Effetto Panama Papers: premier islandese si dimette. E spuntano i complotti

06 aprile 2016 ore 10:50, Adriano Scianca
Effetto Panama Papers: premier islandese si dimette. E spuntano i complotti
Lo scandalo “Panama Papers” sui conti offshore dei vip del mondo fa la sua prima vittima: il premier islandese David Gunnlaugsson - accusato di aver usato, insieme alla moglie, una società in un paradiso fiscale per nascondere ricchezze milionarie – si è dimesso. Nelle scorse ore, migliaia di cittadini erano scesi in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro. Pur senza giungere a dimissioni così clamorose, l'intera classe politica mondiale è comunque scossa dai leaks sui conti panamensi aperti tramite lo studio Mossack Fonseca. 

Barack Obama ha parlato di un “problema globale” relativo alla “elusione fiscale”. E mentre in Germania molte benache pubbliche o salvate con soldi pubblici sembrano implicate nello scandalo, per l'imbarazzo del governo Merkel, in Gran Bretagna David Cameron è sempre più in crisi dopo le indiscrezioni sul fatto che il padre Ian abbia nascosto per decenni al fisco britannico le sue fortune di broker della finanza. Ma c'è anche chi non ci sta e grida alla manovra Usa: in Cina gli organi di stampa vicini al Partito comunista avanzano il sospetto che si tratti di una fuga di notizie pilotata da Washington per colpire i Paesi non occidentali, mentre sui motori di ricerca locali le notizie sullo scandalo (che coinvolgerebbe anche l'entourage del presidente Xi Jinping) sono pesantemente censurate. Anche in Russia il portavoce del Cremlino ha esplicitamente avanzato l'ipotesi che l'operazione giornalistica non sia limpida e serva a colpire politicamente Putin. In Italia, intanto, il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo  piemontese, ha avviato indagini per riciclaggio. 

Le accuse agli Usa sono deliri complottisti o c'è qualcosa di vero? Difficile saperlo. Di sicuro colpisce che a fronte di 800 nomi italiani e un migliaio in Francia o Germania, nei “papers” si trovino solo 211 cittadini con indirizzo negli Stati Uniti, e fra loro nessun nome importante. Solo un caso? C'è anche chi fa notare che l'International Consortium of Investigative Journalists, che ha tirato fuori lo scoop, abbia tra i suoi finanziatori l'Open Society di Soros, i cui “aiuti” non sembrano mai politicamente disinteressati. Inoltre uno dei partner dell’Icij sarebbe l’Organized Crime and Corruption Reporting Project, che ha come sostenitori di nuovo Open Society e poi UsAid, ovvero la United States Agency for International Development, che è di fatto un’agenzia governativa statunitense. Non sarà un complotto, ma c'è sicuramente materiale che merita un approfondimento.
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