L'anonimo di Repubblica sa chi "ha ordinato sequestro di Giulio Regeni". Gentiloni duro

06 aprile 2016 ore 11:09, intelligo
Giulio Regeni ha bisogno di giustizia. Non c'è tempo da perdere. "Se un cambio di marcia" non ci sarà, il governo è pronto a reagire adottando misure appropriate e proporzionate", lo ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'informativa al Senato sul caso del ricercatore italiano sequestrato al Cairo il 25 gennaio e ritrovato morto il 3 febbraio. "Siamo alla vigilia di importanti incontri che potrebbero essere decisivi per lo sviluppo dlele indagini. Credo importante che il Parlamento faccia sentire propria una voce unitaria - ha spiegato Gentiloni sottolineando che "per ragioni di Stato non permetteremo che venga calpestata la dignità del nostro Paese". Decisivo l'incontro in programma giovedì e venerdì con gli investigatori egiziani. "Credo sia legittimo chiedersi se la fermezza delle reazioni di governo, magistratura, famiglia e Italia intera potrà riaprire il canale di piena collaborazione tra l'altro assicurato dal presidente al Sisi. Lo capiremo a partire dall'incontro tra gli inquirenti". 

L'anonimo di Repubblica sa chi 'ha ordinato sequestro di Giulio Regeni'. Gentiloni duro
Incontro che "potrebbe essere decisivo" per lo sviluppo dell'inchiesta. Se così non fosse l'Italia è pronta ad adottare "misure tempestive e proporzionate". Parole che non sono passate inosservate in Egitto e pronta è arrivata la replica stizzita da parte del ministero degli Esteri egiziano. "Visti i forti legami storici tra i popoli e i governi dei due Paesi e che gli ultimi avvenimenti testimoniano il coordinamento nelle indagini sulla morte di Regeni, l'Egitto si astiene dal commentare il discorso del ministro Gentiloni - si legge nel comunicato firmato dal portavoce Ahmed Abu Zeid -. Il discorso e le osservazioni di Gentiloni complicano ulteriormente la situazione alla vigilia dell'arrivo della squadra di pubblici ministeri e di alti funzionari egiziani a Roma per condividere con gli inquirenti italiani gli ultimi sviluppi nelle indagini". Il Premier Matteo Renzi ha ribadito che il governo andrà avanti. "La vicenda di Giulio Regeni ci ha colpito tutti, molto. La famiglia Regeni ha dato una gigantesca lezione al mondo. Ci fermeremo davanti alla verità. La verità vera. Lo dobbiamo a Giulio, agli amici, al suo babbo, alla sua mamma, alla sua sorellina. Ma lo dobbiamo a tutti noi. Speriamo e pensiamo che l'Egitto possa collaborare con le autorità italiane, abbiamo ricevuto la disponibilità di andare a vedere le carte insieme e vogliamo che questa verità sia provata".

Tutto questo mentre spunta il nome del generale Khaled Shalabi, sul quale si potrebbero concentrare le responsabilità per questa morte assurda.
Un anonimo che si dice della polizia segreta egiziana scrive da qualche giorno a Repubblica accusando i vertici egiziani e svelando dettagli delle torture inflitte a Giulio Regeni mai resi pubblici, conosciuti solo dagli inquirenti italiani. Lo riporta oggi lo stesso quotidiano ed è ripresa la notizia dall'Ansa, spiegando che le sue mail sono state acquisite dalla Procura di Roma. "L'ordine di sequestrare Giulio Regeni - scrive l'anonimo - è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza. Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza nazionale. Fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per 24 ore". Nella caserma di Giza, Giulio "viene privato del cellulare e dei documenti e - continua la mail arrivata a Repubblica -, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell'Ambasciata italiana", viene pestato una prima volta. Chi lo interroga "vuole conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando". Quindi tra il 26 e il 27 gennaio "per ordine del ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar" viene trasferito "in una sede della Sicurezza nazionale a Nasr City". Tre giorni di torture secondo l'anonimo nel testo pubblicato da Repubblica online - e il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari a Nasr City perché venga interrogato da loro". Seguono torture sempre più volente - racconta la fonte -, fino alla morte di Giulio. "Viene messo in una cella frigorifera dell'ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne. La decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la Sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja". 
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