Greferendum, finita la festa per Tsipras: ora i conti si fanno col Mes

06 luglio 2015, Luca Lippi
Greferendum, finita la festa per Tsipras: ora i conti si fanno col Mes
Di tutta la questione del “dopo referendum” la prima preoccupazione era la reazione delle Borse che già da oggi registrano il segno meno. Ovviamente i bancari hanno un peso piuttosto importante, e questo comparto attende le decisioni della Bce che presumibilmente saranno rese note domani dopo le 15. Il resto è solamente “riposizionamento” sui fondamentali di inizio settimana.

Allo stato attuale ci sono due dati certi più un fatto positivo; la Grecia è spaccata in due (39% a favore del piano di austerità non è poca cosa), il governo è spaccato in due (un’anima di estrema sinistra e una di estrema destra che nel tempo inevitabilmente dovranno giungere a una resa dei conti). Il secondo dato di cui (forse per scaramanzia) nessuno parla, è che l’Europa è certamente messa con le spalle al muro, ma nei fatti il "faccia a faccia" è talmente ravvicinato che il solo colpo in canna dell’UE è sicuramente mortale, e parliamo del “Grexit” senza neanche stare troppo a discutere.

Il fatto positivo? Troppo facile, il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) deve uscire allo scoperto e mostrare il suo ruolo. Ecco la vera posta in gioco. La Grecia? E’ stata solo una piacevole “romanticheria". Della Grecia non frega niente a nessuno, nemmeno a molti greci. La posta in gioco è l’affermazione del potere del Mes, non altro. 

Cos’è il Mes? È un Trattato intergovernativo complementare al Fiscal Compact, ha, di fatto, istituito una governance europea di gestione delle crisi, in sovrapposizione a quella costituita dai Trattati istitutivi dell’Unione Europea.

Decisa nel Consiglio europeo del 16-17 dicembre 2010 si riconosce in modo esplicito il potere degli Stati membri la cui moneta è l’euro di realizzare un’istituzione finanziaria permanente, il Mes appunto, con sede a Lussemburgo, non previsto originariamente dai trattati.

La modifica del Trattato è stata prevista previa consultazione del Parlamento; purtroppo con una superficialità senza precedenti il 23 marzo 2011 l’ha approvato, e il Trattato è entrato in vigore il 27 settembre 2012, con l’avvenuto deposito da parte di un certo numero di Stati firmatari degli strumenti di ratifica. Il Mes ha istituito un’organizzazione internazionale permanente con un capitale sociale pari a 700 miliardi di euro, di cui solo 500 prestabili, rinnovabile all’infinito senza necessità di consultare organismi esterni al Mes stesso. A parte la Germania che ha escluso il riconoscimento dell’incondizionata autonomia del Mes attraverso la sentenza del 12 settembre del 2012 per mano della sua Corte costituzionale, i Parlamenti nazionali non potranno più avere voce in capitolo.

La finalità del MES non consiste nel “salvataggio” degli Stati, ma è orientata alla sopravvivenza della moneta unica (la famosa irreversibilità decisa da tutti i parlamentari compresi i nostri). 

Quali sono i poteri del Mes? Raccoglie capitale “garantito” dagli Stati membri che utilizzerà sui mercati, dai quali attingerà poi le risorse richieste (art.3 del Trattato istitutivo del Mes). Ha piena capacità e personalità giuridica, i suoi beni, fondi e averi avranno immunità totale da qualunque procedimento giudiziario e saranno esenti da restrizioni, norme, controlli e moratorie (art. 32). Si può ricorrere all’aiuto del Mes solo a condizione di aderire sino alle virgole al Fiscal Compact.

Riguardo alla democraticità di quest’organismo, il diritto di voto di ogni Stato membro non ha eguale valore ma varia al variare della quota versata. È dunque evidente che il MES è saldamente nelle mani dei governi nazionali e poiché la Germania è il maggior contribuente, è anche il Paese che ha il maggior peso nelle decisioni. I membri dell’organizzazione sono, per Trattato, immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle loro funzioni (art. 32, punto 1). Gli atti scritti e i documenti ufficiali redatti sono inviolabili: non è previsto alcun meccanismo d’accesso. Persino i locali e gli archivi del MES sono inviolabili. Il direttore generale del MES può revocare l’immunità di qualsiasi membro del Mes eccetto se stesso (art. 35). Insomma è intoccabile!

Lo Stato che chiede un prestito deve, infatti, sottostare a una “rigorosa condizionalità” nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di progressivo rientro del suo debito pubblico; deve in poche parole cedere la propria sovranità nella definizione delle scelte di politica economica. Imporre a una nazione in difficoltà un’agenda economica per soddisfare le richieste di un’istituzione finanziaria, perlopiù deresponsabilizzata grazie all’immunità, è qualcosa che va aldilà di ogni regola democratica.

Il Mes è infine un’organizzazione che opera concretamente come tutti gli enti finanziari e quindi eroga prestiti, rivolgendosi al mercato con l’obiettivo ultimo di un profitto. I privati partecipano a finanziare le attività del Mes, i più noti sono Nomura, Goldman Sachs, Merril Lynch, e possono partecipare in qualità di osservatori alle riunioni che hanno oggetto la valutazione del merito creditizio del Paese richiedente. Questa "ingerenza" si traduce nel serio rischio che a dettare le disposizioni di politica economica da applicare nel territorio dello Stato debitore sia chi concede i soldi al fondo. Inutile porre l’accento che la sovranità dei singoli Stati membri “rischia” di essere sostituita da una governance economica privata, in grado di imporsi facilmente sugli organi sovrani dei vari Paesi membri.

Forse il referendum è uno strumento per mettere in discussione il suo potere, tuttavia dobbiamo essere consci che la punta di una matita deve contrastare una fortezza fatta di potere, e il potere si conquista per ampliarlo e conservarlo; certamente non per cederlo, condividerlo o ridurlo. Il potere si conquista per via pacifica, se possibile ma si difende in qualunque modo.
 
Siamo vicini al popolo greco, ma non facciamoci illusioni viaggiando con la mente ai fasti culturali della madre di tutte le Democrazie. Senofonte offre piacevoli ed emozionanti confronti, "l’Economico" è una mirabile lezione di Economia, tuttavia è solo un’Opera come tante altre da sottrarre alla voracità dell’apatia intellettuale della Finanza. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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