Chi ha paura di Cioran, il “Cavaliere del malumore cosmico”?

06 giugno 2013 ore 12:43, intelligo
Chi ha paura di Cioran, il “Cavaliere del malumore cosmico”?
di Mario Bernardi Guardi. Se c’è uno scrittore che per la sua vocazione apocalittica e il suo moralismo bruciante, si presta a definizioni suggestive, questo è Emil Michel Cioran. Di volta in volta battezzato “barbaro dei Carpazi”, “eremita antimoderno”, “esteta della catastrofe”, “apolide metafisico”, “cavaliere del malumore cosmico”.
In ogni caso siamo di fronte a un pensatore - uno dei “nomi” del catalogo Adelphi - che ti afferra subito con lo scintillìo delle sue provocazioni: un lungo assalto al cielo, alla terra, agli esseri umani e alle loro mistificazioni spirituali e ideologiche, proposto in un francese scintillante. Ma Cioran, approdato a Parigi nel 1937, veniva dalle “oscurità”, per l’appunto “barbariche” della Romania ed è giusto che, per averne un profilo completo, si esplorino le sue “origini”. Quelle che per anni gli valsero un bel po’ di diffidenza da parte della cultura “ufficiale” italica: perché sul capo dell’apocalittico nihilista Cioran era sospesa un’aura non solo antidemocratica - il che gli si poteva perdonare - ma fascistizzante, il che era imperdonabile. Insomma, il giovane Cioran era stato un appassionato simpatizzante del Movimento Legionario di Codreanu, nonché un pungente polemista antisemita. Alla fine, comunque, gli fu dato per buono il pentimento per gli errori di gioventù e Cioran, perdonato, dalle Edizioni del Borghese assurse a quelle di Adelphi. Tutto bene? Sì, l’importante è non aver paura di raccontare il Cioran scomodo. Quello che vien fuori dalle “Lettere al culmine della disperazione”, scritte tra il 1930 e il 1934, ed ora proposte da Mimesis, a cura di Giovanni Rotiroti e con postfazione di Antonio De Gennaro. Ecco, in questa corrispondenza tra Emil e i suoi amici (tra essi, un altro “fascio”: Mircea Eliade), vengono fuori non solo depressioni, ossessioni e furori di un pensatore che sta mettendo a fuoco la propria “selvaggia” identità spirituale, ma anche i suoi innamoramenti politici. Perché, in Germania nella prima metà degli anni Trenta, Cioran si “innamora” di Hitler. E ne parla. Parliamone: si può e si deve.
autore / intelligo
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