La password della settimana è Civile, cosa lo è?

06 febbraio 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
Civile, uno degli aggettivi più usati e più intensivamente sfruttati nella nostra lingua, deriva dal latino civis che significa innanzitutto cittadino, cittadino di uno stato, contrapposto a hostis che vuol dire ospite oppure nemico, a seconda di come lo si usa. Fino a poco tempo fa, civile era abitualmente contrapposto a incivile per indicare chi conosce le regole della vita sociale (o meglio, civile) in confronto con chi non le conosce e dunque non le rispetta.

In realtà, ha sempre coperto nel nostro linguaggio un ampio spettro di significati, tutti riguardanti l’uomo come “partecipe di una società organizzata in Stato”: così suggerisce un buon dizionario.
Ed ecco, nel vocabolario della nostra tradizione, le virtù civili, il coraggio civile. l’educazione civile, il valor civile; anche la poesia civile, l’impegno civile. Sul versante opposto, la morte civile, fino alla tragedia della guerra civile, la più incivile di tutte le guerre.
La password della settimana è Civile, cosa lo è?
Ma civile è una parola ricca, tanto ricca che ha sempre offerto nuove possibilità. Ecco, da non molti decenni, l’istituzione importante della Protezione civile. E, quasi negli stessi anni, ecco l’affermarsi sempre più diffuso di un concetto: diritti civili.

Qui nasce una domanda oggi particolarmente attuale: cosa sono i diritti civili? “Quelli goduti dal cittadino di uno Stato in forza delle leggi” risponde il buon dizionario. Logico, chiaro come il sole. Ma è una definizione del tutto insufficiente, se ci guardiamo attorno, se leggiamo la grande informazione e interroghiamo il linguaggio dei politici. Perché vediamo un diffuso schieramento che lotta per i diritti civili. Ah, allora non sono i diritti già “goduti dal cittadino in forza delle leggi”: sono altri diritti, se chiedono una lotta per essere affermati. Ci ripiomba addosso la solita sensazione di vivere in una società fluida, dal pensiero liquido e dal linguaggio aeriforme. Una società dove un concetto, in sé chiaro e di valore universale, vien tirato da una parte, come una coperta troppo stretta, fino ad essere deformato per coprire battaglie, punti di vista, richieste di una parte: i diritti civili sono diventati i diritti delle coppie gay. Addirittura è stravolto un ordine millenario di pensiero facendo rientrare in questi diritti civili anche il diritto a un matrimonio.
Nella sua astuzia, per arrivare all’obiettivo il Leviatano si serve di abili grimaldelli semantici, come la stepchild adoption, parolone inglese dunque degno di maggior rispetto. Ma l’obiettivo è fissato.
E quella piazza gremita di popolo che si è riunita il 30 gennaio per dire di no a tutto questo, che diritti ha se quelli civili sono diventati proprietà altrui?

“Ascoltiamo tutti ma poi il Parlamento decide” risponde il politico Guerini.
Viva la Democrazia.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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