Panama Papers, G. Chiesa: "L'obiettivo è Vladimir Putin. Ecco chi c'è dietro"

06 aprile 2016 ore 12:09, Adriano Scianca
"L'obiettivo è Putin". Ne è convinto Giulietto Chiesa, che vede nell'inchiesta "Panama Papers" una manovra tutta americana. E a IntelligoNews, il giornalista spiega: "Mi fa sorridere che si racconti di un'inchiesta che ha visto al lavoro 300 giornalisti investigativi. Da dove vengono?".

La convince l'inchiesta sui conti offshore dei vip del mondo?

«Partiamo dal punto di partenza: il centro da cui sono partite le inchieste è un ente finanziato da varie fondazioni: Rockfeller, Carnegie, Open Society etc. Sono le stesse che finanziano le ong americane che agiscono contro la Russia. È evidente che l'obiettivo è quello di mettere sotto accusa Putin e la Russia». 

Ci stanno riuscendo?

Panama Papers, G. Chiesa: 'L'obiettivo è Vladimir Putin. Ecco chi c'è dietro'
«Sì, direi che l'operazione è riuscita. Il presidente russo, adesso, rimarrà sulle prime pagine di tutti i giornali come il grande riciclatore di denaro sporco. Ovviamente tutto quello che è emerso era stra-noto e arci-noto. Tutti sanno che i grandi uomini politici si comportano così. Ora tutti i coinvolti metteranno in campo studi legali importantissimi e nessuno, alla fine, sarà colpito. E sul banco degli imputati resterà solo Putin».

Lei non crede alla colpevolezza di Putin?

«Io dico solo che il “malvagio dittatore” Putin non dovrebbe essere così sciocco da mettere tutti i suoi soldi nelle mani dei suoi nemici. Per mettere i soldi nei paradisi fiscali bisogna passare per le banche occidentali. Putin è molto più intelligente di così». 

L'idea dell'operazione a guida americana è però contraddetta dal fatto che i politici toccati sembrano trasversali alle posizioni politiche pro o anti-Usa...

«“Sembrano trasversali”, appunto. Non sono mica sciocchi, quelli che organizzano queste cose. Non potevano fare una cosa troppo plateale. È fatto in modo che lei, ora, mi ponga questa obiezione. Ma se va a vedere non è vero che colpisce tutti...».

Insomma, l'operazione giornalistica non la convince per niente...

«A me fa sorridere che si racconti di un'inchiesta che ha visto al lavoro 300 giornalisti investigativi. Ma da dove vengono? La stampa occidentale non sa più fare vere indagini, non sa neanche leggere i comunicati. La verità è che questi 300 giornalisti sono pagati profumatamente dalle fondazioni americane che hanno commissionato l'inchiesta».
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