EDITORIALE. Elezioni comunali. Caste, anticaste e cattolici

06 giugno 2016 ore 13:15, Fabio Torriero
Il voto amministrativo (si legga “mistica del voto utile”, per il governo delle città), ha estremizzato un quadro legato unicamente al ceto politico dirigente. E’ stato una sorta di referendum tra casta e anti-casta (e non tra nuovo e vecchio). Una guerra tra “governi” e apparati locali, impegnati a restare al potere e “le opposizioni”, impegnate ad andare al potere. Penalizzando il vero voto valoriale.

EDITORIALE. Elezioni comunali. Caste, anticaste e cattolici
Più che analizzare i numeri, come faranno tutti, dal punto di vista delle vecchie geografie politiche (destra-sinistra-centro), rimpiangendo alleanze e demonizzando divisioni (Milano vs Roma), penso sia il caso di parlare di “flussi” e “riflussi”,
destinati comunque, ad esaurirsi in coincidenza con le politiche, che molto probabilmente, si terranno nel 2017, sulla scorta del risultato referendario (inciderà sul ricorso al voto anticipato, sia il No, sia il Sì). 

1) Anti-casta: dopo il flusso-Berlusconi (ormai definitivamente morto politicamente, con la scelta suicida di Marchini), e dopo il flusso oggi molto più debole di Renzi (l’antipolitica “rottamatoria” di governo), basta guardare il dato scadente dei pupilli renziani, adesso siamo in pieno “flusso lungo” dei Cinque Stelle (Raggi, Appendino etc). Ma come accade in politica, ogni fase crea le tossine per il suo superamento.

2) Le caste hanno tentato di resistere. Il centro-sinistra perde consensi e dove è storicamente forte, ha segnato il passo. La spaccatura tra il Partito della Nazione e la sinistra tosta è irrecuperabile. A Napoli, la vittoria di De Magistris conferma, poi, che a prevalere restano gli outsider (una specie di anti-politica sinistra). Il centro-destra ha perso la bussola. A Milano è andato bene, ma è una specie di Armata Brancaleone, con dentro tutti (una Casa delle Libertà 2.0), che come abbiamo visto, in questi ultimi anni, magari vince, supera la sinistra, ma data la sua conflittuale eterogeneità interna, non riesce a governare. Senza contare il fatto che vince assomigliando molto ai suoi avversari (Parisi è speculare a Sala). Dall’altra parte, esce con le ossa rotte il “modello Le Pen” (il centro-destra alternativo), ossia, il duo Salvini-Meloni (Roma docet). Al leader leghista non resta che rimpiangere l’occasione perduta con la Meloni (se si fossero uniti tutti), ma sarebbe stata la sconfitta politica della sua idea di schieramento. Cioè, anche a Roma, si sarebbe replicato lo schema Casa delle Libertà 2.0 (modello Milano).

3) Il dato valoriale: dopo la nottata antipolitica, anti-casta, torneranno i contenuti? Bisogna lavorare per questo. Non è sufficiente proporre ai cittadini un’offerta politica basata esclusivamente sulla governabilità (Renzi), o sulla moralità astratta (grillini). Manca la domanda di fondo: quale idea di città, quale idea di società, quale idea di Italia? Su questo i cittadini dovranno confrontarsi alle politiche. E su questo il dato è sconfortante: Renzi sta costruendo la “società radicale di massa” (basta mettere insieme i suoi provvedimenti approvati e da approvare, dalla legalizzazione delle droghe leggere alle depenalizzazioni a 360 gradi, dallo ius soli alle adozioni gay, dalle unioni civili al matrimonio lampo, all’eutanasia). Sul versante opposto cosa si sta facendo? Nulla. Il panorama è squallido. Partiti moderati che mischiamo il diavolo e l’acqua santa, sono inutili e perdenti. Certa Curia e i cattolici decaffeinati, che hanno sognato un Marchini (la bandiera dell’antipolitica beautiful), “amico loro”, sono stati clamorosamente smentiti: la Curia non tira più, non smuove più un sol voto cattolico. I cattolici di professione (mascherati dietro liste popolari) hanno perso totalmente il consenso. Il Popolo della Famiglia, malgrado il silenzio mediatico di regime, è andato oltre l’1% a livello nazionale (con risultati sorprendenti in alcuni centri). Molto, per un nuovo partito identitario nato da appena 20 giorni (che si è presentato in tutta la Penisola), lasciato solo dalle invidie, dai personalismi, e dal conformismo del politicamente, culturalmente e religiosamente corretto. Poco, per ricostruire un voto cattolico (e non solo). La domanda è: esiste ancora un mondo cattolico unitario?  Il lavoro per ricostruire una coscienza pubblica valoriale cattolica, e il primato dei valori non negoziabili (pure in casa cattolica), è appena cominciato. E sarà un lavoro lungo e difficile. Ma è l’unica scommessa da vincere e l’unica novità per le prossime politiche.
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