Magistrati fuori ruolo, Parlamento fuori tempo (per ora)

06 giugno 2013 ore 13:16, intelligo
Magistrati fuori ruolo, Parlamento fuori tempo (per ora)
Nella scorsa legislatura Roberto Giachetti provò in tutti i modi a porre un freno alla moltiplicazione del fenomeno dei magistrati fuori ruolo. Lo fece attraverso un emendamento al ddl anticorruzione, ma anche attraverso una mozione affinché fosse pubblicato on-line l’elenco dei “distaccati”. "L'offensiva” sta ripartendo.
Il senso delle richieste del parlamentare Pd di estrazione radicale (vicino all’area di Renzi) è quello di invertire un trend e mettere ordine al fenomeno delle toghe sottratte al loro ruolo naturale per essere inserite nei gangli dell’alta amministrazione e nei gabinetti ministeriali. Con l’attuale sistema, le unità di magistrati fuori ruolo sono oltre 260: si tratta di un numero elevatissimo di magistrati (quasi un intero concorso), sottratti all’esercizio delle funzioni giurisdizionali in una situazione in cui l’organico complessivo della magistratura appare, già di per sé, largamente deficitario. Per avere un quadro così il sito dei Radicali aveva già illustrato la questione. Lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura è intervenuto sulla materia con la circolare numero P-2766 dell’8 febbraio 2008 sostenendo che occorre porre un argine al numero eccessivo di richieste di destinazione di magistrati a funzioni extragiudiziarie, anche perché all’interno della magistratura si stanno ormai cristallizzando delle vere e proprie “carriere parallele” che per la contiguità con la politica recano un evidente “appannamento dell’immagine della terzietà dell’ordine giudiziario”. All’interno del solo Ministero della Giustizia circa il 20 per cento dei posti di maggior rilievo, ossia quelli di diretta collaborazione con il ministro, sono in larga parte occupati da magistrati fuori ruolo, il che finisce inevitabilmente per incidere direttamente sul delicato equilibrio tra potere esecutivo da una parte, e ordine giudiziario dall’altra. La situazione è divenuta talmente intollerabile che perfino una persona al di sopra di ogni sospetto come l’ex Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cascini, fu costretto ad ammettere, qualche anno, fa che “gli alti stipendi di Via Arenula intaccano l’indipendenza dei magistrati fuori ruolo”. Gli unici che nella passata legislatura hanno cercato di farsi carico della grave negatività del fenomeno dei ‘fuori ruolo’ sono stati i deputati radicali i quali, con la collaborazione dell’Unione delle Camere Penali, hanno anche presentato il disegno di legge numero 1224 - a prima firma Rita Bernardini - intitolato “Riforma del sistema di collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari e disposizioni in materia di incarichi extragiudiziari” (oltre a numerosi emendamenti e ordini del giorno con i quali si invitava il governo a intervenire per porre un argine al fenomeno dei fuori ruolo). Il risultato di questa solitaria battaglia parlamentare è stato un bellissimo nulla di fatto: evidentemente le forze politiche – tutte, nessuna esclusa - erano nel frattempo impegnate ad accaparrarsi, nel proprio ambito, presenze di magistrati, con buona pace dei tanto decantati concetti di autonomia, indipendenza e terzietà della magistratura. Nell'ultimo scorcio della passata legislatura, il tema dei magistrati fuori ruolo è tornato all’ordine del giorno dei lavori parlamentari grazie a un emendamento presentato dal deputato Pd Roberto Giachetti. L’emendamento Giachetti prevede due cose: 1) non si può rimanere collocati fuori dalla magistratura per più di cinque anni consecutivi; 2) durante il collocamento fuori ruolo il magistrato non può percepire due stipendi. Tre Ministri della Giustizia hanno espresso parere contrario alla sua approvazione: Alfano, Nitto Palma e Severino. Nonostante il parere contrario di ben tre governi, l’emendamento Giachetti era stato discusso ed approvato, prima in Commissione Giustizia e poi in Aula. La cosa incredibile è che la norma sui fuori ruolo è stata votata dalla Camera all’unanimità con la sola eccezione del Pd, ossia del partito di Giachetti. E’ sufficiente andarsi a rileggere lo stenografico dei lavori parlamentari per scoprire che in Commissione Giustizia il Pd aveva espresso parere contrario all’approvazione dell’emendamento Giachetti, mentre in Aula si era attivato per modificarne il contenuto (con emendamenti sottoscritti in modo compatto da tutti i magistrati eletti). Il provvedimento giace al Senato dove sia il Pd che il Pdl hanno presentato alcune proposte finalizzate a stravolgere la riforma Giachetti sui fuori ruolo. Il Pdl, prevedendo che il collocamento fuori dalla magistratura possa avvenire per dieci anni anche consecutivi (e non più cinque, praticamente il termine viene raddoppiato); il Pd inserendo una miriade di deroghe in presenza delle quali il magistrato potrà rimanere fuori ruolo senza alcun limite temporale (saranno escluse dai limiti temporali le toghe con incarichi presso gli organi di autogoverno come il Csm; quelli elettivi come le Authority; quelli di rilevanza costituzionale come il Quirinale e il Parlamento, e quelli di carattere internazionale, comprese le rappresentanze diplomatiche). Proposte poi accolte nel ddl anticorruzione. Vedremo se in questa legislatura il dossier tornerà di attualità (parlamentare).
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