi) del momento non c’è esame che tenga. Il giovane Bieber, che sul web ha creato due fazioni opposte pronte a cavarsi gli occhi a suon di tweet, non è nuovo a scene di delirio collettivo. Ogni sua apparizione è un happening, tanto che lo scorso anno, sempre a Oslo (a quelle latitudini ci si deve annoiare parecchio), è dovuta intervenire la polizia in assetto anti-sommossa per disperdere la folla urlante di teenager esagitati. Nessuno prima d’ora, però, aveva osato sconvolgere le abitudini scolastiche per venire incontro alla Bieber Fever. Segno dei tempi, lo spostamento degli esami norvegesi. E non certo un segno confortante, in realtà. Da noi, il bambinone canadese che somiglia al figlio di Ken, è già venuto. A Bologna, per la precisione. Un tempo capitale di culture alternative e rivoluzioni giovanili, poche settimane fa il capoluogo emiliano si è trasformato nel tempio italico dell’omologazione cultural-musicale di questi tempi balordi. Ma nessuno ha pensato di chiudere le scuole. Vista la situazione italiana, ci mancava giusto questo.
autore / intelligo
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