Causin (Sc): "Uscire dall'Euro? Salta il Paese. C'è differenza tra malattia e malato"

06 maggio 2014 ore 13:37, Giuseppe Tetto
Causin (Sc): 'Uscire dall'Euro? Salta il Paese. C'è differenza tra malattia e malato'
«La vedo dura che uscendo dall’Euro si possa competere con le altre Nazioni europee. Penso che la vera sfida per l’Europa sia questa: diventare da “confederazione tecnica” di Stati, diversi fra loro, a soggetto politico forte nella scena internazionale». Così Andrea Cusin, parlamentare di Sc, a IntelligoNews risponde virtualmente al prof. “anti-Euro” Antonio M. Rinaldi, sostenitore convinto del ritorno alla Lira. Il prof. Rinaldi sostiene che uscendo dall’Euro il possibile aumento dell’inflazione e del debito pubblico che ne deriverebbe non sarebbe un problema, anzi. Si riacquisterebbero gli strumenti per gestirli e far aumentare la crescita e l’occupazione, come in tutti gli altri Paesi senza euro. Cosa ne pensa? «Penso che sia un inguaribile ottimista. Tutti gli studi che vengono fatti dicono il contrario: l’uscita dall’Euro comporterebbe un incremento dell’inflazione a doppia cifra e una svalutazione del potere d’acquisto del circa il 30%. È chiaro che qualche impresa manifatturiera che fa export potrebbe avere vantaggi con una moneta debole ma non è che per avere esportazioni si può mandare a gambe in aria un Paese e le famiglie italiane. In Italia il 53% della ricchezza prodotta viene divorata dalla macchina dello Stato, la vedo dura che uscendo dall’Euro si possa competere con le altre Nazioni europee. L’uscita dall’Euro conviene a Paesi che hanno riserve valutarie forti, che hanno indebitamento basso e che attraverso politiche di svalutazione monetaria controllata ed evoluta riescono a essere competitivi. Una forza che noi non abbiamo. Si esce quando si è in grado di camminare da soli, non così». C’è chi vuole una riforma dell’Euro per renderlo più a misura delle esigenze degli Stati. Il prof. Rinaldi dice che questo è impossibile perché l’Euro è strettamente legato al modello economico strutturale dell’Europa. L’unica soluzione è tornare alla Lira… «Non è assolutamente vero. La vera questione è che per fare una politica monetaria incisiva serve una politica delle riforme incisiva. La differenza fra noi e gli Stati Uniti è che li c’è un governo federale che ha un costo dello Stato basso che riesce a fare delle politiche di protezionismo, di svalutazione monetaria e di rilancio dell’economia che sono molto efficaci. Cosa che in Europa non avviene perché qui abbiamo 27 diplomazie, 27 idee sulla fiscalità e 27 idee sulla politica interna ed estera. Un Euro efficace per le sorti economiche deve essere guidato da una politica unica. Penso che la vera sfida per l’Europa sia questa: diventare da “confederazione tecnica” di Stati diversi fra loro a soggetto politico forte nella scena internazionale. Ancora tutti i partner commerciali come il Canada o gli Stati Uniti, per citarne alcuni, ancora si relazionano singolarmente con ciascuno degli Stati europei, non concepiscono l’Europa come soggetto politico unico dal punto di vista commerciale. L’inefficienza delle politiche monetarie di questi anni è stato solo il sintomo di questa situazione». Sempre Rinaldi è convito che, comunque andranno le Europee, l’Euro avrà vita breve: entro pochi anni, al 99%,  imploderà per cause di mercato. È d’accordo? «Io mi auguro che stia sbagliando: questo significherebbe che l’Europa non riuscirà a fare fronte alle grandi sfide che l’attendono. E parlo, ad esempio, dell’autosufficienza energetica. Credo che il nuovo Parlamento europeo e la Commissione hanno ben presente che le sfide che abbiamo di fronte vanno rilanciate. La strada è obbligatoria: occorre dare una risposta alla qualità della vita dei cittadini, alla necessita di avere una politica fiscale meno aggressiva di quella che ha investito il Sud Europa e riappropriarsi, come dicevo prima, delle politiche energetiche. Io sono ottimista e penso che ci si riuscirà».
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