Comunali, Moretti (Pd): “Ora lavoriamo uniti. Ai ballottaggi sarà un'altra partita"

06 giugno 2016 ore 13:04, Lucia Bigozzi
“Su 1300 Comuni al voto, il Pd ne conquista 800 confermandosi forza di governo contro il partito dello sfascio, i 5S che se si escludono Roma e Torino non hanno certo brillato. Ora al ballottaggio si riparte da zero e ce la giochiamo: Giachetti e Sala hanno tutte le chance per vincere”. Ottimista la lettura di Alessandra Moretti, esponente di primo piano del Pd 3.0 che con Intelligonews analizza il dato elettorale, dall'osservatorio del centrosinistra. 

Il voto consegna una performance dei deputati renziani non propriamente esaltante, da Giachetti a Sala passando per Fassino. Che è successo?

"No è così. Giachetti ha fatto una performance notevole perché dopo l’esperienza romana più recente, essere riuscito ad andare al ballottaggio è un risultato molto importante. Secondo me questo è un risultato molto significativo che il Pd consegue nella città dove ha pagato di più e comunque regge, tiene e se la gioca. Fassino va al secondo turno ma con una percentuale di gradimento importante".

Comunali, Moretti (Pd): “Ora lavoriamo uniti. Ai ballottaggi sarà un'altra partita'
Però il renzianissimo Sala a Milano sconta l’incollatura di Parisi candidato del centrodestra. Perché?

"È evidente che il voto delle amministrative è molto particolare perché il cittadino giudica il governo delle città, il come si amministrano ed è un voto molto diverso da quello delle politiche o delle europee: da questo punto di vista non assocerei il gradimento sul governo con quello sui candidati sindaci o sul Pd in generale; credo che sia un voto che vada analizzato da solo. Ricordo tuttavia che su 1300 Comuni al voto, il Pd ne conquista 800 e questo dice che il Pd si attesta come il partito che governa bene le città e nella maggiorparte dei casi viene riconfermato o premiato". 

Altro dato: da un lato l’outsider dell’anti-partito De Magistris e dall'altra i 5S con l’Appendino a Torino e la Raggi a Roma. E’ u campanello di allarme per il Pd e per Renzi?

"Ripeto: il voto amministrativo non può essere paragonato al voto per le politiche o allo stato di salute di un partito. Il M5S in realtà non sfonda perché noi abbiamo dati indicativi a Roma e a Torino ma su tutto il resto il Movimento non viene premiato dall’elettorato, perché il voto delle amministrative è un voto sul buongoverno delle città, tant’è che il Pd sconta un giudizio negativo a Roma proprio a causa dell’esperienza negativa avuta con Marino e poi le questioni più esterne che sono emerse. Non vedo però tutta questa forza dei 5S. Ora al ballottaggio si gioca un’altra partita, si riparte da zero e noi ce la giochiamo fino in fondo perché il Pd ha tutte le possibilità per vincere". 

E’ vero che si tratta voto amministrativo ma è altrettanto vero che si tratta del primo round elettorale in vista delle politiche e come tale offre spunti ai partiti per calibrare le azioni future. Lei che centrosinistra si sta delineando dopo queste elezioni: ancora a trazione renziana o più movimentista?

"Mi auguro che il centrosinistra continui a lavorare compatto perché abbiamo visto che laddove è unito i risultati sono stati importanti e positivi, penso a Cagliari dove abbiamo vinto al primo turno e dove c’è una coalizione forte. E’ evidente che la frammentazione non aiuta il centrosinistra così come non aiuta il centrodestra; quindi dobbiamo immaginarci un Pd capace di coinvolgere una parte sempre più cospicua di civismo e di cittadinanza attiva, al di là dei confini degli schieramenti che oggi, non esistono più nelle loro forme classiche. In più, oggi il panorama politico si compone anche dei 5S che vanno a pescare un po' da una parte e un po' dall'altra; quindi a maggior ragione l’unità del centrosinistra va rafforzata. Torno su un altro dato a mio avviso significativo: il fatto che su 1300 Comuni ne abbiamo conquistati 800 conferma  ancora di più il Pd come forza di governo, anche a livello nazionale dove in soli due anni sono state approntate riforma epocali che il Paese attendeva da anni; quindi questo avrà riflesso anche sulle dinamiche interne allo schieramento. Infine si consolida l’idea del partito di governo - il Pd - contrapposto al partito dello sfascio - il M5S -, del populismo più becero che non fa crescere l’Italia, anzi la isola, allontanandola sempre più dal contesto europeo e dalla sfida europea. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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