Le parole della settimana: soldi soldi soldi per Mafia Capitale...

06 dicembre 2014 ore 8:01, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: soldi soldi soldi per Mafia Capitale...
La tempesta perfetta di Mafia Capitale travolge anche il Pd, erede di una consacrazione a partito degli onesti che risale a Enrico Berlinguer e lo scaraventa di violenza nella terra di mezzo dell’affarismo politico, sotto gli occhi di tutti. È sempre una questione di soldi. Ma da dove vengono questi soldi? Dalle nostre tasche, s’intende.
Interessante è scoprire d’onde vengano i soldi nelle avventure della lingua. La magica parola viene nientemeno che da Costantino che nel IV secolo, per sostenere l’impresa di trasferire la capitale da Roma a Bisanzio, rinominata per l’occasione Costantinopoli, coniò una nuova moneta: il nummus solidus, alla lettera moneta solida, cioè pesante, preziosa: era infatti una moneta d’oro. Poi, il solidus in italiano, caduta la i atona interconsonantica, divenne soldo. Da cui, tra parentesi, sin dal Medio Evo, soldato per significare un militare assoldato cioè pagato: il mercenario. E perché i soldi si chiamano anche denaro? Per via di un’altra discendenza latina. Il nummus denarius, in argento, era una moneta da dieci assi (e l’asse era la moneta base dell’antica Roma). Denarius perché in latino deni significa ogni dieci (numerale distributivo) dunque ogni dieci assi, un denarius, in italiano denaro. Qualcuno, più familiarmente, parla anche di quattrini: il quattrino era una moneta medievale del valore di quattro denari. Tutto il gran movimento di Mafia Capitale ruotava intorno al principio che “pecunia non olet”. Già: pecunia, da cui il nostro aggettivo pecuniario. Viene da pecus, pecora: la prima forma di ricchezza in una civiltà pastorale. Secondo la leggenda, fu Servio Tullio, quinto re di Roma, a coniare la prima moneta romana, che portava appunto l’immagine di una pecora, e a chiamarla pecunia. Il panorama non è finito, manca il termine più corrente: moneta. Qui dobbiamo scomodare la più potente dea dell’Olimpo, Giunone. Juno Moneta era nella mitologia romana Giunone Ammonitrice, (dal verbo moneo) potremmo dire “Giunone dal Buon Consiglio”. A lei fu eretto un tempio in cima al Campidoglio, proprio là dove oggi sorge la Basilica dell’Aracoeli. Ma accanto al tempio di Juno Moneta i Romani ebbero la bella idea di costruire la zecca. Che ben presto fu dal popolo chiamata essa stessa moneta. E moneta fu chiamato pure il suo prodotto, cioè i soldi. Per non fare ingiustizie riguardo ai quattro punti cardinali, dovremmo ricordare che i ghei lombardi trafficati attorno all’Expo derivano da un termine germanico, Geld cioè denaro; e che i bèzi che hanno turbinato attorno al Mose veneziano traggono il nome dal tedesco Bàtze che significa orsetto. Campeggiava infatti un orsetto su una moneta rinascimentale di Venezia, perché era coniata a Berna (Svizzera tedesca) il cui simbolo cantonale è un rampante orso.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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