Banche in tempesta, risparmiatori allerta col rebus Brexit

06 giugno 2016 ore 14:47, intelligo
di Luciano Atticciati

Due anni fa la nostra Bce dava inizio ad una politica monetaria espansiva (immissione di grandi liquidità nel mercato) che portava i tassi di interesse sui titoli di stato e obbligazionari in genere a livelli bassissimi, addirittura negativi in molti casi. Il popolo dei risparmiatori si è dovuto spostare sull'azionario in maniera non sempre convinta per ottenere un ritorno dei propri risparmi, comunque per un certo periodo di tempo la cosa sembrava funzionare. Dall'estate scorsa abbiamo avuto prima la crisi di Shangai, poi un inizio d'anno terribile molto peggiore delle più fosche previsioni e ciò ha portato al totale disorientamento dei risparmiatori. Il prezzo del petrolio molto basso, ritenuto in un primo tempo un fenomeno positivo, ha spinto i paesi produttori a rivendersi molte delle azioni acquistate in precedenza, un evento non considerato in precedenza. Successivamente il prezzo dell'oro nero riprendeva quota anche se su basi fragili, ma emergevano con prepotenza i problemi delle banche italiane. 

Banche in tempesta, risparmiatori allerta col rebus Brexit
Le nostre banche gestite più da politici che da professionisti dell'economia, presentano molte difficoltà a ricuperare i loro crediti e la cosa appare sempre più evidente nonostante gli aiuti di governi e della Bce
. Prima le difficoltà del Monte dei Paschi, feudo tradizionale della sinistra, poi il dissesto delle quattro banche locali (Etruria, Ferrara, Chieti, Marche), responsabili di operazioni opache come la vendita di propri immobili a prezzi bassi successivamente riacquistati a prezzi più alti, infine la Banca Popolare di Vicenza che non trovava nessuno fra i risparmiatori e i grandi operatori disposti a sottoscrivere l'aumento di capitale. Oggi lo stesso problema si presenta con Veneto Banca, altra banca che non ispira fiducia, ma si parla anche di difficoltà di banche di livello molto più alto come Banco Popolare e il gigante per eccellenza, Unicredit.

Mario Draghi, il nostro presidente della Bce, ha fatto capire che non ha possibilità di intervenire se non monitorando la situazione e che la questione dei crediti deteriorati in possesso delle banche non sarà di rapida soluzione. Oggi i nostri risparmiatori si sentono intrappolati fra obbligazioni a rendimento quasi nullo e azionario molto volatile ed effettivamente una vera soluzione non esiste, nemmeno i mercati internazionali offrono molto di positivo, la possibile Brexit si avvicina, perciò si raccomanda prudenza.

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