Lavoro, i numeri di Renzi e quelli della realtà (che non tornano)

06 febbraio 2015, intelligo
Lavoro, i numeri di Renzi e quelli della realtà (che non tornano)
di Gianfranco Librandi
Il numero di disoccupati in termini assoluti aumenta: ecco come i governi, e Matteo Renzi non è da meno, seguendo una strategia mediatica, rileggono i dati ufficiali. Le politiche sul lavoro nel contesto critico del periodo sono palesemente inefficienti, sebbene un segno del “fare”; tuttavia quello che conta sono i risultati e purtroppo non sono confortanti. In situazioni del genere i governi, oltre dover risolvere la situazione in termini sociali, devono anche ingaggiare uno scontro con le opposizioni, e questo determina l’esigenza di trovare il modo di “spendere” i dati statistici a favore. Continuano a diminuire i lavoratori con contratti a tempo indeterminato e diminuiscono gli indipendenti a tempo pieno, entrambi con una variazione negativa; contestualmente aumentano i lavoratori dipendenti part-time (preferirebbero lavorare a tempo pieno), aumentano i contratti a termine e aumentano le “collaborazioni”. Nonostante questo, le dichiarazioni del Governo riguardo alla questione sono strategicamente ottimistiche sbandierando l’aumento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato “grazie al suo operato”. La questione è che annunciare l’aumento di nuovi rapporti a tempo indeterminato senza dire quanti ne sono andati perduti, è un metodo che riscrive la reale consistenza del fenomeno. I rapporti di lavoro cessati aumentano sproporzionalmente all’avviamento di nuovi rapporti di lavoro e questo è un dato di sfiducia nell’operato di un governo. A questo si aggiunge che i dati spesso “scavallano” da un trimestre all’altro per regole avulse dalla politica ma strettamente legate alla metodologia di rilevazione dei dati da parte degli istituti di statistica. Se oggi, dunque, il governo Renzi annuncia in pompa magna un aumento del tasso di occupazione, sarebbe anche intellettualmente corretto pubblicizzare il dato che dal suo insediamento (febbraio), nonostante il decreto Poletti (maggio), il tasso di occupazione mensile ha subito un tracollo con l’impennata deprimente di quello di disoccupazione. Qualunque sia il risultato positivo in termini decimali è del tutto ininfluente rispetto alla “slavina” che ha interrotto bruscamente per mesi gli annunci trionfanti. In conclusione, quando Matteo Renzi espone l’immagine del suo operato, non sta facendo altro che cercare di “coprire” una realtà che nei fatti è deludente rispetto all’impegno profuso nel risolvere la situazione. Lui avanza senza preoccuparsi, noi facciamo la medesima cosa tenendo sotto controllo per voi la situazione. E comunque, per la cronaca, la disoccupazione in Italia è in aumento al 12,8% nel 2015: la Commissione Ue rivede al rialzo la stima di novembre (12,6%) e non vede miglioramenti rispetto al 2014.
autore / intelligo
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