I preti faziosi non sono una novità. Ma quanto fanno bene alla Chiesa e... a Berlusconi?

06 maggio 2014 ore 9:42, Americo Mascarucci
I preti faziosi non sono una novità. Ma quanto fanno bene alla Chiesa e... a Berlusconi?
Che esistano preti faziosi in Italia non è una novità; si tratta per lo più di sacerdoti che sono soliti confondere la loro missione pastorale con la militanza politica, in una commistione di funzioni e di ruoli che finisce con il far prevalere nettamente l’aspetto ideologico su quello spirituale.
Ci sono preti che hanno costruito la loro fama unicamente sulle polemiche politiche di cui si sono resi protagonisti, polemiche spesso dai toni accesi e fuori le righe (vedi don Paolo Farinella il parroco di San Torpete a Genova). Adesso a salire agli onori della cronaca è don Aldo Antonelli parroco di Antrosano (una frazione del Comune di Avezzano) e responsabile in Abruzzo dell’Associazione Libera di don Luigi Ciotti. Don Antonelli ha scatenato un vespaio di polemiche per aver sottoscritto l’appello della rivista Micromega diretta da Paolo Flores d’Arcais, appello con cui si contesta la decisione dei giudici relativa all’affidamento di Silvio Berlusconi ai servizi sociali e si chiede la revoca del provvedimento, affinché l’ex premier sconti la pena agli arresti domiciliari senza alcuna agibilità politica. Viene da chiedersi in tutta franchezza; era proprio opportuno che don Aldo firmasse l’appello? Sicuramente era suo diritto farlo come cittadino italiano, ma come sacerdote avrebbe dovuto astenersi dall’esercitare un diritto che pone seri interrogativi di carattere etico. Qui non c’entra niente Berlusconi, il problema si sarebbe posto anche se, oggetto della petizione di Micromega, fosse stata qualsiasi altra persona. Come più di qualcuno ha osservato, alla base di ogni petizione pubblica ci dovrebbe sempre essere la difesa di un diritto che si presume calpestato e qui francamente cosa c’è di calpestato se c’è stata una condanna in via definitiva e l’applicazione di una specifica  modalità di esecuzione della pena giuridicamente legittima? Certamente Berlusconi, con i suoi interventi a pioggia su tutte le reti televisive e gli attacchi che continua a rivolgere alla magistratura nonostante una sentenza passata in giudicato, rischia di accrescere i malumori verso una decisione, quella dell’affidamento ai servizi sociali, che secondo una larga fetta di opinione pubblica equivale ad un trattamento di favore, per giunta nel momento stesso in cui gli riconosce, seppur con tutte le limitazioni del caso, l’agibilità politica in campagna elettorale. Ma se la richiesta di una restrizione della libertà personale con annesso divieto assoluto di agibilità, per quanto discutibile, può essere considerata legittima se rivolta da Flores D’Arcais o da altre personalità, giuristi o intellettuali ruotanti nell’orbita di Micromega, appare decisamente inopportuna da parte di un parroco, per giunta responsabile regionale di una realtà importante come l’Associazione Libera. Lo stesso Don Ciotti è intervenuto spesso in maniera molto dura nei confronti di Berlusconi, ma un conto è criticare il leader politico, le sue scelte di governo, i suoi stili di vita e le sue condotte, altra cosa è inneggiare al suo arresto. Anche perché, l’appello di Micromega sembra ispirato a quella cultura dell’antiberlusconismo militante che negli ultimi venti anni si è caratterizzata più per l’odio personale verso l’ex premier piuttosto che per ragioni squisitamente politiche. Ma se odiare Berlusconi può essere consentito a Flores (fu Travaglio a dire che non si poteva negare il diritto delle persone ad odiare), analoga facoltà non dovrebbe essere concessa ad un sacerdote. Un prete non può odiare nessuno o quanto meno non può esternare questo sentimento attraverso manifestazioni rivolte a danneggiare in qualsiasi misura una o più persone. Un prete per sua natura dovrebbe essere misericordioso con tutti, ad iniziare proprio dai nemici, i primi che come ci ricorda Gesù nel Vangelo dovrebbero essere amati molto più degli amici. I sacerdoti sono uomini come tutti gli altri con le loro umane debolezze, i loro sentimenti, ma a differenza delle persone comuni hanno un obbligo in più che è quello di uniformarsi al Vangelo e predicarlo ai fedeli. Come potrebbe don Aldo insegnare agli altri ad amare i propri nemici quando lui è il primo a desiderare il male dei nemici propri? La critica ci può stare tutta (anche autorevoli vescovi sono spesso scesi in campo contro l’ex Cavaliere), ma non la manifestazione ostentata di un’ostilità che sembra fondata su questioni prettamente ideologiche. Don Antonelli ha sbagliato a firmare quell’appello, si sarebbe dovuto astenere dal farlo. Avrebbe evitato inutili polemiche e forse anche minore imbarazzo alla Chiesa e al suo vescovo che si ritrova oggi, suo malgrado, tirato per la giacca a livello nazionale dai politici berlusconiani. Perché poi alla fine sono sempre i vescovi a dover rispondere dei parroci che hanno sotto di loro, anche quando magari tenere a bada certi preti non soltanto è difficile, ma del tutto inutile.
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