Grecia, intervista al direttore Torriero: "Dalla tragedia greca a quella europea"

06 luglio 2015, Andrea De Angelis
"Si va verso un ritorno a una geopolitica da guerra fredda". Così Fabio Torriero, direttore di IntelligoNews, nell'intervista rilasciataci il giorno dopo il referendum in Grecia. 
Secondo Torriero questa è l'occasione per "costruire l'Europa dei popoli", con gli Stati sovrani che chiederanno "uno sbilanciamento totale nei confronti delle sovranità". 

Grecia, intervista al direttore Torriero: 'Dalla tragedia greca a quella europea'
La vittoria del no va letta come un successo della sinistra sul centrodestra o piuttosto come un vittoria del popolo sulla finanza? Più che "destra-sinistra" è "basso-alto" la chiave di lettura?

«Questo voto ha dato un grandissimo segnale a tutti, a 360 gradi. Nulla sarà più come prima, si parlava di tragedia greca, ma adesso possiamo parlare di tragedia europea. L'Europa deve cambiare totalmente e radicalmente, ci deve essere una maggiore attenzione alle sovranità e alle politiche legate alla solidarietà e allo sviluppo, con un conseguente, totale ridimensionamento delle politiche di rigore. Politiche che sono alla base dell'attuale processo di disgregazione e sfaldamento dell'Europa». 

Il discorso di Tsipras alla nazione dopo la vittoria ha ricordato, almeno in parte, quello di Papa Francesco a Strasburgo. Ciò che manca dunque all'Europa è un'etica dell'economia?

«Quello di Tsipras non è un governo marxista-leninista come dipinto da alcuni, ma anzi ha al suo interno la destra sovranista. Hanno votato no tutti i greci, perché quel 61% dimostra che la maggioranza è eterogenea e composita. C'è una sensibilità comune, e se l'Europa non corre ai ripari aumenteranno vertiginosamente le spinte demagogiche e populiste». 

Senza dimenticare che in Spagna Podemos rischia di vincere le elezioni...

«Gli Stati sovrani chiederanno uno sbilanciamento totale nei confronti delle sovranità. Vedi appunto Podemos, ma anche la Le Pen in Francia, così come Grillo e Salvini in Italia. Questa è un'occasione per costruire l'Europa dei popoli». 

Come risponde a chi dice che i debiti vanno pagati?

«Il concetto è vero, non possono essere gli altri a pagare il debito greco. Però è anche vero che i prestiti fatti alla Grecia sono stati a condizione, ovvero una obbligatorietà a un assetto economico e istituzionale ideologico, vedi il mercato del lavoro o le privatizzazioni, tesa a costruire un'Europa ideologica. Non è detto cioè che c'è una ricetta sola per curare il debito pubblico. La Grecia oggi potrebbe dimostrare all'Europa che esiste una terza via a livello economico».

Ieri Epifani ha detto che questa crisi dimostra come gli Stati siano chiamati a cedere più sovranità all'Europa. Una chiave di lettura che condivide?

«Per me è il contrario, è l'Europa che deve ridefinire il rapporto tra comunità e sovranità, globalizzazione e identità. Dinanzi a questo risultato deve prevalere il buonsenso».

Ovvero?

«Se prevale la spinta radicale da un lato e dall'altro quella europeista del rigore si va allo scontro frontale. Sono convinto che ora Tsipras andrà a rinegoziare, anche se qualcuno dice che i creditori non si accomoderanno al tavolo. Credo invece che si andrà al tavolo, sapendo che il popolo non è così acquistabile come si poteva credere».

Come legge le dimissioni del ministro Varoufakis?

«Ha dimostrato buonsenso e questo conferma che si rinegozierà con l'Europa partendo da basi nuove. Varoufakis ha adempiuto a un compito, ora lascia il campo ad altri. Tsipras comunque ha dimostrato di essere un politico ragionevole, di certo non un dilettante». 

Cosa ha dimostrato invece Renzi, criticando il referendum nella conferenza stampa di qualche giorno fa con Angela Merkel?

«Renzi ha fatto un po' la figura di quello che segue la politica del doppio forno, certamente ne risentirà la politica estera italiana dove l'Italia ha dimostrato di essere, diciamo così, un po' ballerina...».

Infine la Russia: cosa accadrà adesso?

«Si va verso un ritorno a una geopolitica da guerra fredda perché l'effetto di questo voto creerà nuovi rapporti nello scacchiere internazionale con Russia e Stati Uniti che, dinanzi a un'Europa che si sfalda, potrebbero mettere in discussione alleanze storiche. C'è un precedente con la Grecia: non è detto che quando un Paese è in difficoltà debba rivolgersi per forza agli Stati Uniti o all'Europa. Questa volta potrebbe farlo anche nei confronti della Russia e se comincia a farlo la Grecia lo faranno anche altri Paesi con la Russia che tornerà protagonista in Europa». 


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