Donna Assunta: «Andreotti un perseguitato. Tra lui e mio marito c'era stima reciproca»

06 maggio 2013 ore 16:53, Marta Moriconi
Donna Assunta: «Andreotti un perseguitato. Tra lui e mio marito c'era stima reciproca»
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Nei confronti di Andreotti una vera e propria persecuzione giudiziaria. Io lo incontrai un giorno ad una colazione e devo dire che era molto provato». Così Donna Assunta Almirante, vedova dell’ex segretario Msi, che per il senatore a vita provava una forte stima e un grande rispetto. Sentimenti di un tempo che è stato e che si evincono anche da queste poche parole, raccolte da IntelligoNews: «Una civiltà, un’educazione che quelli di oggi si sognano. Giulio aveva un’intelligenza fuori dal comune». E’ morto Giulio Andreotti. Il suo ricordo. «Mi si è stretto il cuore quando ho acceso la tv e lei ora me lo conferma. Speravo gli stessero dedicando un servizio, non che fosse morto. Per me è stato un uomo straordinario, lo scriva bello chiaro. L’ho conosciuto bene e l’ho incontrato in diverse colazioni. Un uomo di una signorilità e di un’intelligenza fuori dalla norma. Con mio marito aveva un rapporto ottimo». Ha qualche “chicca” da raccontarci a proposito del rapporto di Andreotti con Almirante? «Ho prodotto un docu-film sulla vita di mio marito già tempo fa e il 22 di maggio o il 27 di giugno verrà riproposto.  All’Auditorium facemmo il pienone. Si potranno riascoltare in quell’occasione  le parole che Andreotti ebbe per mio marito. Dice nel filmato che era un oratore straordinario che per 9 ore mantenne l’attenzione di tutta l’Aula del Parlamento. E la stima era reciproca. Oggi rimpiangiamo anche lui. Politici così, senza trascurare la figura di De Gasperi, non si trovano più». Andreotti disse una volta che i voti dati al Msi sarebbero tutti tornati alla Dc. E’ andata così? «No, non sono tornati alla Dc. Mio marito li ha fatti crescere. In questo caso sbagliò la profezia. Ma era molto acuto». Non litigarono mai lui e suo marito? «Erano uomini di una civiltà, di un’educazione che quelli di oggi neanche si sognano. Io per esempio, ho trovato favoloso il fatto che il presidente Napolitano fosse riuscito a combinare la destra e la sinistra. Era l’unico modo per governare oggi. Ma è una politica talmente estemporanea che rovinerà anche quest’occasione». Il nodo degli anni ’70: molto si discute sulla strategia della tensione di allora. Come si comportò Andreotti? «Più di quello che ha fatto, non poteva fare». Insomma lo rimpiange? «Tutti gli uomini della Dc si rimpiangono. Mio marito parlava di De Gasperi come di uomo che con un capottino vecchio andò a chiedere “l’elemosina” agli americani per ricostruire l’Italia. Poi se lo dimenticò pure da qualche parte quel cappottino». Non c’è paragone con oggi… «Facciamo ridere se confrontiamo la politica di allora con quella di Grillo. Parla il Presidente della Repubblica e io, deputato, non mi alzo in piedi ignorando la presenza del Capo dello Stato? Ma stiamo scherzando? Sono degli improvvisati, siamo tutti ormai degli improvvisati e disperati. La crisi ci ha avvilito, ma nessuno propone soluzioni. E’ tutto un essere contro. In Europa poi andrebbe rivisto tutto. Oggi siamo arrivati a spararci perché non produciamo e quindi non lavoriamo e non abbiamo i soldi per pagare le tasse, ma qualcuno deve trovare una soluzione per evitare questi drammi. O no?». Due i processi che coinvolsero Giulio Andreotti. Che lei sappia, lo avevano provato fisicamente? «Si molto. Nei suoi confronti una vera e propria persecuzione. Io lo incontrai un giorno ad una colazione e devo dire che era molto provato. Come era una persecuzione quella a mio marito, indicato come fascista. Al massimo poteva avere dei rimpianti, ma non voleva ricreare il fascismo. Infatti lui diceva sempre di non rinnegare la storia, ma di non rifarlo». L’ultima volta che lo ha visto o sentito? «L’ultimo ricordo che ho è che quando si sentì male dalla Perego, lo volli sentire e lì mi accorsi che  he non stava più tanto bene». Conosce la signora Andreotti? Una coppia senza scandali la loro, d’altri tempi… «La moglie è una grande signora. Una famiglia perbene, sempre per i fatti loro».
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