Bonus di 80€ in attesa della “flessibilità” sulle pensioni? Sindacati “uniti” pronti alla mobilitazione

06 aprile 2016 ore 17:03, Luca Lippi
Come volevasi dimostrare, alla freddezza dello stesso Governo sulle affermazioni di Renzi che ha letteralmente creato più di qualche sconcerto, si aggiunge anche la freddezza che è più una resa, una sorta di annichilimento alle promesse non mantenute, scetticismo in sostanza! E’ piuttosto ovvio che ai sindacati un provvedimento del genere non può che andare bene, ma nella sostanza lo vede come un rischio, e il rischio è quello di doversi sentire che a conti fatti devono accontentarsi di questo bonus altrimenti niente.
Questo non è quello che chiedono i sindacati, da tempo ormai sul piede di guerra, le ipotesi di riforma delle pensioni sono diverse, tanto se ne parla ma ancora non si riesce a trovare una quadra che sia realizzabile, o più realizzabile dell’attuale riforma Fornero che ormai naviga incontrastabile (parrebbe) fra slogan persecutori e disfattisti e riflessioni meno “aggressive”. Poiché tutto è migliorabile, e nessuno possiede l’infallibilità, è ora il turno di prendere una decisione se cambiare, modificare, vessare per il bene comune…tutte cose che richiedono una responsabilità ma che restano piuttosto complicate da esercitare giacché un capro espiatorio esiste!
E allora tutti dicono una cosa e nessuno dice realmente niente, o niente che abbia modificato la situazione, fatte salve le salvaguardie che comunque non rendono gli anni di vita consumati dalle vittime nell’attesa.

Bonus di 80€ in attesa della “flessibilità” sulle pensioni? Sindacati “uniti” pronti alla mobilitazione

A questo mirano i sindacati che, quindi, non possono più accontentarsi, e soprattutto non possono accontentarsi di 80 euro per le pensioni sotto i 500 euro quando il vero problema per loro è rivendicare il diritto alla pensione e alla flessibilità in uscita dal lavoro. Per questo tornano ai vecchi metodi, si uniscono e si mobilitano (previsto sciopero il 12 aprile), e dopo il discorso di Renzi di ieri sono ancora più agguerriti (come biasimarli) perché oltretutto si sentono anche presi in giro.
la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso: “Lo mettiamo nel capitolo annunci o nel capitolo siamo in difficoltà?”, si chiede a margine di un convegno. Il numero uno della Uil,Carmelo Barabagallo, che chiede a Renzi di spiegare a chi andrebbero questi soldi e cosa vuole fare per rendere strutturale il bonus: “Le chiacchiere stanno a zero. Bisogna estendere il bonus di 80 euro e renderlo strutturale per tutti i pensionati”. Anche la leader della Cisl, Anna Maria Furlan, si augura che “le parole del premier non siamo sempre e solo annunci. Riteniamo inoltre opportuno  lavorare a un intervento di carattere più generale e strutturale per evitare che l’eccessiva segmentazione delle agevolazioni fiscali produca iniquità fra chi può beneficiare del bonus e chi ne resterebbe escluso”.
Ha fatto male i calcoli Matteo Renzi, ha creduto di far bene e invece pare proprio abbia creato un pasticcio! Soprattutto in considerazione del fatto che all’interno del suo Governo una bocciatura arriva dal sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti: “Senza un ordine di priorità si rischia di affiancare all’esasperato populismo dell’opposizione che affligge il nostro paese al populismo di governo di cui non abbiamo bisogno. Uno dei desideri non solo di questo governo ma anche dei precedenti è quello di aumentare le pensioni minime, ma è chiaro che bisogna darsi delle priorità. Per noi la priorità è confermare le riduzioni fiscali a favore di chi lavora e produce, scongiurare le clausole di salvaguardia e solo poi prendere in mano la parte sulle pensioni mettendo però un fila le questioni pensando prima di tutto a chi non ha né un lavoro né una pensione e dopo pensare a chi vuole andare in pensione prima e a chi la vorrebbe avere un po’ più alta», ha concluso”. 
Meno severo ma tecnicamente più ficcante l’intervento sull’argomento del Ministro Padoan che alle parole di Renzi deve aver provato un sussulto: “L’Italia, ha varato una delle più ambiziose riforme del sistema pensionistico, gli indicatori europei ci segnalano che il nostro è tra i migliori sistemi esistenti, eventuali interventi non possono che partire da questa considerazione”.
Cerca di mettere una pezza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e consigliere economico di Renzi, Tommaso Nannicini: “Gli 80 euro alle pensioni minime? È un tema da approfondire. Non è una riforma delle pensioni, si tratta di alcuni accorgimenti per il sostegno delle pensioni basse e sarà fatto da qui alla fine della legislatura, il 2018. I tempi non so prevederli. Non è la priorità. A un certo punto arriveremo al tema di sostenere il reddito dei pensioni molto basse”.
Ci chiediamo, a quale punto? E soprattutto, quale 2018?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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