Addio a Valentino Zeichen, il poeta dell'essenziale che viveva in una baracca

06 luglio 2016 ore 21:33, Andrea De Angelis
"Valentino ha fatto il poeta puro per tutta la vita, ha difeso la propria indipendenza e la propria libertà assoluta. Abitava in quella casupola da quando lo conosco, povera, sì, ma legata a ricordi come quelli degli amici e intellettuali che venivano ai suoi pranzi, la domenica, in cortile". Così Elido Fazi nel parlare dell'amico poeta, morto oggi all'età di 78 anni. 

Una storia, la sua, eccezionalmente semplice. Propria solo dei grandi, anzi dei grandi poeti. Di coloro che non parlano dell'essenziale, ma lo descrivono vivendolo. Un esempio, un dono per molti. Al punto da mobilitare tanti, invocando la legge Bacchelli per chiedere che il ministero dei Beni culturali assegnasse al poeta il vitalizio previsto per intellettuali indigenti dalla suddetta normativa. Lui era contrario, non voleva nulla dallo Stato e, aveva detto la figlia, forse sarebbe stato anche contrario all’appello che era stato lanciato per lui.

Valentino Zeichen viveva in una casupola sulla Flaminia in stato quasi di indigenza. Due mesi fa era stato colpito da un ictus. Questa mattina è morto nella clinica Santa Lucia, dove stava facendo la riabilitazione dopo l'ictus. Aveva 78 anni, era nato a Fiume nel 1938. Il primo libro di versi Area di rigore, è del 1974, l'ultimo libro uscito, un romanzo, La sumera, del 2015.
Anche i social si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Zeichen. Ecco alcuni tweet:







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