Le intercettazioni inguaiano Alfano. Ed è polveriera Ncd: 8 senatori anti-Renzi

06 luglio 2016 ore 12:39, Americo Mascarucci
Non si placano le polemiche intorno al Ministro dell’Interno Angelino Alfano finito, pur non essendo indagato, nell'inchiesta "Labirinto di tangenti" della Procura di Roma.
Il Ministro con il giro di mazzette non c’entra assolutamente nulla ma la Guardia di Finanza  nel corso delle indagini avrebbe registrato una conversazione telefonica fra Raffaele Pizza, il finanziere arrestato perché considerato dagli inquirenti il vertice del sistema tangentizio, e Davide Tedesco, collaboratore politico di Alfano. 
Pizza sosterrebbe al telefono di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l'ex amministratore Massimo Sarmi, l'assunzione del fratello del Ministro in una società del Gruppo Poste.
La replica di Alfano non si è fatta attendere. 
Ieri il Ministro aveva commentato a caldo: "Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni".
Fin qui Alfano che, è bene ribadirlo, è finito nel tritacarne soltanto perché citato nelle intercettazioni ma che è totalmente estraneo al giro di tangenti contestato dai magistrati alle persone arrestate e indagate nell'ambito dell’inchiesta.
Fra gli indagati tuttavia c’è anche il parlamentare Ncd Antonio Marotta per il quale i pm avevano chiesto l’arresto considerandolo coinvolto nelle attività di Pizza. Il Gip tuttavia non ha considerato fondati alcuni episodi contestati al parlamentare, respingendo la richiesta d’arresto. 

L’inchiesta in corso pare aver contribuito ad acuire le frizioni interne al Nuovo Centrodestra dove si è costituita all'indomani delle elezioni amministrative una fronda interna formata da otto senatori considerati vicini all'ex presidente del Senato Renato Schifani che vogliono tornare nel centrodestra interrompendo la collaborazione istituzionale con il Pd, far dimettere i ministri Ncd dal Governo e uscire dalla maggioranza. 
Le intercettazioni inguaiano Alfano. Ed è polveriera Ncd: 8 senatori anti-Renzi
Il che significherebbe mettere in crisi il Governo Renzi. 
Una posizione che non piace in primo luogo ad Alfano che sogna invece la costruzione di un nuovo polo moderato di centro e non ne vuole sapere di tornare al vecchio centrodestra e all'alleanza con la Lega di Salvini.
Per appianare le differenze il capogruppo al Senato Schifani aveva convocato una riunione ieri sera che però poi è stata annullata.
Il senatore Giuseppe Esposito considerato il più deciso dei frondisti ha dichiarato a Repubblica: "Non dobbiamo aspettare nulla. Noi abbiamo contribuito ad approvare anche buone leggi, ma il referendum non rappresenta un passaggio politico: riguarda i cittadini e non è vincolante per il governo. Possiamo lasciare il governo e poi ciascuno può decidere se stare con il Sì o con il No. Possiamo anche uscire dal governo e far sì che l'esecutivo resti comunque fino al referendum. Ci chiamiamo Nuovo centro destra: io resto ancorato con entrambi i piedi nel centrodestra, gli altri non so, magari hanno cambiato idea".




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