Galan, caduta di un potente berlusconiano?

06 giugno 2014 ore 10:21, Americo Mascarucci
Galan, caduta di un potente berlusconiano?
Si è dichiarato estraneo alle accuse annunciando che chiarirà tutto agli inquirenti appena gli sarà concessa la possibilità di farlo. Intanto però a carico dell’onorevole Giancarlo Galan, già governatore del Veneto ed esponente forzista della prima ora, c’è una richiesta d’arresto presso la Camera dei deputati per corruzione nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Venezia sui fondi del Mose, il sistema di protezione della città lagunare dall’alta marea. L’Italia è uno stato di diritto dove vige la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, quindi Galan indipendentemente dalle accuse che gli vengono mosse e dalle reali esigenze della custodia cautelare, è allo stato attuale soltanto un indagato. Certamente l’inchiesta a suo carico, dal punto di vista politico, giunge come un fulmine a ciel sereno sulla carriera di un fedelissimo di Silvio Berlusconi, un pilastro della prima Forza Italia, uno di quelli che per primo ha sostenuto, senza esitazioni o tentennamenti, il percorso di ricostituzione del partito azzurro. Galan è stato per anni, insieme a Roberto Formigoni, considerato il simbolo del buon governo berlusconiano. Eletto governatore del Veneto nel 1995 è rimasto saldo su quella poltrona fino alla primavera del 2010 quindi per ben tre mandati consecutivi. Nel 2010 era pronto a scendere nuovamente in campo per la quarta volta ma incontrò la forte opposizione della Lega Nord che chiese con insistenza la presidenza del Veneto per l’allora ministro Luca Zaia. Galan tentò di resistere fino all’ultimo, minacciando di candidarsi anche contro il suo stesso partito, il Pdl, pur di non cedere ai diktat leghisti, il che avrebbe significato la sconfitta sicura per il centro destra. Alla fine, seppur con grande fatica, Berlusconi riuscì a convincerlo a mandare giù il boccone amaro e a ritirarsi dalla corsa, in cambio dell’ingresso nel governo come ministro delle Politiche Agricole al posto dello stesso Zaia. Galan alla fine accettò, anche se fece capire chiaramente a Berlusconi di non aver gradito il sacrificio richiesto a lui e non a Formigoni in Lombardia. Il boccone amaro tuttavia fu ingoiato con parecchia difficoltà se è vero che, all’interno del governo, Galan è stato il nemico numero uno dell’asse Tremonti- Lega Nord, quasi a voler ad ogni costo vendicare l’affronto subito in Veneto ad opera del partito di Bossi. Con il titolare dell’Economia pare che gli stracci volassero ad ogni Consiglio dei ministri sotto lo sguardo compiaciuto di un Berlusconi che ad un certo punto avrebbe voluto volentieri cacciare Tremonti se solo ne avesse avuto l’opportunità. Liberale di formazione, Galan è stato sempre considerato un laicista tutto tondo, amico di Pannella e dei radicali e grande nemico dei cattolici alla Giovanardi. Favorevole ai diritti civili e al pieno riconoscimento delle unioni di fatto comprese quelle omosessuali, Galan è stato spesso utilizzato da Berlusconi proprio per non dare di Forza Italia e del Pdl l’impressione di un partito troppo appiattito sulle gerarchie cattoliche. Anche adesso, nella nuova Forza Italia, si era ritagliato il ruolo di leader dell’anima laicista schierandosi per un ritorno alle origini, al partito liberale di massa che aveva ispirato il primo Berlusconi, quello legato alle idee di Antonio Martino. Fautore del partito leggero contro l’idea del partito pesante strutturato sul territorio con tesseramenti e apparati, Galan era anche pronto a candidarsi alle primarie del Pdl contro Angelino Alfano se solo si fossero fatte, e non ha esitato un attimo a differenza di tanti altri, a sostenere il ritorno a Forza Italia, depurandola dagli ex An che proprio non gli vanno giù. Fino a ieri tutti pensavano che le fortune politiche di Galan fossero da collegare al suo buongoverno del Veneto, premiato dagli elettori con ampi consensi per tre volte consecutive. Da oggi su quel buongoverno pesa come un macigno il sospetto della corruzione con tanto di richiesta d’arresto per l’ex governatore. Che da nemico delle larghe intese politiche, oggi suo malgrado, si ritrova coinvolto nelle “larghe intese” giudiziarie dell’inchiesta Mose.  
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