Marrazzo (Gay Center): “Perché Letta non dice 'siamo tutti gay' a Sochi? Per noi la Chiesa è omofoba e la Bonino ci ha tradito"

06 febbraio 2014 ore 15:27, intelligo
Marrazzo (Gay Center): “Perché Letta non dice 'siamo tutti gay' a Sochi? Per noi la Chiesa è omofoba e la Bonino ci ha tradito'
di Marco Guerra Alla vigilia dell’inizio ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi, Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, manifesta la sua amarezza per la partecipazione alla cerimonia d’apertura della delegazione italiana guidata dal premier Letta e si prepara alla manifestazione indetta in contemporanea domani a Roma davanti all’Ambasciata Russa per “dire no alle leggi anti gay di Putin”. Un protesta che potrebbe ripetersi tra otto anni, con toni ancora più accesi, in occasione dei mondiali di calcio in Qatar, Paese che perseguita ogni tipo di relazione omosessuale. Letta è uno dei pochi leader ad andare a Sochi per le Olimpiadi, voi invece domani organizzerete una manifestazione davanti all’Ambasciata Russa di Roma. Cosa vorreste dire al premier italiano? «Letta avrebbe dovuto disertare i Giochi di Putin come hanno fatto altri leader europei dalla Merkel a Hollande a Cameron. O avrebbe dovuto chiedere di incontrare i rappresentanti delle Organizzazioni LGBT russe come ha fatto Obama. O avrebbe dovuto incontrare il giovane gay russo che chiede asilo in Italia. Non basta andare a Sochi e fare una dichiarazione, anche se può essere importante. Chissà forse Letta potrebbe dire "Io sono gay. Siamo tutti gay". Putin gli applicherebbe le norme punitive sulla propaganda? Comunque mentre Letta sarà a Sochi noi stenderemo una bandiera arcobaleno di 7 metri a Roma davanti all'Ambasciata Russa. Lo faremo per i gay russi e anche per quelli italiani». Anche Letta ha stigmatizzato alcune leggi del Cremlino sui diritti degli omosessuali. Tuttavia lo ha fatto mentre era in visita nei Paesi del Golfo, dove governano monarchie teocratiche in cui l’omosessualità è considerata un gravissimo reato. Perché questa indignazione a corrente alternata a seconda del paese con cui si tratta… «L'Italia purtroppo è un Paese arretrato sui diritti di gay, lesbiche e trans. Siamo, come si dice sempre, il fanalino di coda dell'Europa. Che autorevolezza possiamo avere sul piano internazionale? Si guardi a Obama. La sua è una politica proattiva che sta dando un impulso concreto in molti Paesi. L'Italia stenta. Avremmo potuto sperare in Emma Bonino, per la sua storia radicale. Ma anche lei sembra assente su questo piano. Siamo un Paese povero, con una politica estera orientata sul piano commerciale che per questo mette in secondo piano i diritti». Se nei Paesi del Golfo le cose non cambieranno, la comunità gay chiederà ai leader del mondo di boicottare anche i mondiali di calcio che si terranno nel Qatar nel 2022? «E' possibile. Ma ci vuole il contributo degli atleti, degli sportivi, dei campioni di calcio. Lo sport può e deve veicolare messaggi positivi». Le osservazioni dell’Onu consegnate al Vaticano su omosessualità e aborto non sono un'intromissione sulle questioni dottrinali? Insomma sarebbe come chiedere all’Islam di abiurare, rinunciare alla poligamia… «Noi confidiamo nella svolta impressa da Papa Francesco. Ma il Vaticano ha delle responsabilità enormi nell'avere contribuito a portare avanti una cultura che si fonda sull'omofobia. Anche la Chiesa deve voltare pagina. Credo che in più di qualcuno se ne sia accorto. Anche se le resistenze che privilegiano un approccio chiuso sono fortissime». Il Papa ha detto di non voler giudicare i comportamenti sessuali, e d'altra parte la comunità gay italiana non si è mai posta in aperto contrasto con la Chiesa. Sareste quindi pronti a sostenere una battaglia anche per fedi religiose, in particolare i cristiani, che, in alcuni Paesi, che subiscono discriminazioni e alle quali non è consentito di professare la loro fede? «La comunità gay è fortemente critica nei confronti della Chiesa. Questo per quanto mi riguarda e credo riguardi molti non significa da parte nostra non essere attenti alle violazioni dei diritti umani anche nei confronti dei cristiani che in alcuni paesi subiscono discriminazioni. E' un tema importante. Ma la Chiesa dovrebbe per esempio prendere un impegno in sede internazionale contro le leggi che puniscono l'omosessualità».
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