Expo 2015. Sante lotte di potere? E il Papa disdice l'udienza con Scola

06 dicembre 2013 ore 11:12, intelligo
Expo 2015. Sante lotte di potere? E il Papa disdice l'udienza con Scola
di Americo Mascarucci.   Anche papa Francesco ha il diritto di essere stanco e di desiderare un po’ di pace. Non c’è da stupirsi dunque se, ogni tanto, anche lui è costretto a disdire gli impegni assunti per godersi qualche ora di sano e meritato riposo. Ma quando ad essere disdetta è l’udienza che il Papa ha concesso all’arcivescovo di Milano Angelo Scola e alla delegazione dell’Expò 2015, inevitabilmente la notizia non può passare inosservata. Ancora di più se si considera che il cardinale Scola, il commissario unico di Expò Giuseppe Sala e gli altri componenti la delegazione, sono stati fatti ritornare a Milano senza la promessa papale di visitare la Città di Sant’Ambrogio. Il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi ha sgomberato il campo da ogni equivoco riferendo di un improvviso, lieve, malore del Santo Padre. Il cardinale Scola, con altrettanta diplomazia, ha specificato che l’incontro è soltanto rinviato e che, con ogni probabilità, si terrà subito dopo Natale. Sarà davvero così? A Milano, intorno ad Expò 2015, le polemiche non mancano. Anche la nomina del commissario unico Sala, decisa dal Governo Letta, è stata da molti interpretata come un chiaro tentativo di sottrarre l’organizzazione dell’esposizione universale dalle “grinfie” della politica locale. Sulla gestione dell’evento si erano accese lotte di potere fra l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni da una parte, il suo successore Roberto Maroni dall’altra ed il sindaco Giuliano Pisapia in mezzo. Formigoni non aveva messo in conto di dover lasciare la poltrona di presidente della Lombardia con due anni e mezzo d’anticipo ed era anzi convinto di poter, non soltanto gestire la fase organizzativa, ma l’evento stesso, visto che il suo mandato doveva scadere nella primavera del 2015. Dalle parti della Lega, ma ancora di più in ampi settori dell’ex Pdl dove il “Celeste” non riscuoteva grandi simpatie, in molti avevano denunciato il concreto rischio di una corsa agli appalti da parte delle imprese vicine a Comunione e Liberazione, pronte a spartirsi, legittimamente ed in maniera del tutto lecita, il grosso della torta. I maligni sostengono addirittura che alla base della defenestrazione di Formigoni, non ci siano in realtà gli scandali sulla sanità che hanno coinvolto l’ex governatore oggi senatore del Nuovo centrodestra, ma piuttosto il desiderio di togliergli dalle mani il “giocattolo” dell’Expò. Lo scontro adesso sembra essersi spostato all’interno del Governo fra il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, ex Pdl oggi nel partito di Alfano ma soprattutto ciellino di provata fede, ed il Pd di rito renziano. Gli amici di Renzi, in testa a tutti il sottosegretario alle Infrastrutture Vincenzo De Luca, non a caso finito proprio in questi giorni nel mirino del Nuovo centrodestra per la vicenda dell’incompatibilità con la carica di sindaco di Salerno, hanno infatti  messo sotto accusa la gestione del Ministero da parte di Lupi. C’è da star certi che qualora il sindaco di Firenze dovesse vincere le primarie e diventare segretario del Pd, la richiesta di un riassetto dell’esecutivo con relativo ridimensionamento in campo alfaniano, ad iniziare proprio dalle Infrastrutture, si farà ancora più pressante. La gestione dell’Expò, e la possibilità concreta che il mondo di Cl attraverso l’intercessione del ministro Lupi possa accaparrarsi, ripetiamo legittimamente ed in modo lecito il grosso degli appalti, sarebbe all’origine delle tensioni di questi giorni fra renziani e diversamente berlusconiani. Da non dimenticare poi che Expò 2015 è anche partner della missione della portaerei Cavour nei mari dell’Africa insieme a Finmeccanica e alle varie imprese del settore armamenti. Una missione fortemente voluta dal Ministero della Difesa dove, guarda caso, siede un altro ciellino di stretta osservanza come Mario Mauro. Di fronte ad uno scenario simile non c’è quindi da meravigliarsi se, più di qualcuno, ha ipotizzato che dietro la decisione di Bergoglio di disdire l’udienza con il cardinale Scola e la delegazione dell’Expò vi fossero motivazioni ben più serie della stanchezza papale. Motivazioni di opportunità, e nei sacri palazzi si sa sono molti a non nutrire simpatia per i “discepoli” di don Giussani.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]