La Grecia e quella gaffe a metà della Dalla Chiesa "contro i tedeschi"

06 luglio 2015, Americo Mascarucci
La Grecia e quella gaffe a metà della Dalla Chiesa 'contro i tedeschi'
Rita Dalla Chiesa dunque ha commesso una gaffe parlando della Grecia? Sì, no, forse una gaffe a metà. Il mondo dei social è diviso fra chi attacca la conduttrice di Forum accusandola di “ignoranza”, chi la difende e chi invece la giustifica sostenendo che tutto sommato non ha detto nulla di scandaloso. Ma andiamo per ordine. 

La Dalla Chiesa alla vigilia del referendum greco ha scritto sul suo profilo Facebook: “Non sono greca ma amo la Grecia come se fosse casa mia. Ho vissuto le sue strade, il suo mare, il profumo dei fiori della notte, le sue contraddizioni, la generosità degli isolani, l'affetto che hanno verso noi Italiani che, in qualche modo, li abbiamo aiutati in guerra contro i tedeschi”. 

Apriti cielo! 

I detrattori della conduttrice si sono scatenati ricordandole che durante la seconda guerra mondiale gli italiani la Grecia l’hanno invasa chiedendo l’aiuto dei tedeschi, prima per piegare la resistenza degli isolani, e poi per fronteggiare gli inglesi. Non è vero dunque che gli italiani hanno aiutato i greci a scacciare i tedeschi, semmai sono stati i tedeschi ad aiutare gli italiani a sottomettere la Grecia. Altro che amici, gli italiani insieme ai tedeschi sono stati oppressori del popolo greco. 

La replica della popolarissima Rita non si è fatta attendere: “Mi rendo conto che c’è gente, sul web, che abituata ai bla bla politici poi non riesce a capire le cose più' semplici. Nel mio post di ieri ho scritto di come io, per 12 anni, abbia vissuto la Grecia. In tutti i suoi aspetti. Ho vissuto parecchio tempo a Cefalonia, ad Argostoli. Ogni volta salivo a portare i fiori ai nostri soldati ammazzati in quella maledetta fossa comune dai tedeschi. Ed è stato ad Argostoli che molti 'vecchi' mi hanno raccontato episodi di vicinanza e solidarietà fra greci e italiani. Malgrado fossero in guerra fra loro. Mi hanno raccontato di italiani che portavano al largo, sulle barche, alcuni greci per non farli prendere dai tedeschi. E di greci che dividevano le razioni con loro. Perché avrebbero dovuto raccontare delle balle? Erano tragedie che avevano vissuto sulla loro pelle”. 

E qui la Dalla Chiesa rievoca una pagina dolorosa di storia nazionale, ossia l’eccidio dei soldati italiani che all’indomani dell’otto settembre del 1943 a Cefalonia si rifiutarono di consegnare le armi ai tedeschi e furono quindi trucidati, pagarono sulla propria pelle le responsabilità del governo Badoglio e le conseguenze di un armistizio firmato e annunciato prima che alle truppe italiane che combattevano nei vari territori, fossero impartiti ordini su come fronteggiare le conseguenze del “cambio di posizionamento”. 

E’ vero, probabilmente in quella circostanza episodi di solidarietà fra gli italiani e la popolazione greca si verificarono sicuramente anche perché entrambi si ritrovarono a combattere lo stesse nemico, l’esercito tedesco. Quindi una gaffe a metà, o forse se vogliamo dirla tutta, una non gaffe se si pensa per esempio che a Rodi, ex colonia italiana oggi appartenente alla Grecia, il governatore Mario Lago è ancora oggi ricordato come “campione di tolleranza” per essere riuscito a far convivere pacificamente, durante il periodo dell’occupazione italiana, le varie etnie che popolavano l’isola, retaggio della plurisecolare occupazione ottomana, e per aver realizzato importanti infrastrutture e opere pubbliche. 

In suo onore vennero edificate la nuova città di Portolago ed il villaggio agricolo di Peveragno Rodio, centro di insediamento di coloni italiani. Ma forse una giustificazione gli accusatori di Rita la meritano pure; i libri di storia queste cose non le hanno raccontate, non sono state mai materia di interesse per certi storiografi troppo impegnati ad esaltare la Resistenza come unico momento di vero patriottismo del popolo italiano. Il sacrificio dei tanti soldati che a Cefalonia preferirono restare fedeli al Re a costo della vita, non hanno mai meritato né rispetto, né gratitudine. Erano fedeli al Re, che vergogna!
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