Padoan insorge da Trento: “senza mutualizzazione inutile perdere tempo con stò euro”

06 giugno 2016 ore 21:59, Luca Lippi
Padoan dal palco del Festival dell’economia di Trento si lascia andare a una levata di scudi nei confronti dei tedeschi. Dice che  bisogna “mutualizzare i rischi” altrimenti l'euro non ha senso, l'ottimismo sulla ripresa italiana, la cautela sui tagli delle tasse alle famiglie, l'invito alle parti sociali a trovare da soli un accordo sulla contrattazione per recuperare produttività. 
La frase più forte pronunciata da un rilassato Padoan: “Se non accettiamo la mutualizzazione è inutile che stiamo a perdere tempo con stò euro”.
Ovviamente Padoan non è diventato improvvisamente euroscettico, è solamente un grido contro i populismi, ai pericoli di una vittoria a favore dell'uscita dall'Ue al referendum inglese del 23 giugno, le parole di Padoan stimolano a una maggiore integrazione, e sull’argomento afferma: “Se ci fosse una Brexit, la migliore linea di difesa per i paesi europei sarebbe quella di annunciare che il processo di integrazione europeo va avanti” in questo Padoan include la condivisione dei rischi, ma da questa orecchia la Germani prima che la Ue non ci vuole sentire, prosegue Padoan: “Se condividiamo un sistema dobbiamo accettare che di volta in volta possiamo avere bisogno gli uni degli altri.
A tale proposito Padoan ricorda anche che i tedeschi, in passato, hanno beneficiato per le loro banche di ingenti aiuti di stato, ora però questo è avvenuto anche per le banche italiane, ma continuano a sottoscrivere le aste di Bot e Btp invece di finanziare la ripresa!
Ci sono delle contraddizioni in termini nel discorso di Padoan, ecco perché ci è sembrato troppo rilassato, non è nelle sua corde scivolare in populismi anche si tenore lievemente più nobile.

Padoan insorge da Trento: “senza mutualizzazione inutile perdere tempo con stò euro”

Prosegue Padoan: “In ogni caso l'Italia tanto indisciplinata non lo è. I compiti a casa con le riforme li sta facendo. E i frutti iniziano a vedersi. Il Jobs act ha reso il mercato del lavoro radicalmente migliore ed è stato un grimaldello per la fiducia. Il debito pubblico continuerà a scendere. E la ripresa sta accelerando, l’anno prossimo sarà più elevata. In un contesto europeo in cui tutti stanno decelerando, l'Italia accelera”.
Sì, tutto giusto, ma poi Padoan ha chiaramente detto che non ci saranno tagli di tasse (contraddicendo per l’ennesima volta il Presidente del Consiglio) dice che gli impegni e i vincoli che ci legano alla Ue comportano cautela sui tagli alle tasse, neanche quelli annunciati alle porte delle consultazioni elettorali. Populismi? Diciamo di sì, un po’ da tutte e due le parti, dagli euroscettici come da chi fa politica, un esempio su tutti?
“L’Europa ci ha dato i soldi per la flessibilità perché abbiamo fatto le riforme. La Ue ci ha dato ragione. Con quei 14 miliardi noi dobbiamo tenere sotto controllo il debito e dare una mano alle famiglie e al ceto medio”. Questo è quanto sta dicendo il Presidente del consiglio, in parte con la complicità di Padoan.
L’Europa non ha dato all’Italia neanche un centesimo, la flessibilità altro non è se non maggior deficit pubblico rispetto a quanto precedentemente concordato con la Ue. Con la flessibilità si curano i mali dell’Italia, oltre che con le “riforme”, che nella narrazione renziana sono identificate in ogni provvedimento legislativo di iniziativa governativa.
Facendo 14 miliardi di deficit in più non significa tenere sotto controllo il debito, il debito altro non è se non l’accumulazione dei deficit di bilancio. 
Quasi certamente, però, Padoan e Renzi fanno riferimento al rapporto tra debito e Pil, il quale potrebbe diminuire se l’aumento del debito fosse inferiore alla crescita nominale del Pil. Una circostanza che Renzi e il ministro Padoan sostengono che si verificherà già quest’anno un giorno sì e l’altro pure (ricordiamo che dall’Ue non ci crede nessuno!).
 Il debito non è affatto sotto controllo; sembra che lo sia perché la Bce ha compresso artificialmente la spesa per interessi. Ma non diminuendo l’entità del debito, basta che venga meno il calmiere posto dalla Bce per far risalire la spesa per interessi e il rapporto tra debito e Pil, anche in misura significativa in un breve lasso di tempo.
La mano alle famiglie e al ceto medio non la si dà con manovre in deficit, che hanno inevitabilmente il fiato corto, soprattutto in un Paese con un debito superiore al 130% del Pil. Con le manovre in deficit, al più, si compra consenso elettorale a breve termine, ma questo è solo mal costume, non è una pratica inventata da Matteo Renzi, bisogna essere intellettualmente corretti!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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